Aurea Parma, perle di Storia

La presentazione, nei giorni scorsi, del secondo fascicolo 2016 della rivista Aurea Parma, ha raccolto con successo nella sala Colli del Palazzo vescovile un pubblico particolarmente interessato, che ha seguito con attenzione gli interventi degli autori dei saggi contenuti nel quadrimestrale. L’incontro si è aperto con i saluti del presidente della Diabasis Mauro Massa e con le parole di Giovanni Gonzi e Emilio Zucchi, rispettivamente
direttore editoriale e direttore responsabile della rivista. Aurea Parma, con i suoi cento anni di vita, rappresenta l’unico periodico esistente a Parma che approfondisce
con rigore scientifico le vicende storiche, letterarie e artistiche del nostro territorio. Aurea Parma fu fondata da Glauco Lombardi e Giuseppe Melli col proposito di studiare e
divulgare la storia, la letteratura e le arti parmensi. «Leopardi e Parma» è
il titolo del primo importante saggio pubblicato su questo numero. L’autore, Giuseppe Martini, collaboratore di questa pagina culturale, ha ampiamente illustrato le frequentazioni
e i rapporti di corrispondenza che Leopardi ha intrattenuto con i personaggi
della nostra città: il famoso medico Giacomo Tommasini e la sua famiglia e quella di Ferdinando Maestri con la cerchia dei loro amici, in particolare negli anni 1825-1830. Rapporti che vedono coinvolti anche eminenti personalità come quella di Pietro Giordani e
di Paolo Toschi. La presentazione è Poeta e pensatore Ritratto di Giacomo Leopardi eseguito da Biagio Martini. II Meglio il giornalismo di ieri o quello di oggi? E’da questa domanda che parte la riflessione di Silio Rossi, cronista sportivo
de Il Tempo oggi in pensione, nel suo ultimo libro «Profumo di calcio sparito»
(PalombiEditori, 174 pp., 14 euro). Una vera e propria operazione nostalgia,
del calcio e dei suoi campioni alla pari delle storie dei cronisti che ne hanno
raccontato fatti e gesta. Perché se «loro hanno scritto la storia, noi l’abbiamo raccontata», sostiene Silio Rossi nell’introduzione del suo volume,
parlando di un tempo in cui si faceva «un altro mestiere», perché bisognava
essere sul posto per seguire un evento e non raccontarlo «per sentito
dire». La presentazione, svoltasi nella sala Giunta del Coni, alla presenza del
numero uno dello sport italiano, Giovanni Malagò, che ha raccontato un aneddoto di quando era giovane tifoso della Roma anche se confessa: «Io abbonato sia alla Roma che alla Lazio, perché ero talmente appassionato di calcio che andare ogni domenica allo stadio era l’unico modo per vedere sempre una partita di calcio». Nel volume, sono tante le storie e i personaggi ritratti da Rossi: dalla famiglia Agnelli ai paradossi del
Barone Liedholm, la lazialità di Chinaglia, la cena mai fatta con Di Bartolomei, fino a Mazzone, il sogno europeo delstata particolarmente ricca di riflessioni sulle vicende storiche delle due guerre, a partire dal contributo di Ubaldo Delsante, che ha illustrato le
corrispondenze dal fronte del soldato Artemio Fragni con i familiari, con la cronaca che ha intitolato «Povera la mia gioventù. La Guerra lampo del soldato Artemio da Felegara».
Le lettere sono scandite dalla speranza vana di un miglioramento, di un ritorno o della pace nella grigia e spietata vita al fronte, che terminerà
invece tragicamente. Alfredo Ferrari l’autore del racconto «La famiglia B.». ambientato negli
anni della seconda guerra mondiale, nel 1944, ha raccontato la vita a Tramonte, piccolo paese della Val Taro, attraverso le vicende di una famiglia arrivata in quella località
prima della guerra quasi per caso, che lì aveva costruito la propria vita e
il proprio lavoro, e che si è poi trovata a vivere le vicende dei rastrellamenti e dell’occupazione tedesca e della guerra partigiana.
Il lessico famigliare dei protagonisti, l’antica corte pulsante di vita,
ora diroccata e abbandonata, rimandano alle luci dei sentimenti profondi
di quella umanità, nel buio di avvenimenti dirompenti. La rivista festeggia così degnamente
i 100 anni di attività editoriale con un numero molto ricco e che i lettori possono trovare in vendita nelle librerie di Parma. E’ stato inoltre avviato un percorso di promozione presso i circoli culturali della città degli abbonamenti 2017, a condizioni vantaggiose, nella
prospettiva di aumentare la conoscenza della storica e prestigiosa rivista.
Chi fosse interessato può rivolgersi
all’editore Diabasis, 0521 207547, info@diabasis.it

