Alfabeto mondo di Tito Pioli citato sul sito del Premio Italo Calvino

Il comitato del Premio Letterario Italo Calvino ha segnalato sulla home della pagina web del concorso il romanzo di un nostro caro autore, Tito Pioli con il suo Alfabeto mondo Romanzo abbecedario, pubblicato lo scorso anno e che sta riscuotendo un buon successo di pubblico e di fan.

Ecco la dicitura originale presente sulla Home del sito premiocalvino.it

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Il libro

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Si tratta di un antiromanzo, di un’opera preziosa nel panorama della narrativa contemporanea. È la storia del piccolo Mammamia, un giovane che non può alzarsi dal letto per colpa di un tragico incidente. Il suo mondo finisce con i muri della sua stanzetta e a lui non resta che inventarsi, aiutato dalle lettere dell’alfabeto, un universo mai vissuto. Madri, nonni, Babbo Natale, teste di manichino, Charlot, ombre, rovine, giostre, immagini e persone si rincorrono in questa rappresentazione quasi teatrale messa in piedi con il candore, l’ingenuità e la tenerezza dalla penna di questo originale libraio antiquario-scrittore parmense.

07/02/2016 Il Fatto Quotidiano

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Il libro è disponibile anche in eBook in formato Kindle o epub

Presentazione del libro DEMOCRAZIA SENZA – di A.Schianchi e M.Franchi a Mantova

Venerdì 29 aprile alle ore 18

presso la Libreria Di Pellegrini via Marangoni 16

Quale democrazia oggi?

Dibattito aperto al pubblico con presentazione del libro di Augusto Schianchi e Maura Franchi Democrazia senza edito da Diabasis editore

Presenta Alberto Grandi, docente di storia economica e consigliere comunale per la lista “Comunità e territori”

Dialoga con gli autori Paolo Lomellini direttore de “La Cittadella”

Ingresso Libero

Info: Libreria Di Pellegrini 0376320333

Il Libro

schianchiLa democrazia appare sempre di più un meccanismo inceppato: alcune premesse su cui essa si fonda stanno evaporando, a partire dal venire meno della sovranità nazionale. Oggi di democrazia si discute molto, perché emergono, e non solo in Italia, problemi di natura diversa, ma convergenti nel fare scivolare la democrazia verso terre incognite e forse persino verso derive autoritarie. Mentre si moltiplicano le analisi sui fenomeni che segnalano le difficoltà della democrazia, come la disaffezione al voto e l’emergere dei populismi e sui sistemi di funzionamento della rappresentanza, resta la necessità di un discorso che colga i nessi tra i diversi nodi della crisi stessa. In questo libro tentiamo di costruire una rete di connessioni tra i problemi emersi, partendo da ciò che la democrazia ha perso nel corso degli anni. Le promesse di eguaglianza sono svanite; il progresso tecnologico ha depauperato le prospettive di un lavoro per tutti; la fiducia degli elettori è sprofondata nell’astensione; la sovranità nazionale si è rivelato un baluardo fragile nei riguardi del sistema finanziario globale. Non è che la democrazia farà a meno anche della politica? È all’insieme delle questioni attorno a cui si condensa la crisi della democrazia che intendiamo rivolgere lo sguardo, non con l’intento di proporre ricette miracolistiche, ma con la presunzione di contribuire ad una riflessione che vada oltre i luoghi comuni.

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Presentazione del libro DEMOCRAZIA SENZA – di A.Schianchi e M.Franchi a Ferrara

Mercoledì 4 maggio ore17:30

Presso la storica sala dell’Oratorio San Crispino Libreria Ibs-Libraccio di Ferrara

Augusto Schianchi e Maura Franchi presentano Democrazia senza edito da Diabasis

Dialoga con gli autori Patrizio Bianchi, Assessore Coordinamento delle politiche europee della Regione Emilia-Romagna

