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I BENEDETTINI A REGGIO EMILIA
Bruno Adorni Elio Monducci



Giugno 2002

Collana L'Archimetro
Due volumi in cofanetto non vendibili separatamente
Formato 24x26
Pagine 224 ciascuno
Illustrazioni 290 in b/n e a colori
15 mappe in b/n e a colori
Prezzo di copertina euro 77,47
ISBN 88 8103 350 X

- Scheda libro.pdf
L'opera prende in esame il complesso architettonico dei chiostri e della chiesa di S.Pietro, attualmente oggetto di attenzione anche del Ministero dei Beni Culturali, che ne ha disposto il restauro con un intervento di grandi proporzioni. Si tratta di un'opera architettonica di notevole interesse che ha richiamato considerevoli attenzioni anche in passato, come attesta la ponderosa mole di documenti inediti (oltre 900) rinvenuti e qui trascritti. Costruito all'interno della città, dopo l'abbattimento della torre del monastero benedettino di S. Prospero fuori le mura per ragioni militari, questo manufatto è costituito dalla chiesa e da due chiostri. Il chiostro piccolo, opera di Bartolomeo Spani, rappresenta il meglio del reggiano Rinascimento, il chiostro grande di Giulio Romano raggiunge un risultato clamoroso per la complessa struttura che ribalta la tradizionale concezione del chiostro. La chiesa di Giulio della Torre, oltre ad avere ospitato tele di Palma il Giovane e del Guercino, oggi disperse o trasmigrate altrove, presenta delle pale d'altare di prestigio, come quelle del bolognese Alessandro Tiarini. Opere tutte che è possibile ammirare in questo volume attraverso un ricchissimo apparato iconografico a colori.

I curatori

Bruno Adorni, professore ordinario di Storia dell'architettura presso l'Università di Parma, ha insegnato presso il Politecnico di Milano dal 1974 al 1998. Allievo e collaboratore di Paolo Portoghesi, Eugenio Battisti e Manfredo Tafuri, ha contribuito a fondare, essendone poi segretario, il Centro internazionale e interdisciplinare di Studi "Europa delle Corti". Si occupa soprattutto di architettura del Cinquecento in alta Italia. Ha pubblicato: L'architettura farnesiana a Parma 1545-1630, Parma 1974; L'architettura farnesiana a Piacenza 1545-1600, Parma 1982; Santa Maria della Steccata a Parma (a cura di), Parma 1982; Alessio Tramello, Milano 1998.

Elio Monducci, si dedica da lungo tempo a fruttuose ricerche d'archivio riguardanti la storia dell'arte. Numerosi sono i libri pubblicati, alcuni dei quali in collaborazione. Si ricordano in particolare: Il chiostro piccolo del Monastero di San Pietro, 1969; Regesto di Bartolomeo Spani, 1971; Le pitture di San Giovanni Evangelista, 1978; Il Duomo di Reggio Emilia, 1984; Gli affreschi di Camillo Procaccini e Bernardo Campi in San Prospero di Reggio Emilia, 1986; Lelio Orsi, 1987; Prospero Sogari Spani Clemente, scultore reggiano, rgistri e documenti, 1990; Il tempio della Madonna della Ghiara a Reggio Emilia nei documenti d'archivio, 1998.Ha pure al suo attivo l'organizzazione di diverse mostre, di cui ha curato il catalogo e l'ordinamento scientifico.










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Introduzione

Probabilmente da tempo, probabilmente dall'adesione alla Congregazione di Santa Giustina di Padova nel 1487, deve essere serpeggiata nei benedettini di Reggio, ivi presenti all'incirca dall'anno 1000, la volontà di costruire un nuovo monastero o almeno una nuova chiesa, come è avvenuto in molti altri casi anche emiliani: San Sisto a Piacenza (1499), San Giovanni Ebangelista a Parma (1490), San Pietro a Modena (1476 e primi Cinquecento), e, per star vicini, San Benedetto Po (1510 ca; poi 1540 ca). L'iniziativa del duca Alfonso I d'Este di abbattere nel 1510 la torre del monastero benedettino di San Prospero posto fuori le mura della città per ragioni militari, una sorta di anticipo della "tagliata" attorno alle mura poi realizzata nel 1551 sotto Terzo de' Terzi, fece maturare ai benedettini di Reggio la decisione di entrare col monastero dentro alla città per evitare finalmente le scorrerie e i saccheggi che da tempo li molestavano. Ultimamente per via delle <<horrende guerre d'Italia>> causa di un continuo via vai di truppe straniere anche attorno Reggio e di sortite esterne delle fazioni reggiane. Spiace che l'abate Camillo Affarosi, storico settecentesco del monastero reggiano, non si sia preoccupato troppo di chiarire <<se e fino a che punto l'Abbazia fosse stata un centro di cultura, religiosa e laica>>, come lamenta Odoardo Rombaldi. Avrebbe potuto aiutare di più anche noi a definire il rapporto sul piano culturale colla città di Reggio, e con gli altri monasteri benedettini vicini, soprattutto quello così vivace di San Benedetto Po, centro e crocevia degli aspetti più profondi e rischiosi dell'evangelismo nella prima metà del Cinquecento.


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