Redazione Culturale Gazzetta di Parma

22/12/2016

Animali, fratelli che ci ascoltano

Nelle favole della parmigiana Marta Silvi Bergamaschi
le creature dei campi sono simboli di saggezza

Marta Silvi Bergamaschi è per tutti i suoi amici, semplicemente la Marta. E per questo motivo i suoi racconti freschi di pubblicazione Diabasis, sono davvero «Storie per adulti lette ai bambini»: dove i significati, i personaggi, gli ambienti, e atmosfere, i dialoghi, i sentimenti e le emozioni regalano un doppio piacere. Il primo è quello della lettura che scorre nell’alveo di una simpatia per le cose davvero luccicanti di fantasia. Il secondo,

invece, è rappresentato dai risvolti che la scrittrice sottende sempre al gioco dei contrasti e alla partitura di una innocenza descrittiva che si rivolge a grandi e piccini con la
medesima semplicità. Che tale poi non è, tanto che Maurizio Chierici nell’affettuosa prefazione al volume scrive che questi racconti sono di «una maestra che nello specchio degli animali ha educato generazioni di ragazzi a proposito del le trappole in agguato lungo il cammino della maturità». Succede così, allora, che le «Storie per adulti lette ai bambini»
diventino un libro naturale, un cammino di sincerità, uno scopo di pazienza, attenzione, rispetto e amore. Un tale amore Marta lo destina all’infinita tribù degli animali. Come
una favolista classica anche lei esplora saggiamente il loro mondo, li fa parlare e li fa comportare da vigili e dignitosi esseri viventi, li esibisce e li ascolta, li pone al centro delle sue avventure e li impone dalle pagine del nostro giornale che una volta al mese
ci offre questo amabile conforto di letteraria complicità. Da dove viene – possiamo chiederci – tanta ricchezza di fantasia e di prospettive? Viene soprattutto dalla confidenza che Marta Silvi Bergamaschi usa nei riguardi della Natura piena di personaggi, voci,
accenti, colori, improvvisi mutamenti di scena, scommesse e sfide. Passano sotto i nostri occhi in un carosello variopinto ragni, galline, gigli, petali di fiori, pescigatto, api regine, cani, onde del mare, coccinelle, fiori, pavoni, la dolce Fata dei sogni, il sorriso del Sole e il Paese di Zucchero filato. Passano, ma non ci dicono addio: dicono, anzi, che torneranno poi tante altre volte a scrutarci, a interrogarci, a chiederci cosa pensiamo, indoviniamo, supponiamo e suggeriamo alla nostra vita e a quella degli altri mentre
il mondo gira e le stagioni passano e la sera e la mattina s’avvicendano senza sosta a dare un senso – semmai sia ancora possibile – alla nostra squinternata realtà di entusiasmi, dolori, rinunce, speranze e delusioni. Scrive Chierici molto opportunamente che questa letteratura «scioglie gli egoismi nell’ironia che rimpicciolisce i poteri impermeabili». E fa il nome di richiamo: quello di Calvino. Ma Calvino aveva un’altra prospettiva, pensava infatti ad una idea del creato come ad un meccanismo filosofico,
cosa che Marta non pensa affatto: il suo è un gioco che dai «baroni rampanti»
scende fino a terra e in aria e semmai sottoterra dove vivono le radici delle erbe, i piccoli insetti, i fiori non ancora sbocciati, i semi delle piante future e le segrete acque che
vanno ad alimentare le sorgenti. Nella favola, dunque, la scrittrice scrive per i bambini (anche quelli un po’ cresciutelli, per la verità!) ma poi si rivolge agli adulti e a loro indirizza un secondo messaggio: quello della scoperta della vita che ogni giorno ci affascina e ci preoccupa allo stesso tempo. Sicché, alla fine le storie sono scritte per tutti e sono dedicate a tutti noi. E questo è così vero che Marta Silvi Bergamaschi riceve da anni, dopo l’uscita dei suoi racconti sulla Gazzetta, tantissime sollecitazioni a continuare in questa sua elegante «lezione» che ha anche sapore e nervature
di poesia: poesia delle cose, in particolare, e di quello che lei stessa definisce «il tepore della vita», cioè il coloratissimo legame che unisce cielo e terra, universalmente al di là di ogni invenzione, grande e semplice realtà.

Storie per adulti lette ai bambini
di Marta Silvi Bergamaschi
Diabasis, pag. 112, A 15,00

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