
Settembre 2006
Collana Etica Giuridica Politica
Formato 13x21
Pagine 224
Prezzo di copertina euro 14,00
ISBN 88 8103 442 5
- Scheda Libro.pdf | L'interdipendenza, il bisogno di cura, è un elemento costitutivo dell'esistenza umana.
Stupisce dunque che la cura non sia una categoria centrale della teoria morale e politica contemporanea. Il libro di Joan Tronto – esperta internazionalmente riconosciuta di studi di genere e teoria femminista – rappresenta un originale tentativo di richiamare l'attenzione pubblica sulla rilevanza della cura e la condizione di chi tradizionalmente se ne occupa: le donne e gli appartenenti a gruppi socialmente emarginati. Dopo aver offerto una ricostruzione storico-culturale del processo che ha portato all'esclusione della cura dalla sfera pubblica e alla segregazione delle donne nella sfera privata con l'emergere, nel '700, d'un insieme di confini morali che escludono dalla considerazione politica l'attenzione alla fragilità dell'esistenza umana, Tronto passa a una valutazione della società contemporanea, a suo parere colpevole di una ripartizione asimmetrica degli oneri di cura, che asserve il lavoro di alcune persone – in genere le donne e le minoranze – al soddisfacimento dei bisogni altrui.
L'autrice s'oppone all'idea tipica del cosiddetto femminismo culturale che la cura sia espressione d'una
moralità essenzialmente femminile. Al contrario, una società democratica, che voglia trattare ogni persona
con eguale considerazione e rispetto, deve porre un'etica della cura al centro della teoria e dell'azione politica.
L'autrice
Joan Tronto, studiosa di fama internazionale, si occupa di genere, teoria femminista e storia del pensiero
politico. Insegna Political Science all'Hunter College, CUNY, di New York.
La curatrice
Alessandra Facchi insegna Teoria generale del diritto e Storia delle teorie sui diritti soggettivi all'Università degli Studi di Milano. Si occupa di femminismo, multiculturalismo e diritti. |
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Prefazione
Da americana cresciuta mentre gli Stati Uniti erano impegnati in guerra nel Sud-Est asiatico, mi sono a lungo domandata come i miei concittadini potessero affrontare con acquiescenza questioni di profonda ingiustizia a livello globale e all'interno del proprio paese. In una società strutturata da razzismo e sessismo, dove la dignità dei lavoratori e della gente comune è rispettata solo a parole, ho posto fine alla mia stessa passività impegnandomi attivamente nel movimento femminista. Per me il femminismo incarnava un interesse particolare per la giustizia e attribuiva valore alle vite ordinarie di donne, bambini e uomini di ogni razza, religione ed etnia.
Ho scelto di diventare una teorica politica perché pensavo che ciò mi avrebbe aiutato a capire il mondo. Data l'urgenza di comprendere che mi ha spinto allo studio della politica, sono spesso delusa da come la "teoria" diventi inutile e irrilevante per chi vive fuori dell'accademia. In questo libro scrivo ovviamente da teorica politica per altri accademici, ma spero anche di scrivere per le donne e gli uomini che stanno cercando un altro modo di comprendere e di agire contro le persistenti ingiustizie del nostro mondo.
In un certo senso, il movimento femminista è parte dell'onda globale di movimenti per la liberazione che ha segnato la seconda metà del ventesimo secolo. I teorici di questi movimenti hanno spesso fondato le loro rivendicazioni di giustizia su teorie sociali preesistenti. Le teoriche femministe non sono le sole ad avvertire che i vecchi paradigmi non possono descrivere adeguatamente le realtà esistenti che richiedono una trasformazione. La maggior parte di noi - che abbiamo dedicato tempo a riflettere su queste questioni - sarebbe concorde nel ritenere necessario un mutamento nel nostro modo di vedere, che ci consenta di percepire il mondo in modo differente. Pur non offrendo un'alternativa completa in questo libro, la mia speranza è di fornire un rapido sguardo su un mondo diverso, che attribuisca valore quale premessa dell'esistenza umana all'attività quotidiana delle persone che si occupano della cura l'una dell'altra.
Ho usato la metafora dei confini deliberatamente. Richiamare l'attenzione sui confini morali solleva due insiemi di questioni, che danno forma a quanto cerco di fare in questo libro. La prima questione è strategica: osservando i confini, ci accorgiamo di ciò che includono e di ciò che escludono. Cosa dovremmo fare, se volessimo cambiare ciò che essi includono o escludono? La seconda questione concerne il nostro modo di vedere: quale visione alternativa dà forma alla nostra concezione di ciò che la vita morale dovrebbe essere? La mia risposta a questa domanda è semplice: la nostra concezione della vita morale dovrebbe fornirci un modo di rispettare e trattare giustamente gli altri. Per farlo, dobbiamo attribuire valore a ciò che la maggior parte delle persone fa nel corso della propria vita: si occupa della cura di sé, degli altri e del mondo.