
Novembre 2004
Collana Poesia
Formato 13x21
Pagine 232
Prezzo di copertina euro 19,00
ISBN 88 8103 349 6 | Italo Podestà restava in disparte dal convito poetico di Bertolucci e Artoni. Lo ricordo negli anni 1945/1952 delle speranze e dei disegni di vita con un suo mito biografico inesploso, ancora con le parole generiche del classicismo tradizionale come in un vestito stretto e assurdo ma già con lo sguardo all'altra riva, a quel Caronte della nostra poesia che era ed è Ungaretti. Così Oreste Macrì ricordava il poeta parmigiano autore delle raccolte Caro ombra mio vero (1951) e I morti (1958) entrambe edite da Guanda. In Lumen de lumine Podestà ha dato, per l'ultima volta, una forma e un volto al suo dolore, il dolore di tutti: quello che marca l'incommensurabile distanza che ci separa dai nostri cari. Madri, padri, figli e figlie sono i destinatari di un planctus che non è mai grido di dolore ma quieta preghiera, conforto, una meditatio mortis in versi scarni, essenziali, come la definì Attilio Bertolucci.
Di Italo Podestà, poeta parmigiano della metà del secolo scorso Guanda ha pubblicato le raccolte Caro ombra mio vero (1951) e I morti (1958). |
Sulla traccia del sacro
Il detto del poeta - che si invera
splendidamente nel libro dei Salmi
cui fu musa lo Spirito Santo -.
porta ad innalzare la poesia
al di sopra delle arti liberali
(contro la valutazione scalare
scolastica, dove la poesia
è "scienza infima") e aiuta a rilevare
che il discorso con un senso recondito
proprio dei testi sacri, o allegoria,
non è che quell'esprimersi attraverso
forme poetiche, di cui sempre
si serve la scrittura. E' inevitabile
che poi la docta pietas finisca
per chiudere il circuito: non solo
la poesia è teologia
ma la teologia è poesia.
Mentre per Holderlin "abita l'uomo
poeticamente su questa terra"
l'afflato divino del poetare
dura nei secoli: per il Boccaccio
Dante "è da chiamar teologo sacro".
La verità ha un velame immaginifico:
per il Mussato la poesia nasconde
in sé una gloria eterna. ma pur quando
per Rilke l'essere è il "puro e semplice
rischio, che arrischia noi: gli uomini" e sono
la medesima cosa vita e rischio,
anzi talvolta l'uomo è più arrischiante
della "vita stessa" (...)