Aurea Parma, saggi a 360 gradi dallo Schedoni al parmigiano

Massa: «Lunga tradizione». Gonzi: «Molti contributi». Zucchi: «Alta cultura»

Una veste grafica rigorosa per contenuti importanti, che, da oltre cento anni, raccontano la storia, la letteratura, l’arte di Parma, tra passato e presente. Torna Aurea Parma, il quadrimestrale edito da Diabasis fondato nel 1912 da Glauco Lombardi e Giuseppe Melli. Il primo fascicolo (gennaio – aprile) del 2016 è stato presentato nella sala Colli di Palazzo vescovile. Raccoglie gli articoli di studiosi di varie discipline: Alessandra Talignani, Anna Chiara Fontana, Federica Dallasta, Nicoletta Agazzi, Claudio Bargelli, Valentina Alberici, Fiorenzo Sicuri, Giovanni Ballarini. Tra gli argomenti, il coro ligneo delle benedettine di San Paolo, i disegni del Malosso, il patrimonio immobiliare delle Maestre Luigine. Aurea Parma ha «una storia lunga e di alto livello culturale», di cui si è detto orgoglioso Mauro Massa, presidente di Diabasis. «Dopo il fascicolo monografico sulla Grande Guerra, questo è a più voci e più corposo come numero di pagine», ha spiegato Giovanni Gonzi, direttore editoriale di Aurea Parma, anticipando una prossima monografia sul Duomo di Parma. «Una rivista che è un baluardo contro l’imbarbarimento culturale – ha detto Emilio Zucchi, direttore responsabile di Aurea Parma, poeta e responsabile cultura della Gazzetta -, già i titoli degli articoli sono forieri di una seria percezione della realtà, fiduciosa nella possibilità di dare senso alle parole ”pensiero” e ”cultura”». Tre degli autori hanno anticipato i loro pezzi al pubblico, tra cui c’era il prefetto Giuseppe Forlani. Federica Dallasta, insegnante e studiosa da anni del pittore Bartolomeo Schedoni, nel suo articolo ne indaga le frequentazioni con artisti modenesi e parmigiani. Giovanni Ballarini, già professore e preside nell’Università di Parma, presidente onorario dell’Accademia italiana della cucina, nel suo intervento disvela tre equivoci gastronomici del nostro territorio su torta parmesana, parmigiana di melanzane e formaggio parmigiano. In base ai rapporti mensili tra il ‘43 e il ‘45 dei capi-provincia (i prefetti), Fiorenzo Sicuri, docente e studioso di storia locale, chiarisce nel suo pezzo come la prefettura fascista controllasse la chiesa e l’atteggiamento della chiesa parmense durante la Repubblica sociale italiana.Ci sono poi le poesie di Silvia Ragazzini Martelli, le recensioni di una mostra di Bruno Barilli e di libri, le segnalazioni bibliografiche, la cronaca. La rivista è disponibile in abbonamento e la si può acquistare nella sede di Diabasis e alla libreria Aurea Parma.

Carla Giazzi

30/06/2016

Gazzetta di Parma pag. 12

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Giorni, stagioni, flussi di coscienza

