
Marzo 2005
Collana Al Buon Corsiero
Formato 13x21
Pagine 160
Prezzo di copertina euro 13,00
ISBN 88 8103 244 0
Rassegna Stampa
- Famiglia Cristiana.pdf
- Generoso Picone-Il Mattino.pdf
- R.Martina-RdC.pdf
- M.S.Palieri-l'Unità.pdf
- scheda libro.pdf | Valeria, donna non più giovane, vive da sola in una casa appartenuta alla nonna, in un paese dell'Alta Irpinia, un luogo ormai disabitato, dove resistono eroicamente pochi mestieri e un sogno: che il vento entri nelle case e scompigli l'ordine dell'addio.
Il cuore del racconto è il non dimenticare, sullo sfondo di temi impegnati e particolarmente cari all'autrice come la difesa dell'"anima" dei luoghi, il senso dell'abitare, la polemica contro la speculazione edilizia, l'amicizia e la solidarietà femminili, la riflessione sul dolore del corpo e della mente, sull'essere fuori misura, Emilia Bersabea Cirillo ha costruito un indimenticabile ritratto di donna.
Emilia Bersabea Cirillo, architetto, vive e lavora ad Avellino. Ha pubblicato la raccolta di racconti Fragole (Napoli, 1996) e Il pane e l'argilla. Viaggio in Irpinia (Napoli, 1999).
Con Diabasis ha pubblicato la raccolta di racconti Fuori misura, con cui è giunta finalista al Premio Chiara nel 2002, mentre con uno dei racconti inseriti nella raccolta, Il sapore dei corpi, si era aggiudicata tre anni prima il Premio Arturo Loria per il miglior racconto inedito.
Con il racconto Il violino di Sena, pubblicato nell'antologia Gli esiliati (Napoli, 2002) ha vinto il Premio Internazionale di Narrativa Lo Stellato. Un suo racconto, Angels, è confluito nell'antologia After the War. A Collection of Short Fiction by Post-War Italian Women, N. Y. 2004. |
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Valeria si alzò presto. Entrò in cucina e non accese la luce. Poggiò il bollitore di alluminio sul fornello, prese una tazza dallo scolapiatti, vi versò due cucchiaiate di orzo liofilizzato e di miele. Si mosse a tentoni, nel cono d'ombra del fuoco. Aveva freddo, al mattino, solo con la camicia di lino bianco. Camicie così preziose non se ne facevano più: ricamata sullo sprone e sui polsi a piccoli fiori intagliati. Ne aveva trovate una mezza dozzina nella cassa del corredo di sua nonna, ancora avvolte nella carta velina. Una dopo l'altra le aveva indossate, tutta l'estate.
Il fruscio dei rami del susino sui vetri la fece sobbalzare. Era così ogni mattino: il fruscio del susino e il buio della stanza.
Il giardino andava curato di più, pensò Valeria, in un proposito di buona volontà. Bisognava tagliare il prato, pulire la vasca dei pesci, potare le siepi. E innaffiare, prima che diventasse deserto.
Il bollitore fischiò. Valeria spense il gas e versò lentamente l'acqua calda nella tazza, badando che l'orzo e il miele si sciogliessero.
«Al mattino ci vuole qualcosa di caldo.»
Chi lo diceva? La madre, forse, che metteva regola a tutte le ore. O Martina che voleva inutilmente fare le sue veci. In ogni caso era vero.
Aprì la portafinestra. Sulla soglia bevve un sorso di orzo. Era venuto come piaceva a lei: denso e dolcissimo. |