Presentazione del libro 999. Storie vere di campioni mancati di Paolo Amir Tabloni a Salsomaggiore

Lunedì 16 maggio ore 21:00

Presso il Teatro Nuovo a Salsomaggiore Terme, via Giovanni Valentini, 11

Verrà presentato il libro 999 Le storie vere dei campioni mancati di Paolo Amir Tabloni edito da Diabasis.

All’incontro saranno presenti l’autore Tabloni e il commentatore sportivo Fabio Caressa.

Sogni che diventano incubi, un gioco che non è più divertente, la realtà che si scontra con i desideri: un libro che racconta l’altra anima del gioco del calcio, quella fatta di campioni mancati, rinunce, delusioni, abbandoni. E riscatti.

999 racchiude le storie di vita di 29 calciatori che avrebbero potuto essere quell’uno su mille che arriva e ce la fa, ma che per motivi diversi sono rimasti incastrati nella gabbia di quelli che ci hanno provato: racconti dalla voce diretta dei protagonisti intervistati da Paolo Amir Tabloni, che vive e mastica calcio dalla più tenera età, anche lui campione mancato dai sogni infranti.

999 scorre leggero e fa da caleidoscopio sulle diverse pieghe che può prendere la vita, anche mentre si sta inseguendo un sogno. Un messaggio forte per qualsiasi lettore: per genitori che spingono i figli verso carriere luminose, i campioni mancati, i ragazzini che stanno provando a sfondare e i loro allenatori, ma anche per chi non ha niente a che fare con il mondo del calcio.

Perchè 999, più di ogni altra cosa, parla di vita. La prefazione del libro è affidata a Vincenzo Pincolini e a Damiano Tommasi, con una nota di Arrigo Sacchi.
Già patrocinato dall’Associazione Italiana Calciatori, la Lega Nazionale Dilettanti e l’associazione Calcio Dilettanti e Solidarietà, nella quarta di copertina, sono presenti anche i commenti di lettori d’eccezione come Alessandro Melli, Nicola Berti, Giovanni Di Marzio e Carlo Ancelotti.
999, sarà pubblicato nel mese di maggio 2016, (sarà presentato in anteprima nazionale il 16 maggio al Teatro Nuovo di Salsomaggiore, presentato da Fabio Caressa), dalla casa editrice Diabasis di Parma e avrà distribuzione nazionale.

Locandina Salso

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il libro

Tabloni 3dSogni che diventano incubi, un gioco che non è più divertente, la realtà che si scontra con i desideri: un libro che racconta l’altra anima del gioco del calcio, quella fatta di campioni mancati, rinunce, delusioni e abbandoni. E riscatti. 999 racchiude le storie di vita di ventinove calciatori che avrebbero potuto essere quell’uno su mille che arriva e ce la fa, ma che per motivi diversi sono rimasti incastrati nella gabbia. Racconti dalla voce diretta dei protagonisti intervistati da Paolo Amir Tabloni, che vive e mastica calcio dalla più tenera età, anche lui campione mancato dai sogni infranti. 999 scorre leggero e fa da caleidoscopio sulle diverse pieghe che può prendere la vita, anche mentre si sta inseguendo un sogno. Un messaggio forte per qualsiasi lettore: per genitori che spingono i figli verso carriere luminose, per campioni mancati, ragazzini che stanno provando a sfondare e i loro allenatori, ma anche per chi non ha niente a che fare con il mondo del calcio e vorrebbe conoscerlo meglio. Perchè 999, più di ogni altra cosa, parla di vita.

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Con «La luna bianca» Artoni torna a incantare