Con la sua nuova raccolta «Indugi» edita da Diabasis, Giovanni Pizzigoni ci offre un percorso poetico a ritroso di dieci anni, 2016-2006, che ci costringe a tornare, assieme all’autore, sui nostri passi nel tentativo di recuperare una certa e forse rimossa armonia d’intenti, di metafore e di voci. Il tutto – scrive Giovanni Ronchini nella sua puntualissima prefazione – secondo «la forza evocativa dell’idillio» la quale «si spiega soprattutto attraverso la puntuta contrapposizione tra un qui e ora arido e inaccettabile e un passato che prende le sembianze, per mezzo della dolce patina del ricordo, di un’età dell’oro alla quale poter tornare con struggimento ogni qualvolta il presente lo renda necessario…».
Qui c’è già un chiaro ritratto del poeta e dei suoi versi, anzi vi si adagia proprio «il luminoso stupore», «il lampo dei tuoi occhi», «Questo gelido impasto», «Incendia il sole l’aria»,
«Questo muto incontro di strade», «Passa sdegnosa la notte»: che sono i primi versi non scelti a caso di una lunga e intensa percezione del vissuto, del vivente e del destino che si collega Narratore e giornalista Corrado Alvaro ritratto da Renato Guttuso. Poeta Giovanni Pizzigoni. La prefazione del suo nuovo libro è di Giovanni Ronchini. ai tralci della forza evocativa di cui parla Ronchini, quella forza che Elvio Guagnini nella nota finale definisce “Ironia e disincanto, tensione sentimentale ferita dalla vita, speranza, saggezza e senso della realtà…». Pizzigoni è dunque un lirico perfetto che volge lo sguardo attorno e dentro di sé come una creatura fissata al volgere delle stagioni dei giorni (ogni poesia
ha una data), della scoperta dei luoghi, della loro perdita, dei profili che s’allontanano o s’avvicinano, degli improvvisi che nascono dai flussi di coscienza e dagli «indugi», appunto, lungo i quali appendiamo le nostre cetre in attesa di tempi migliori. Dal 2016
al 2006, quindi, a rileggersi in una vita della vita che, ripetendosi, s’incaglia o
si scioglie, s’inabissa o riaffiora, e poi ancora indugi che non sai dove ti porteranno
e che a malapena riconosci nel tuo passato di dieci anni, piccolo ma prezioso tesoro di impressioni agitate dalle occasioni dell’esistenza. «Indugi», che verrà presentato con
le letture di Cecilia Arata oggi alle 17.30 nella sala Colli del Vescovado dal prefatore
e da chi scrive, è dunque nel proprio essenziale percorso di rielaborazione poetica un testo al tempo stesso verificante e anticipatore, col respiro a tratti ansioso e a tratti invece pacificante, di una saggezza sentita, anzi contemplata, quale estrema occasione dello spirito che s’interroga.

Giuseppe Marchetti

30/06/2016

Gazzetta di Parma

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Gusto del paesaggio in funzione del ricordo, e con una inclinazione alla valutazione psicologica e “morale” dei suoi componenti: l’indolenza della piazza, l’arroganza dei metalli. Affetti e speranze che nascono dal vivere pienamente giorni, incontri, natura. Ironia e disincanto, tensione sentimentale ferita dalla vita, speranza, saggezza e senso della realtà si impastano in una poesia attenta ai segnali minimi dello sguardo sul presente e della memoria del passato. Una poesia essenziale e leggera che – nell’asciutezza del dettato – trova la via per ampie prospettive di riflessione esistenziale.

Dall’Unità al post-concilio. La recensione sulla rivista “RTE”

