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IL PATTO. UN THRILLER TEOLOGICO
di Edmondo Lupieri e Linda Foster



Marzo 2005

Collana Emilia Suite
Formato 13x21
Pagine 304
Prezzo di copertina euro 13,50
ISBN 88 8103 243 0

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Gabriele Palladino è un giovane ricercatore impiegato presso la californiana Biogas, un'azienda all'avanguardia negli esperimenti di ingegneria genetica, presso cui ha inventato Interceptor, primo clone pseudo umano, completamente privo di materia cerebrale. Una scoperta che gli procura guai: il suo direttore, Toeger, un arrampicatore sociale senza scrupoli, comunica alla stampa la paternità del brevetto. Poi scorre on line il saldo del proprio conto bancario e scopre che è sorprendentemente lievitato, a sua insaputa. Dietro alla figura del munifico donatore si nasconde un uomo che gli propone di seguire un incarico straordinario, "divino": clonare Gesù a partire dalle tracce di sangue depositate su un filo strappato alla Sacra Sindone, con l'obiettivo di far rinascere un uomo capace di "grandi ideali", in grado di migliorare la condizione umana. Il libro, condotto sui registri dell'ironico e del grottesco, apre un fantascientifico scenario sugli imprevedibili rischi a cui può condurre la manipolazione genetica.

Linda Foster, nata a Los Angeles nel 1955, è laureata in lingue all'Università Statale di San Francisco. Friulana d'adozione, vive attualmente ad Udine con il marito Edmondo Lupieri, con cui ha già scritto Nel segno del sangue (2002).
Edmondo Lupieri, è nato a Torino nel 1950, e insegna Storia del cristianesimo e delle chiese presso l'Università di Udine, dove vive con Linda Foster. Fra le pubblicazioni scientifiche ha al suo attivo Giovanni e Gesù. Storia di un antagonismo (Milano 1991) e Gesù Cristo e gli altri dei. Diffusione e modificazione del cristianesimo nei paesi extraeuropei (Milano 1994). Nella collana "Scrittori Greci e Latini" della Fondazione Valla ha curato L'Apocalisse di Giovanni (1999).

LEGGI LA PRIMA PAGINA

Il drago sta dritto di fronte alla donna che sta per partorire,
così da inghiottire, quando partorisca, il figlio suo.
Apocalisse, 12,4b

Coperta da camice, cuffia e mascherina, l'infermiera neonatologa protese le mani che tremavano per raccogliere il frutto di anni di ricerche e dell'intuizione fondamentale di Gabriele. Non potevano esserci sorprese. Analisi intrauterine ed ecografie avevano già detto tutto, anche i venti pollici di lunghezza.
E venne fuori, con sangue non suo che gli scivolava sulla vernix neonatale. Bill lo fece scendere adagio nelle mani guantate dell'infermiera. Maschio, bianco, lineamenti delicati, capelli radi e chiari, naso e cranio perfetti, risparmiati dalla violenza di un parto naturale. E privo di cervello. Gabriele non poté frenare un sorriso sotto la mascherina e sentì che gli occhiali rischiavano di appannarglisi.
La bestia si contorceva e rantolava suoni strozzati, roteando gli occhi. Le avevano fasciato stretta la testa, così che non potesse sollevarla dal tavolo o aprire la bocca, magari per mordere. Avevano deciso di non usare anestesia, per non correre rischi e mettere in crisi il precario equilibrio del feto. Tanto, appena recuperata la placenta, Bill l'avrebbe fatta fuori con un'iniezione. Il sacco verde, pronto per l'inceneritore, l'aspettava sul pavimento: sarebbe scomparsa ogni traccia. Ma avrebbero anche potuto incappucciarla. O almeno coprirle gli occhi.
L'infermiera depose in fretta il piccolo corpo flaccido e silenzioso sul ripiano che lo avrebbe ospitato dentro la macchina. Gli infilò nel naso i tubicini del respiratore e un tremito lo percorse: spalancò gli occhi per un breve sguardo incosciente sul mondo. L'infermiera s'irrigidì e guardò Gabriele. Gabriele si tirò un po' indietro e si voltò verso Bill.
«Tranquilli – disse Bill – sono solo riflessi meccanici.»


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