
Luglio 2006
Collana Al Buon Corsiero
Formato 16x23
Pagine 416
Prezzo di copertina: € 26,50
Prezzo online € 22,53 (risparmi € 3,98 )
ISBN 88 8103 396 8
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| Riallacciandosi alla lingua espressionistica e aspra dei predicatori dell'Ordine Minore, senza disdegnare la contaminazione con le volgate delle nascenti lingue neoromanze e respingendo anzi le forme "culte" del latino del tempo, il francescano Salimbene de Adam narra con grande realismo la sua epoca in un'opera di grande respiro, che gli è valsa la definizione di «più grande storico italiano del Duecento».
Nella Cronaca non si ritrovano solamente le res gestae di Federico II, di re Enzo e dei suoi gagliardi cavalieri: ma tutto ciò che l'autore ritiene degno di essere registrato. Una historia del XIII secolo, un vivido affresco in cui Salimbene tratteggia volti e colori, genti e luoghi della via Emilia – da Parma a Cremona, da Piacenza a Reggio – nella cornice degli scontri e delle alleanze tra potenti del tempo, delle miserie del popolo e del primo formarsi del ceto borghese.
Una "cronaca vera" e viva del Medioevo padano, dove le piccole storie di vita, guerra, crudeltà, miserie, catastrofi naturali si mescolano a ritratti indimenticabili: il tutto cucinato in una lingua popolare inventata, che ricrea il latino umile e potente di Salimbene.
Salimbene de Adam
Primo grande cronista della via Emilia, nacque a Parma, percorse mezza Europa per incarico dell'ordine francescano e morì nello storico convento matildico di Montefalcone, dove scrisse la sua opera: lo stesso monastero che cinque secoli dopo, divenuto collegio reggiano dell'università estense, ebbe tra gli insegnanti Lazzaro Spallanzani.
Giuseppe Tonna
Parmigiano di Sissa, fu scrittore di racconti e di favole, filologo e traduttore. Le sue versioni affascinano per la libertà con cui inventa impasti linguistici nuovi che fanno della traduzione stessa un'opera d'arte.
Forse sono proprio le traduzioni (la Cronaca di Salimbene e il Baldus di Folengo, insieme al Baldo proposto da Diabasis nel 2004 in una versione successiva rispetto a quella feltrinelliana) il suo capolavoro. |
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Nell'anno 1192 – al tempo dell'imperatore Enrico – ci furono tante piogge con tronate e fulmini e tempesta, come non è ricordo alcuno per i tempi addietro. E cadevano giù dal cielo, insieme alla pioggia, sassi della grossezza di uova, quadrangoli: e guastarono gli alberi e le vigne e le biade e sì uccisero molta gente.
E ancora volavano per l'aria corvi e uccelli innumerabili, con questo tempo: e si recavano nel becco carboni accesi – e ci fu chi li vide – e incendiavano le case.
Sempre nei riguardi della Chiesa romana esercitò Enrico dura tirannia. E quando morì, Innocenzo terzo si oppose vivamente a che fosse eletto suo fratello Filippo e parteggiò per Ottone, figlio del duca di Sassonia.
Ad Aquisgrana lo fece coronare re di Alemagna.
Papa Innocenzo terzo l'era un om prode e forte: e diceva ch'el tenea in mano le due spade, cioè la spirituale e la temporale. E difese Federico fanciulletto, re di Puglia e di Sicilia.
E dapprima consacrò Ottone e poi lo depose per la so' malvagità e tracotanza e fece imperatore il suo pupillo Federico, nomandolo figliolo della Chiesa.
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