Applausi a scena aperta all’autore nell’aula Magna del liceo Paolo Toschi

Applausi a scena aperta e commozione hanno accolto il ritorno del poeta. Di un importante poeta. Gian Carlo Artoni, 93 anni compiuti da qualche settimana, ha presentato nell’aula Magna del Toschi la sua nuova raccolta di liriche «La luna bianca – Diario in versi (2015)», edita da Diabasis. Al tavolo dei relatori, accanto all’autore, l’italianista Paolo Briganti, il poeta e responsabile della cultura della Gazzetta di Parma Emilio Zucchi, l’attrice Mirella Cenni e il giornalista e scrittore Luigi Alfieri. «E’ sorprendente, ma non più di tanto per chi conosca bene Gian Carlo – ha detto Zucchi – il fatto che, dal pacato registro elegiaco che lo ha reso noto negli anni Cinquanta e Sessanta, un registro stilistico improntato a una classicità di fondo e a una morbidezza che ricordano la pittura di Amedeo Bocchi, Artoni, in queste nuove poesie, sia passato al ritmo rapido dell’ironia e dell’autoironia, della saggezza umoristica affidata alla rapida cantabilità del settenario. Il grande poeta di riferimento della generazione a lui precedente non sembra più dunque essere Bertolucci ma Caproni. Un Caproni, però, che all’amarezza degli ultimi libri abbia sostituito la vitalità e la freschezza di un ragazzo, non di un uomo in età avanzata». «Sono duecentossessantacinque bellissime poesie – ha esclamato con ammirazione l’italianista Paolo Briganti – in cui Artoni dà prova di una splendida ricerca stilistica. Spezza il verso tradizionale in versicoli di grande efficacia, riallacciandosi alla lezione di Ungaretti. Questo libro monumentale, che segue quello pur molto corposo dello scorso anno intitolato ”Il serpente piumato”, segue fedelmente i toni interiori della vita dell’autore. E’ un vero e proprio diario, e infatti, le poesie che lo compongono seguono i normali saliscendi dell’umore, restituendo con grande efficacia il senso e la suggestione della quotidianità. Artoni, con questo libro, ha dato ancora prova della sua straordinaria energia poetica». «Artoni è uno dei grandi poeti del Novecento – ha puntualizzato Alfieri -. E’ stato un protagonista dell’Officina parmigiana, un grande avvocato e un uomo dai mille interessi. A quarant’anni, raggiunta la piena notorietà letteraria, per motivi che tuttora rimangono misteriosi ha smesso di scrivere. Poi, dopo mezzo secolo, la poesia è in lui risorta. E, dopo il bellissimo libro dello scorso anno, che ho visto nascere e per il quale posso dire di averlo incoraggiato, ecco ora questa nuova splendida raccolta di un poeta in cui a prevalere è sempre la gioia di vivere». Mirella Cenni ha letto molto bene e con successo alcune liriche de «La luna bianca». Artoni, visibilmente emozionato e commosso, ha ringraziato i relatori, l’attrice e il pubblico (una cinquantina di persone) e ha confessato di avere ancora «altre poesie già pronte. E comunque continuo a scriverne e ho già in mente un altro libro». Lunghi applausi al termine, per quella che, oltre alla presentazione di un libro di prim’ordine, è stata una affettuosa festa in onore di uno dei più significativi esponenti della cultura parmigiana di ieri e di oggi.

Redazione Cultura

Gazzetta di Parma

09/05/2016

Il libro

cop Luna bianca Artoni

Gian Carlo Artoni ha ripreso ormai con straordinaria lena il proprio cammino poetico: dopo Il serpente piumato dello scorso anno, ecco ora questo nuovissimo La luna bianca, ampio “diario in versi” di un altro anno – o meglio, di nove/dieci mesi circa (tra aprile 2015 e gennaio 2016) – fatto di 263 testi poetici. Diario in buona parte notturno, e sono allora prevalentemente versi d’amore, senza età (l’amore può essere infatti la prodigiosa, insopprimibile, forza vitale pur dopo i novant’anni); ma anche diurno, e allora spesso i temi e i toni svariano entro il presente della cronaca e nella quotidianità di incontri ed eventi. È dunque una sorta di “satura” (nel doppio significato di “satira” e di “ricolmo piatto” già esemplato da Montale), un tessuto di versi au jour le jour, la cui leggerezza e musicalità è in grado di controbilanciare i dolori e il peso della vita, e, soprattutto, deve rendere vivibile anche un’altra attesa, quella più inevitabile. La luna bianca è, a ben vedere, una trama di poetiche schermaglie per irretire il Destino e, come Sherazade, arginarlo di notte in notte, al lume magico di una innamorante bianca luna.

 

Artoni, canto d’amore estremo

Disincanto e dolore espressi con elegante ironia sono cornice a liriche ricche di sentimento Un diario in versi in cui il poeta parmigiano conferma la vitalità della propria ispirazione

