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ALLA FINE DEL VIAGGIO
Luisa Rossi e Davide Papotti



Ottobre 2006

Collana Passages
Formato 16x23
Pagine 360
Illustrazioni 30 in b/n
Prezzo di copertina euro 25,00
ISBN 88 8103 414 X

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Alla fine del viaggio ci possono essere molte cose: altri viaggi, ma anche diari, trattati, lettere e cartoline agli amici (reali o inventati). Il viaggio può quindi essere studiato su un doppio binario, sia in rapporto ai luoghi visitati, sia in rapporto alla rielaborazione scritta di quanto è stato visto e vissuto. Chi si occupa di letteratura di viaggio si trova così doppiamente affascinato, dalla letteratura e dalla geografia.
I saggi raccolti, tutti di grandi studiosi di geografia, viaggio e paesaggio, letteratura e antropologia, organizzati in tre parti – La mente del viaggiatore, Grand Tour e dintorni, Grands voyages – vogliono sottolineare il valore interpretativo e documentario del resoconto di viaggio, in una prospettiva dinamica, attraverso un approccio volutamente interdisciplinare.

Gli autori:
Ilaria Caraci, Giuseppe Papagno, Massimo Quaini, Eugenio Turri, Francesco Surdich, Nadia Fusco e Claudio Cerreti, Pier Giovanni Genovesi, Patrizia Licini, Ernesto Mazzetti, Simonetta Conti, Leonardo Rombai, Daniela Galassi, Roberta Cevasco, Franca Miani, Maria Enrica d'Agostini, Luisa Rossi, Graziella Galliano, Carminella Biondi, Mario Tesini, Andrea Miroglio, Gilles Bertrand.

I curatori:
Luisa Rossi insegna Geografia e Storia della geografia e delle esplorazioni all'Università di Parma. Si occupa anche di questioni ambientali, paesaggio e storia del territorio toscano e ligure. Per Diabasis ha pubblicato lo scorso anno L'altra mappa. Esploratrici viaggiatrici geografe.
Davide Papotti è dottore di ricerca in Geografia presso l'Università di Parma. Ha pubblicato Geografie della scrittura. Paesaggi letterari del Medio Po, 1996.


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Presentazione
Ilaria Caraci*


Questo colloquio nasce dalla passione e dalla buona volontà di un gruppo di colleghi, e dall'entusiasmo e dalla costanza di Luisa Rossi. Credo però che, più a monte, trovi le sue origini in un impegno di studio maturato nell'ambito del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici, da quando, nel 1997, nella collana di «Geotema» apparve un numero dedicato a Il viaggio come fonte di conoscenze geografiche,
frutto della collaborazione di sedici geografi, quasi tutti soci di quel Centro. Sono perciò particolarmente felice di portare il saluto del CISGE a tutti coloro che prenderanno parte ai lavori di queste due giornate. L'interesse per il viaggio e per la letteratura di viaggio non sono esclusivi dei geografi, come mostra il fatto che accanto a nove dei sedici colleghi che parteciparono alla realizzazione di quel numero monografico di «Geotema» sono qui, oltre ad altri geografi più giovani, anche studiosi di diverse altre discipline, per un totale di una ventina di interventi programmati. Parlo qui del viaggio reale, non dei mille tipi di viaggio metaforico, che certamente coinvolgono un numero ancora maggiore di saperi disciplinari. Ma anche nella prospettiva più circoscritta dello studio del viaggio reale, le possibilità di approccio pluridisciplinare restano molteplici. In concreto però, viaggi e letteratura di viaggio alimentano soprattutto due filoni di ricerca. Quello relativo alle forme della letteratura di viaggio e quello relativo ai suoi contenuti.
Considerata per molto tempo come letteratura minore e rivalutata soltanto da pochi decenni, la letteratura di viaggio si presenta in forme molto diverse. Essa varia infatti non solo in relazione al tipo di viaggio (per mare o per terra, su lunghe o brevi distanze, viaggi esplorativi o di conquista territoriale, ecc.), ma anche ai modelli letterari che di volta in volta vengono utilizzati. La individuazione dei generi della letteratura di viaggio ha impegnato e continua a impegnare molti studiosi, soprattutto storici e letterati. Personalmente credo che, come tutti i tentativi di sistematizzazione dei saperi, anche questo risponda a una necessità logica dei ricercatori, più che a una reale esigenza scientifica, e che si debba perciò cercare di superarlo in una prospettiva dinamica, tenendo conto cioè che tra le diverse forme in cui possono presentarsi i resoconti scritti esistono precisi rapporti genetici.
Già in altra occasione ho avuto modo di osservare che queste diverse forme possono essere viste come un insieme dinamico, al cui centro si colloca quello che possiamo definire il resoconto del viaggio in senso stretto. Questo, nella forma scritta più semplice, si presenta come lettera-relazione, generalmente compilata durante il viaggio o poco dopo il ritorno e quindi ricca di impressioni più che di riflessioni. In stretto rapporto con la relazione, della quale sono talvolta l'antecedente o l'espressione più elementare, sono l'itinerario e il diario. Tutti gli altri generi possono essere considerati derivati dalla relazione attraverso una rielaborazione più o meno ampia, ad opera dell'autore o di un'altra persona. L'intervento del rielaboratore è infatti ciò che determina il tipo di prodotto successivo. Vi può essere un redattore che si limita a raccogliere diverse relazioni di viaggio, operando su di esse solo lievi modifiche (in genere solo linguistiche o redazionali), e in tal caso il prodotto finale è una raccolta o collezione di viaggi. Oppure la relazione può essere sottoposta a una rielaborazione più profonda e sistematica, da parte di uno storico, narratore o cronista, dando origine alle cronache o ai resoconti di tipo storico; da parte di un geografo, generando descrizioni di taglio più propriamente geografico; da uno scrittore o un poeta, originando opere letterarie di vario tipo, e infine dalla cosiddetta "accademia", originando veri e propri trattati scientifici.

* Università degli Studi Roma Tre
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