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LO SCRIGNO DELLE SEQUENZE. LETTERE D'AMORE DAL SECOLO DECIMO
di Bruno Andreolli



Marzo 2005

Collana Il Pomerio
Formato 13x21
Pagine 64
Prezzo di copertina euro 6,50
ISBN 88 8103 336 4

- scheda libro.pdf
Anno 905: Ansfrit, dopo un breve viaggio nel Bolognese, torna a Marzaglia, segnato da una serie di sgradevoli avvenimenti e da un lutto improvviso, ma anche da una felice scoperta: uno scrigno che contiene le commoventi e dolcissime lettere (come quelle di Eloisa ad Abelardo) conservate dalla madre, la contessa Adelburga, e mai spedite.
Lettere non solo d'amore ma capaci di ricreare insieme un Medioevo padano mistico e magico.

Bruno Andreolli, di origini trentine, è docente di Storia medievale all'Università di Bologna. Allievo di Vito Fumagalli, di cui ha ereditato cattedra e stile, si è occupato a lungo di storia delle società
rurali nel Medioevo. Lo scrigno delle sequenze è il suo secondo romanzo.
Del suo primo romanzo si è scritto:
«È un delicato romanzo d'amore e di dottrina...uno scrupoloso saggio di medievistica. Il suo autore, entra nella ristretta pattuglia dei medievisti-romanzieri italiani»
Franco Cardini
«Questa entrata di Andreolli nel romanzo è proprio una bella e gustosa rarità»
M.T. Fumagalli Beonio Brocchieri

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La chiave

In una afosa sera di agosto dell'anno novecentocinque, il giovane Ansfrit tornava a Marzaglia da un breve viaggio fatto nella pianura verso Crevalcore, Persiceto e Bologna.
La contessa Adelburga, ormai avanti negli anni, vedendolo crescere, sosteneva che bisognava prepararsi per l'avvenire del ragazzo; la vecchia corte andava rimessa in funzione, dopo gli anni di crisi e di abbandono che avevano segnato il terribile momento dell'invasione da parte degli Ungari.
Terre da bonificare, coltivazioni da rinnovare, steccati, attrezzi, magazzini da riparare, animali da accudire e allevare, coloni e servi da controllare: il lavoro davvero non mancava.
Secondo chi si intendeva di queste cose, il modello da prendere in considerazione erano le proprietà del monastero di Nonantola, che proprio in quegli anni difficili era riuscito a risalire la china, risanando aziende e creandone perfino di nuove.
La rapidità con cui, dopo l'attacco degli Ungari, erano stati ricostruiti, in pochi anni, chiesa e monastero avevano stupito tutti e lo stesso papa Sergio si era affrettato a inviare a San Silvestro una bolla, con la quale raccomandava che gli edifici fossero benedetti e consacrati al più presto, affidandone l'incarico a ben tre vescovi: Giovanni di Pavia, Guido di Piacenza, Elbunco di Parma.
Piove sempre sul bagnato, avrebbero commentato i contadini della zona e forse anche di altre.
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