Dopo la ripubblicazione de «Lo stesso dolore e altre poesie nel tempo (1949-1966)» e di «Il serpente piumato. Diario di un nuovo anno» da Diabasis, ecco la stessa casa editrice presentarci ora «La luna bianca. Diario in versi (2015)»: un luogo dolente, e anche incredibilmente ricco e sontuoso anno di poesia nella vita di Gian Carlo Artoni, che ha da poco compiuto 93 anni. A cura, come i precedenti, di Paolo Briganti e di Luigi Alfieri, questo terzo recentissimo volume ha una caratteristica tutta sua, una voce tutta sua, una modulazione molto particolare e un timbro di leggenda vissuta che prima appariva più nascosto. L’arte di Artoni diventa mite, vorrei dire canta da sola, adesso. Prima c’era una devota e insaziabile regola letteraria, ora è sparita, o in gran parte sparita. Fra queste pagine – che non son poche per una raccolta di poesie, quasi trecento – il disincanto è diventato una sorta di epistola quotidiana, uno scrivere a se stessi, un pensoso lirismo di versi che in silenzio si rincorrono tra meraviglie, constatazioni, ricordi, rimpianti e occasioni: «Ho deposto lo scudo/ e la corazza/, sono rimasto nudo,/ un uomo nudo in piazza/ con la sua mercanzia/ i versi tormentati dalla sua poesia». Ma poi non è vero; Artoni non ha nulla da abbandonare «in piazza»: ha soltanto mutato prospettiva aggiungendo alla voce poesia un’altra voce non meno alta e sublime, quella di amore. Un poco ci scherza anche, sembra un lontano Palazzeschi «Il sole/ è un disco/ giallo,/ la mattina è perfetta/ … le vacche/ con il toro / hanno muggito in coro…»: un poco ci appare in un rito crepuscolare: «Nella notte profonda/ le cose non ha ombra/ e nel buio cammino/ si conferma il destino;/ io penso di approdare/ a uno scoglio di mare/ (è Itaca, mi pare)/ per scorprire cos’è/ questa parola/ greca, che mi consola/ se ho creduto a un miraggio/ per un ultimo viaggio». E un poco interroga se stesso: «Non so/ se sono/ io/ la mia/ coscienza/ o è/ Dio». Si tenga sempre presente che questo volume è un «Diario in versi» del 2015, cioè una misura che recita di giorno in giorno la sua melopea, il sentirsi, il vedersi nello stridere e nel contemplarsi di azioni e reazioni: tutto un vivere, luci e ombre comprese: «la barra / del timone / non muta direzione / anche / se la bufera / confonde / la mia sorte, / la rotta / è già tracciata / per l’Averno, / il porto / che mi attende / è quello / eterno». Eppure non v’è nulla di tragico, in questa lucida consapevolezza: c’è semmai la mestizia di un duro confronto con l’esistenza. Nelle note poste a fine volume questo riferimento al destino è chiaramente indicato come una cronaca; vicenda e personaggi riprendono il loro posto, tutto ha un «perché», tutto riceve una spiegazione. Lo diceva anche Zanzotto quando gli si chiedeva l’origine di certi suoi versi: «Sono memorie. Sui templi antichi le incidevano nel marmo assieme ai nomi degli dei, ora io le dedico a loro soltanto con le parole». Artoni si dedica a questo ruolo amoroso nei confronti della vita: a volte è spietato (con se stesso, s’intende); a volte sente il bisogno di giustificarsi, di metterci, come si dice, una data. Ad esempio: 25 dic. 2015 «Cari amici, / il giorno di Natale è morta Ninì, finendo così di soffrire. / Con affetto / Gian Carlo». A volte la «barca di Caronte» gli sta di fronte, poi scivola via e scompare, ma l’ombra sua rimane e, del resto, come osserva Alfieri, non è giunto «il momento di rinunciare all’energia del vento», le parole si riempiono di cose, di persone, di profili che prendono nomi e cognomi, e persino «Son tornato / a prendere / le armi, / lo scudo / e la corazza, / per sfidare / la sorte». Che fa rima con morte. E’ inevitabile. Ma Gian Carlo è come il gufo che «accetta il turno / del destino» e subito aggiunge: «la mia curiosità / non conosce / l’età». E’ dunque vero, verissimo, come ci suggerisce Briganti che queste della «Luna bianca» sono anzitutto poesie d’amore, ma l’amore estremo di Artoni, questo suo dedicarsi alla vita per un anno intero di poesia è come l’affresco di Amedeo Bocchi che rimpiange: «Mi ritorna negli occhi/ un affresco di mano/ di Amedeo Bocchi/ si vedeva in facciata/ della mia vecchia casa/ poi l’han portato via/ non è più casa mia». S’annida dunque, in questa poesia quotidiana quanto si potrebbe chiamare il servizio che la creatura offre al proprio destino: un servizio di impegno costante, di lucida e persuasa condivisione: «Prendo atto/ del mio ultimo atto/ di commedia/ non morirò/ di inedia,/ mi è rimasta/ la voglia/ di vivere/ e di scrivere,/ di sorridere/ al cuore/ che vorrebbe/ l’amore ». E in più vi si annida la sottile e magica arte del silenzio rotto, come si vede, dalle parole appena appena bisbigliate, quasi una magia tra la vita e la morte, al colmo di un’esperienza che tanti anni coprono con la pacata tristezza delle vele che sono pronte: «le vele/ sono pronte,/ la barca/ è di Caronte,/ un nocchiero gentile,/ ma la fine/ del viaggio/ non la lascia/ capire/ all’anima pentita/ che ha lasciato/ la vita». Ha ragione Briganti quando scrive che «La morte che s’aggira sempre nei dipressi degli uomini, non vista ma incombente, tesse incessantemente le proprie insidie», ma resta vero anche che il poeta ha dalla sua parte l’estrema e confortante illusione della parola poetica che sotto questa luna bianca trova e rivela ancora una volta l’intrepida volontà di esistere.

