
Di
Raimon Panikkar sarebbe forse necessario parlare non tanto del suo pensiero, della sua filosofia, o della sua profezia, ma della sua esperienza di vita.
Quello di cui ha scritto, quello che ha insegnato è l'esperienza che ha realizzato nella sua vita di uomo appartenente alle due culture asiatica ed europea come anche di sacerdote, e di studioso.
E' stata emblematica la espressione detta in un convegno di studiosi della teologia cristiana:
"
Sono partito cristiano, mi sono scoperto hindu e ritorno buddista, senza cessare per questo di essere cristiano".
Questa frase sconvolse le menti delle persone anche più avanzate della ricerca dell'incontro tra religioni, ma questa affermazione è stata la descrizione fedele del suo cammino sia di uomo, che di credente e di prete.
Nel fascicolo per la cerimonia di saluto a Panikkar nel
Monastero di Monserrat, i monaci benedettini hanno messo sulla prima pagina di copertina una scritta:
RAIMON PANIKKAR
Sacerdote secondo il dharma di Melchisedech
della diocesi di Varanasi sul fiume Gange
e sulla quarta pagina di copertina:
Una Croce
"nelle tue mani, Signore affido il mio respiro" (salmo 30)
e il segno dell'
OM
"Tat tvam asi" – "Sii quello che sei" (Ch. Up. VI)
L'uomo dalla conoscenza perfetta di molteplici lingue (scriveva tranquillamente nella lingua che riteneva più adatta all'argomento che doveva trattare), con una conoscenza profonda della filosofia, della scienza (la sua prima laurea è stata svolta in tedesco in Chimica industriale), quindi in filosofia, e teologia: conoscitore dell'antropologia, amante della musica e della poesia, esperto non solo a livello teorico.
Ha vissuto il profondo incontro intereligioso e intrareligioso. A suo parere non è possibile l'incontro tra differenti religioni, se prima non sarà fatto l'incontro tra le diverse posizioni all'interno di ogni religione.
Quest'uomo ha incontrato per anni ogni mese nel suo centro di cultura, "Il Vivarium" gli scienziati, i poeti, gli artisti, i filosofi della Spagna, ma anche di differenti nazioni. Era capace di intrattenere la conversazione su ogni argomento che gli venisse proposto: la sua chiave era la dimensione cosmo-te-andrica, una espressione che lui stesso aveva inventato, che voleva riunire in unità, ma senza confusione, la dimensione spirituale (Dio), la dimensione umana (antropologica) e la dimensione materiale (il cosmo). Ha scritto centinaia di libri e sta uscendo in varie lingue la sua opera omnia in quattordici volumi, quella in lingua italiana editi dalla Jaka Book.
A quest'uomo, che ho avuto la fortuna di incrociare nel mio cammino, e mi è stato maestro e amico, ho potuto stargli vcino pochi giorni prima del suo " ritorno alla sorgente": era divenuto la semplicità personificata, umile, rappacificato, che ripeteva quasi con ammirazione le ultime due parole di ogni mio discorso. Abbiamo condiviso soprattutto il silenzio e quando ci siamo abbracciati per salutarci, mi ha sussurrato all'orecchio: "Come è bello morire nella braccia di un amico".
E' proprio vero:
per Raimon l'amicizia tra persone, tra uomo e donna, tra cielo e terra, tra religioni diverse, all'interno della stessa religione
è il culmine di ogni esperienza che l'umanità possa realizzare.
Grazie Raimon: hai percorso le strade del mondo per poter insegnare che anche ciò che ti poteva apparire un mostro, se l'avvicini ti accorgi che è una persona, e se gli parli scoprirai che è tuo fratello.
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