
Ottobre 2005
Collana Emilia suite
Formato 13x21
Pagine 256
Prezzo di copertina euro 10,50
ISBN 88 8103 058 6
| Dodici brevi storie di delitti dalla preistoria fino al XIX secolo, perché – come sostiene l'autrice – «il delitto esiste da quando esiste l'uomo» e fin dagli «albori della storia esistevano i criminali, cioè coloro che violavano scientemente le regole della comunità, così come esisteva qualcuno più pronto degli altri nel notare gli indizi, percepire le tracce, raccogliere le prove di un delitto».
Un viaggio avvincente nell'Emilia antica per esplorare non solo le immutabili e intricate passioni umane, ma anche l'evoluzione di luoghi, usi e costumi nei secoli.
Un libro appassionante sia per i numerosi colpi di scena che per le ricche ricostruzioni d'ambiente e le accurate caratterizzazioni dei personaggi.
Danila Comastri Montanari (Bologna 1948) ex insegnante e grande viaggiatrice, dal 1990 si è dedicata a tempo pieno al giallo storico, soprattutto di ambiente latino, daando alle stampe sedici polizieschi d'epoca.
Della serie "Publio Aurelio, un ivestigatore nell'antica Roma", pubblicata dalla Hobby & Work, sono usciti finora: Mors tua (Premio Tedeschi 1990), In corpore sano, Cave canem, Morituri te salutant!, Parce sepulto, Cui prodest?, Spes ultima dea, Scelera, Gallia est, Saturnalia, Ars moriendi, Olympia e Tenebrae.
Ha scritto inoltre un thriller ottocentesco La campana dell'arciprete, edito da Garzanti, e le antologie di racconti Ricette per un delitto e Investigazione a delinquere (Todaro). Per Diabasis ha pubblicato Il panno di mastro Gervaso, un giallo storico ambientato nella Bologna della Repubblica Cisalpina. |
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Il delitto esiste da quando esiste l'uomo. Non è strano dunque iniziare una storia di delitti dai tempi antichissimi in cui i primi uomini cominciarono a lavorare assieme, a conoscersi, amarsi, e ovviamente anche ad odiarsi. Le foreste del nostro Appennino erano a quei tempi abitate da minuscole comunità, che vivevano di caccia e di raccolta in piccoli insediamenti di cui paleontologi ed archeologi hanno trovato ovunque ampie tracce: le grotte, le caverne, i greti dei torrenti restituiscono ancora, a distanza di millenni, ossa, punte di frecce, pietre scheggiate e altre preziose testimonianze sulla vita ardua e precaria dei nostri antichi antenati.
Anche allora, agli albori della storia, esistevano i criminali – cioè coloro che violavano scientemente le regole della comunità – così come c'era di certo qualcuno più pronto degli altri nel notare gli indizi, percepire le tracce, raccogliere le prove di un delitto.
Ma mentre per l'uomo moderno i sensi più utili a comprendere la realtà sono la vista e l'udito, quando i nostri lontani progenitori vivevano ancora in stretta simbiosi con la natura, l'odorato ricopriva un ruolo altrettanto importante. È legittimo presumere quindi che il primo investigatore della storia fosse, oltre che un Homo sapiens, anche un Homo olfaciens dalle narici straordinariamente sensibili, dotato – in senso strettamente letterale – di un fiuto eccezionale… |