«La luna bianca», nuova raccolta di liriche edita da Diabasis. Presentazione il 6 maggio alle 18 al Toschi

Giuseppe Marchetti

29/04/2016

Gazzetta di Parma

Articolo Artoni

Il libro

 

 

cop Luna bianca Artoni

Gian Carlo Artoni ha ripreso ormai con straordinaria lena il proprio cammino poetico: dopo Il serpente piumato dello scorso anno, ecco ora questo nuovissimo La luna bianca, ampio “diario in versi” di un altro anno – o meglio, di nove/dieci mesi circa (tra aprile 2015 e gennaio 2016) – fatto di 263 testi poetici. Diario in buona parte notturno, e sono allora prevalentemente versi d’amore, senza età (l’amore può essere infatti la prodigiosa, insopprimibile, forza vitale pur dopo i novant’anni); ma anche diurno, e allora spesso i temi e i toni svariano entro il presente della cronaca e nella quotidianità di incontri ed eventi. È dunque una sorta di “satura” (nel doppio significato di “satira” e di “ricolmo piatto” già esemplato da Montale), un tessuto di versi au jour le jour, la cui leggerezza e musicalità è in grado di controbilanciare i dolori e il peso della vita, e, soprattutto, deve rendere vivibile anche un’altra attesa, quella più inevitabile. La luna bianca è, a ben vedere, una trama di poetiche schermaglie per irretire il Destino e, come Sherazade, arginarlo di notte in notte, al lume magico di una innamorante bianca luna.

Recensione della raccolta di poesie “Itaca non esiste” sulla rivista “Letture”

Questa raccolta è divisa in tre sezioni: I calzari d’Apollo, Itaca non esiste e Date.

Alcuni componimenti sono prosimetri, altri solo in prosa.

Lo stile scarno, semplice, ma mai banale, sorvegliato e con aperture verso il basso e al quotidiano (“mentine” “aspirina” “piscio e vomito” “sandwich generation” “Cellofanato”, la poesia L’occhio lampeggia rossop è ambientata in un’officina) contribuisce, così come la tenue musicalità dei versi, a conferire freschezza e leggerezza, come pure compattezza e uniformità a tutto libro.

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Itaca non Esiste recensione Letture ok

Il libro

BusaniI versi di Edmondo Busani si ispirano alla tradizione fondendosi con le novità della poesia moderna. La nuova raccolata di poesie del poeta parmigiano è un punto fermo non solo nella sua carriera di scrittore e di testimone, ma un invito per tutti noi a pensare. Pensare alla poesia in sé come genere e come segno dei tempi.

“Democrazia senza” a San Crispino

Presentazione del libro di Augusto Schianchi e Maura Franchi alla libreria Ibs-Libraccio

Mercoledì 4 maggio alle ore 17:30 presso la storica sala dell’Oratorio San Crispino della Libreria Ibs+Libraccio di Ferrara, in collaborazione con il quotidiano on-line Ferraraitalia, Augusto Schianchi e Maura Franchi presentano il libro “Democrazia senza” (Diabasis, 2016).

Dialoga con gli autori Patrizio Bianchi, assessore Coordinamento alle Politiche Europee Regione Emilia-Romagna. Coordina Sergio Gessi, direttore di FerraraItalia.

Il libro

schianchiLa democrazia appare sempre di più un meccanismo inceppato: alcune premesse su cui essa si fonda stanno evaporando, a partire dal venire meno della sovranità nazionale. Oggi di democrazia si discute molto, perché emergono, e non solo in Italia, problemi di natura diversa, ma convergenti nel fare scivolare la democrazia verso terre incognite e forse persino verso derive autoritarie. Mentre si moltiplicano le analisi sui fenomeni che segnalano le difficoltà della democrazia, come la disaffezione al voto e l’emergere dei populismi e sui sistemi di funzionamento della rappresentanza, resta la necessità di un discorso che colga i nessi tra i diversi nodi della crisi stessa. In questo libro tentiamo di costruire una rete di connessioni tra i problemi emersi, partendo da ciò che la democrazia ha perso nel corso degli anni. Le promesse di eguaglianza sono svanite; il progresso tecnologico ha depauperato le prospettive di un lavoro per tutti; la fiducia degli elettori è sprofondata nell’astensione; la sovranità nazionale si è rivelato un baluardo fragile nei riguardi del sistema finanziario globale. Non è che la democrazia farà a meno anche della politica? È all’insieme delle questioni attorno a cui si condensa la crisi della democrazia che intendiamo rivolgere lo sguardo, non con l’intento di proporre ricette miracolistiche, ma con la presunzione di contribuire ad una riflessione che vada oltre i luoghi comuni.

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