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LA DEVOZIONE ALLA CROCE
di Albert Camus



Settembre 2005

Collana Scritture
Formato 13x21
Pagine 144
Prezzo di copertina euro 12,50
ISBN 88 8103 206 6

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14 giugno 1953. Nel castello d'Angers, Camus mette in scena l'adattamento della Devozione alla croce di Pedro Calderón de la Barca. La pièce trova con la versione di Camus una consacrazione nella contemporaneità.
«Lo stravagante capolavoro» di «uno dei più grandi geni drammatici che la Spagna abbia mai generato» innalza – quale emblema paradossale e violento – una croce che imperscrutabilmente salva o danna. Il «tutto è grazia» che investe gli eroi di Calderón ha il volto di un Dio misterioso: «Angelo cattivo precipitato dal cielo, mi addentro cieco in questa notte profonda. Ma non ho più la speranza di tornare indietro e non mi pentirò…», dice la protagonista.
Camus coglie infallibilmente l'ambiguità di un testo che trasforma la grazia in paradosso violento.
Pubblicato in Francia da Gallimard, l'adattamento di Camus, come il precedente Metafisica cristiana e neoplatonismo, è inedito in Italia.

Albert Camus, nato nel 1913 da famiglia francese residente in Algeria, nel 1942 pubblica con successo Lo straniero e Il mito di Sisifo; un anno dopo, in Francia, partecipa alla Resistenza come esponente di Combat, il movimento che darà il nome alla rivista per cui Camus lavorerà, dopo la Liberazione, per tre anni. Nel 1947 pubblica La peste e drammi teatrali, adattamenti di testi nazionali e stranieri, saggi. Nel 1957 gli viene conferito il Premio Nobel per la Letteratura.

Lorenzo Chiuchiù (Perugia, 1973) collabora con la cattedra di estetica di Perugia e lavora all'Accademia Lingua Italiana di Assisi. Fra i suoi lavori: La libertà e la sconfitta. Un dialogo fra Luigi Pareyson e Sergio Quinzio (in Il messia povero: nichilismo e salvezza in Sergio Quinzio, Roma 2004). Ha tradotto Icarus in Assisi del poeta americano Murray Bodo (Assisi 2001). È redattore di «Davar». Per Diabasis ha curato, sempre di Camus, Metafisica cristiana e neoplatonismo (Reggio Emilia 2004).







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Prefazione

A Marcel Herrand

La devozione alla croce, tradotta svariate volte, non aveva bisogno di questa nuova versione per essere rivelata al lettore francese.
Ma Marcel Herrand, sedotto da questo stravagante capolavoro, ha scelto di darne quest'anno tre rappresentazioni in occasione del festival d'arte drammatica che ha organizzato nella corte del castello di Angers. Per l'occasione desiderava un testo che, pur sforzandosi di restare fedele alla lettera e al tono dell'originale, potesse tuttavia essere proferito e declamato agevolmente. Scritto su sua richiesta, la presente versione, senza poter rispondere veramente a questa esigenza ideale, vi tende il più possibile. Non si tratta di un adattamento e raccoglie tutto il dialogato di Calderón. Intende soprattutto fornire un testo di rappresentazione, scritto per attori. In altre parole, cerca di far rivivere uno spettacolo, di ritrovare il movimento di ciò che è stato all'inizio una pièce recitata davanti ad un pubblico popolare, una sorta di melodramma religioso, a metà strada tra i misteri1 e il dramma romantico. Siamo stati aiutati dall'audacia di pensiero e d'espressione di uno dei più grandi geni drammatici che la Spagna abbia mai generato. La grazia che trasfigura i peggiori criminali, la salvezza suscitata dalla dismisura del male sono per noi, credenti o non credenti, dei temi familiari. Ma, più di tre secoli prima di Bernanos, Calderón pronunciò e illustrò in modo provocatorio, ne La devozione, il "tutto è grazia" che tenta di rispondere nella coscienza moderna al "nulla è giusto" dei non credenti. In questa occasione ci si riterrà soddisfatti se questa nuova versione potrà mettere l'accento sulla giovinezza e sull'attualità del teatro spagnolo.
Albert Camus




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