
Giugno 2004
Collana Al Buon Corsiero
Formato 13x21
Pagine 160
Prezzo di copertina € 13,00
Prezzo online € 11,05 (risparmi € 1,95)
ISBN 88 8103 314 3
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- scheda libro.pdf | Cesenatico, 1942: due giovani fratelli, memori dell'esperienza del padre partito volontario nella Grande Guerra, allevati ai valori risorgimentali di Patria e Unità, decidono di arruolarsi come volontari. Dei due il maggiore, Nicola, ex studente di diritto, presterà servizio a Caserta e in Puglia, mentre il minore, Ugo, sarà sul fronte jugoslavo a combattere i partigiani slavi.
Cielo chiuso ha il suo cuore nelle giornate del 25 luglio e dell'8 settembre, date che segneranno i destini di Ugo e Nicola, separandoli definitivamente: sdegnato e amareggiato per la facilità con cui i suoi ex commilitoni gettano le mostrine al vento preferendo disertare, Nicola rimane fedele al fascismo, mentre Ugo diventa partigiano. Sullo sfondo un evocativo paesaggio delle Romagne, restituito attraverso una prosa scarna ed essenziale.
Pubblicato una prima volta nel 1956 e una seconda nel 1967, accolto da un grande favore di pubblico e di critica, Cielo chiuso è un grande romanzo sulla storia privata di due uomini e su quella, collettiva, di una nazione. Un romanzo sulle passioni dell'anima e gli orrori della Storia.
Gino Montesanto è nato a Venezia nel 1922. Vissuto fra Cesenatico e Roma, ha esordito come scrittore con il romanzo Sta in noi la giustizia (Milano, 1952) a cui è seguita un'intensa produzione. Fra gli altri ricordiamo: La cupola (Milano, 1966), Il figlio (Milano, 1975), Fino a Jùrmala, note d'un viaggio in Russia (1977), fino al più recente Sottovento (Milano, 2000). Come giornalista ha diretto la rivista «Leggere», da lui fondata, dal 1955 al 1962, ed è stato redattore della «Fiera letteraria» dal 1963 al 1965.
A significare l'interesse che oggi desta l'opera di Gino Montesanto, la recente apparizione della Guida all'opera di Gino Montesanto di Giuseppe Zamarin, Novara 2003. |
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Capitolo primo
Col bavero del cappotto alzato, Nicola cammina lungo il canale pieno di barche. È stato con Giuliana e ne è uscito sbattendo la porta. Come tante altre volte, lei ha finito per dominarlo. Scaltra e inafferrabile lo lega, eppure gli pare anche sincera, appassionata. Se non fosse stato per la riunione alla casa del fascio, chi sa per quanto ancora sarebbe rimasto.
Come ogni giorno, nel primo pomeriggio, dopo aver mangiato in fretta, è scappato da lei, sola in casa, senza sua madre che se ne sta a Ferrara forse anche col pretesto di una interminabile causa coi parenti del marito defunto. Il villino rosso, circondato da un'alta siepe, sta diventando il suo nascondiglio, il luogo cui pensa di continuo, trascurando l'impiego, infischiandosene dei libri di diritto che pur dovrebbe studiare se, come è nei programmi, vuole prepararsi alla laurea.
Anche dopo cena, spesso non torna a casa prima che l'orologio del municipio suoni, sulle vie deserte del paese, sui viali bui della marina, i dodici colpi della mezzanotte. Sa che suo padre, sua madre malvolentieri lo vedono uscire, in queste serate già fredde; per la pleurite che ha avuto due anni prima ma anche perché ormai sono al corrente di dove va: pazientano, non una parola a tavola alla presenza dei due fratelli minori, sperando forse che la sua relazione si smorzi. Ma come può il rapporto con lei divenire meno sconvolgente, meno torbido? Giuliana, di continuo, manda all'aria ogni progetto, ogni proposito: smentite e ammissioni, risolini e battute, improvvisi capovolgimenti di umore.
Il dottor Murri lo accoglie festoso:
«Il solito ritardatario! Aspettavamo solo te».
Ristabilitosi il silenzio, il segretario tamburella con la matita sul tavolo, e indugia come compiacendosi d'accrescere la curiosità dei sei intorno alla scrivania. |