
Febbraio 2004
Collana I Ricercari
Formato 16x23
Pagine 288
Illustrazioni 23 in b/n e a colori
Prezzo di copertina € 24,00
Prezzo online € 14,40
ISBN 88 8103 266 X
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- scheda libro.pdf | Altrove fornisce un'affascinante introduzione alla storia come esplorazione e viaggio nel "diverso" spazio-temporale. Andare "altrove" significa compiere dei "salti" spaziali e temporali con i quali ciascuno confronta la propria identità con quelle altrui, che sono appunto connesse con uno spazio specifico, abitato e utilizzato in altro modo.
E' stata l'avventura degli europei, quando sono usciti dal proprio habitat per incontrare altri "mondi", in Africa, in India e nelle Americhe. Il libro traccia il profilo di questi primi contatti, con le conseguenze intervenute nei rapporti reciproci.
Andare "altrove" è anche il modo normale di viaggiare dello storico, che compie salti spazio-temporali ogni volta che si accinge ad entrare "altrove", per dare corpo a uomini e spazio del passato. Viaggio mentale, questa volta, e non fisico, in un libro che, partendo dalla prima circumnavigazione dell'Africa e passando per i contatti con africani, indios e pellerossa, approda ai problemi connessi con il "viaggio dello Storico" che, nelle sue peregrinazioni spazio-temporali, viaggia sempre in un "altrove".
Giuseppe Papagno è docente di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere dell'Università di Parma.
Ha svolto ricerche sulla politica portoghese, sull'espansione coloniale e sulla formazione dello stato in età moderna (Colonialismo e feudalesimo; I portoghesi d'oro, 2 voll.). Ha partecipato con saggi alla Storia d'Italia (L'agricoltura veneta) e agli Annali Einaudi (I feudalesimi: la ricchezza e il potere politico) e ha steso alcune voci nell'Enciclpedia Einaudi, della cui opera è stato consulente editoriale per tutto l'arco della pubblicazione, al fianco di Ruggiero Romano. Per Diabasis ha pubblicato, nel 2000, il volume Un modello per la storia. Materiale, attività, funzione. |
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Introduzione
Por mares nunca dantes navegados
Così recitava l'impresa di Enrico il Navigatore, l'Infante portoghese che tra il 1440 e il 1460, quando morì, promosse viaggi di esplorazione lungo le cose dell'Africa Occidentale a sud del Marocco attuale. Andare "altrove", là dove nessun europeo era stato, fu il sogno di Enrico che, però, da uomo pratico pensava e sperava che questo "altrove" avrebbe soddisfatto le sue esigenze economiche, che erano ingenti, poiché, come i suoi fratelli, doveva mantenere una numerosa corte personale.
All'inizio delle esplorazioni geografiche, dunque, ambizioni di compiere imprese notevoli e nobilitanti, interesse di natura economica e, non ultimo, curiosità del nuovo mai visto si intrecciarono in quei personaggi che o promossero le navigazioni (come Enrico) o le compirono di persona, uscendo con coraggio dai porti atlantici e nevigando nell'oceano Atlantico, in quello Indiano e nel vasto oceano Pacifico, come Colombo, Vasco da Gama, Magellano e con loro molti altri.
L'apertura del mondo, da un lato, ampliò le conoscenze degli europei in ambito geografico e umano, nella botanica e nel regno animale, ma, dall'altro, sconvolse anche molte convinzioni da lungo tempo radicate. L'incontro, ma anche lo scontro, con terre e paesi, uomini e società, climi e vegetazione, tutti in gran parte nuovi, mise in crisi molti modelli mentali degli europei, alcune dei quali furono ridimensionati o profondamente alterati. Al fondo, questi nuovi approcci al resto del mondo fino ad allora largamente escluso dai contatti diretti e dalle conoscenze effettive acquisite sul campo tramite l'esperienza diretta, crearono nell'insieme un sistema nuovo e assai più complesso, che dura da allora e lambisce ancora le nostre età.
Per quanto, infatti, vi fossero distinzioni, anche marcate nel Vecchio Continente, la vita dei paesi europei dell'epoca si effettuava entro spazi reciprocamente riconoscibili e in ritmi temporali abbastanza sincroni. Le differenze esistevano, certo, ma sia la comune matrice cristiana, sia i contatti reciproci interni (Roma, Santiago) e gli scambi dei clerici vagantes, sia, non ultimo, l'abitudine ormai inveterata a scontrarsi sui campi di battaglia tra "uguali", questi ed altri erano tutti elementi che non creavano barreiere di alterità tra gli uni e gli altri e permettevano ad un territorio e alla sua gente di passare - per conquista, eredità o matrimonio - da una dominazione all'altra, senza con ciò provocare delle sollevazioni. |