Introducendo il volume, l’autore sottolinea che la raccolta di saggi è opera di un «non specialista», che si è cimentato, in alcuni casi perché «obbligato», con la storia locale in occasioni «estemporanee». La dichiarazione d’intenti, che potrebbe sembrare un’excusatio non petita, è, in realtà, confutata scorrendo le pagine del libro almeno per due ragioni che s’impongono in tutta evidenza: in primo luogo, la corposa serie di contributi, che si aggiungono in senso integrativo alla precedente pubblicazione su Chiesa e movimento cattolico a Parma fra Ottocento e Novecento. Studi e ricerche (Il Borgo, Parma 1995), mostra una ragguardevole continuità da parte di Giorgio Campanini nell’affrontare il tema nell’ottica particolare del contesto parmense; in seconda battuta, pur con il taglio peculiare, che porta non a ricostruzioni mirate ma a quadri interpretativi, le risultanze della proposta permettono di far compiere un notevole salto di qualità al panorama degli studi in argomento. Anche solo a passare in rassegna l’indice, infatti, si ha a che fare con un ordito mosso, all’interno del quale – almeno per la prima parte – si individuano immediatamente i singoli fili di apporti originali arrecati a importanti convegni che hanno scandito la riflessione storiografica sul movimento cattolico parmense, che ha fatto i conti con il lascito saveriano, così come con la figura di madre Adorni, con l’esperienza delle Piccole figlie, così come con la personalità di Agostino Chieppi, passando attraverso padre Lino Maupas, approfondito attraverso una «perla inedita». Ebbene, Campanini, in ogni occasione significativa, è intervenuto affinando le categorie che segnavano il dibattito a livello nazionale per misurarle sul caso di Parma. L’approccio è stato, tuttavia, sviluppato, come mostrano i saggi di Dall’Unità al post-concilio, in un duplice senso, che è al contempo di compenetrazione e di reciprocità. Per mostrare l’assunto, può bastare il vaglio delle ricadute della stessa nozione di «movimento cattolico», discussa, non senza accendere reazioni, nella presentazione del monumentale Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, diretto dallo stesso Campanini insieme a Francesco Traniello, che negli studi qui proposti – in riferimento perlopiù a religiosi, assenti o quasi nell’opera – esce sensibilmente corroborata. Nondimeno, per prendere solamente un altro campo di applicazione di questa dinamica virtuosa, la chiave di lettura proposta in forma di dilemma da Silvio Tramontin, nel classico Carità o giustizia?, in questa sede trova non solo conferma, ma anche un arricchimento sensibile attraverso la capacità di farla fuoriuscire dalla cultura del Veneto «intransigente». La seconda parte del volume, in effetti, sembrerebbe a prima vista maggiormente debitrice a «interventi d’occasione», come parrebbe evocare anche la titolazione di «anniversari e commemorazioni». A ben guardare, le esperienze e le figure che concorrono a movimentare la sezione rimandano a campi di interesse sui quali Campanini si è costantemente misurato, offrendo forti stimoli al ripensamento della storia del movimento cattolico. La vicenda che si dipana a partire dall’Unità d’Italia, per prendere il punto di innesco, non poteva prescindere dall’intreccio inestricabile tra ispirazione religiosa e impegno politico, come mostra l’itinerario di Carlo Buzzi, o dal rimando costante tra piano nazionale e dimensione locale, secondo quanto emerge dal vissuto di Giuseppe Micheli, o ancora dal contributo delle donne, come è vigorosamente percepibile nell’approfondimento del «genio femminile», che trova per di più un inveramento non secondario nel profilo di Vilma Preti, o infine da un’angolatura «dal basso», in grado di sottrarsi ai «medaglioni» edificanti, per soffermarsi sui processi corali, stando alle pagine dedicate alla parrocchia del Sacro Cuore. Si tratta, in ogni caso, di autentiche lezioni di metodo critico, che l’autore ha lasciato nel corso della sua lunga stagione di studio, rifluite anche in questo volume «minore». Il terzo blocco di contributi si muove a cavallo tra la ricerca e il servizio ecclesiale, che Campanini ha offerto senza soluzione di continuità alla sua comunità di appartenenza. In questa prospettiva, riallacciandoci alla precedente annotazione, si è di fronte a una lezione di stile di un intellettuale che non si è mai sottratto alle responsabilità che gli sono state sollecitate. In questa sezione, al di là dell’aderenza temporale al periodo del postconcilio, che costituisce l’approdo della raccolta di saggi, ritroviamo un tema di cui l’autore è stato pioniere, alimentandolo attraverso un’ininterrotta sequenza di scritti: la famiglia. È ospitata, altresì, una nutrita serie di puntualizzazioni, declinate sia sul versante propriamente storiografico, sia sul crinale impervio dell’attualità, sulla recezione del Vaticano II nel contesto parmense. Molteplici sono gli spunti che emergono da queste dense pagine, spaziando dal nodo dei tempi della recezione nella sua qualitativamente asimmetrica sedimentazione alla connessa questione della preparazione «lunga» o «corta» del Vaticano II, dai condizionamenti di lungo periodo nell’applicazione del dettato conciliare al confronto con la politica, che non è l’«invitato di pietra» nel cammino successivo all’assise convocata da Giovanni XXIII, dalla messa a fuoco della laicità come categoria di verifica delle ricadute nel tessuto ecclesiale diffuso all’esigenza di cogliere i sommovimenti «dal basso», per non ridurre il percorso di presa di coscienza al solo governo episcopale, fino al tentativo di individuare la correlazione tra mutamento sociale e religioso, attraverso il filtro della secolarizzazione. La conclusione del volume, stilata per la circostanza, costituisce una sfida provocatoria: dopo aver tracciato un esaustivo bilancio della produzione esistente sul movimento cattolico a Parma, lo studioso individua tre principali «lacune da colmare»: il volontariato, le parrocchie, la presenza femminile. Anche da questo punto d’osservazione, la storia del «cattolicesimo parmense» si presenta come un «cantiere aperto», al quale sicuramente, per tradurlo in forma di auspicio, non mancherà ancora l’apporto di Giorgio Campanini.

Paolo Trionfini

Il libro

Dall'unità d'Italia al post-concilio Vicende e figure del cattolicesimo parmense

Nonostante la maggior parte dei suoi studi abbiano riguardato l’Ottocento e il Novecento italiani ed europei, l’autore non ha mai mancato di misurarsi con le problematiche locali. Lo attesta il volume pubblicato nel 1995 su Chiesa e Movimeto cattolico a Parma cui ha fatto seguito una serie di interventi in varie sedi. Al centro di questo insieme di studi, come ideale filo conduttore, sta la ricerca delle vie attraverso le quali, dalla fine del Ducato alla stagione conciliare, il cattolicesimo parmense ha affrontato le sfide della modernità.