Coordina Sergio Gessi Direttore di Ferrara Italia

IL LIBRO

schianchiLa democrazia appare sempre di più un meccanismo inceppato: alcune premesse su cui essa si fonda stanno evaporando, a partire dal venire meno della sovranità nazionale. Oggi di democrazia si discute molto, perché emergono, e non solo in Italia, problemi di natura diversa, ma convergenti nel fare scivolare la democrazia verso terre incognite e forse persino verso derive autoritarie. Mentre si moltiplicano le analisi sui fenomeni che segnalano le difficoltà della democrazia, come la disaffezione al voto e l’emergere dei populismi e sui sistemi di funzionamento della rappresentanza, resta la necessità di un discorso che colga i nessi tra i diversi nodi della crisi stessa. In questo libro tentiamo di costruire una rete di connessioni tra i problemi emersi, partendo da ciò che la democrazia ha perso nel corso degli anni. Le promesse di eguaglianza sono svanite; il progresso tecnologico ha depauperato le prospettive di un lavoro per tutti; la fiducia degli elettori è sprofondata nell’astensione; la sovranità nazionale si è rivelato un baluardo fragile nei riguardi del sistema finanziario globale. Non è che la democrazia farà a meno anche della politica? È all’insieme delle questioni attorno a cui si condensa la crisi della democrazia che intendiamo rivolgere lo sguardo, non con l’intento di proporre ricette miracolistiche, ma con la presunzione di contribuire ad una riflessione che vada oltre i luoghi comuni.

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999. Le storie vere dei campioni mancati

Sogni che diventano incubi, un gioco che non è più divertente, la realtà che si scontra con i desideri: un libro che racconta l’altra anima del gioco del calcio, quella fatta di campioni mancati, rinunce, delusioni, abbandoni. E riscatti.

999 racchiude le storie di vita di 29 calciatori che avrebbero potuto essere quell’uno su mille che arriva e ce la fa, ma che per motivi diversi sono rimasti incastrati nella gabbia di quelli che ci hanno provato: racconti dalla voce diretta dei protagonisti intervistati da Paolo Amir Tabloni, che vive e mastica calcio dalla più tenera età, anche lui campione mancato dai sogni infranti.

999 scorre leggero e fa da caleidoscopio sulle diverse pieghe che può prendere la vita, anche mentre si sta inseguendo un sogno. Un messaggio forte per qualsiasi lettore: per genitori che spingono i figli verso carriere luminose, i campioni mancati, i ragazzini che stanno provando a sfondare e i loro allenatori, ma anche per chi non ha niente a che fare con il mondo del calcio.

Perchè 999, più di ogni altra cosa, parla di vita. La prefazione del libro è affidata a Vincenzo Pincolini e a Damiano Tommasi, con una nota di Arrigo Sacchi.
Già patrocinato dall’Associazione Italiana Calciatori, la Lega Nazionale Dilettanti e l’associazione Calcio Dilettanti e Solidarietà, nella quarta di copertina, sono presenti anche i commenti di lettori d’eccezione come Alessandro Melli, Nicola Berti, Giovanni Di Marzio e Carlo Ancelotti.
999, sarà pubblicato nel mese di maggio 2016, (sarà presentato in anteprima nazionale il 16 maggio al Teatro Nuovo di Salsomaggiore, presentato da Fabio Caressa), dalla casa editrice Diabasis di Parma e avrà distribuzione nazionale.

Brevi note sull’autore
Paolo Amir Tabloni nasce a Fidenza il 3 Aprile 1982 e tutt’ora lavora e vive nel parmense.
Cresciuto nei settori giovanili professionistici, come portiere ha poi militato in tutte le categorie dalla C2 alla Prima.
Come autore, già vincitore del Premio speciale al concorso nazionale di poesia Violetta di Soragna nel 1994, ha scritto e pubblicato i due romanzi Onde perfette (La zanzariera 2006, Errekappa 2008) e McQueen Boulevard (Epika 2012).

20/04/2016

Fonte

Il Libro

copertina 999 web

Sogni che diventano incubi, un gioco che non è più divertente, la realtà che si scontra con i desideri: un libro che racconta l’altra anima del gioco del calcio, quella fatta di campioni mancati, rinunce, delusioni e abbandoni. E riscatti. 999 racchiude le storie di vita di ventinove calciatori che avrebbero potuto essere quell’uno su mille che arriva e ce la fa, ma che per motivi diversi sono rimasti incastrati nella gabbia. Racconti dalla voce diretta dei protagonisti intervistati da Paolo Amir Tabloni, che vive e mastica calcio dalla più tenera età, anche lui campione mancato dai sogni infranti. 999 scorre leggero e fa da caleidoscopio sulle diverse pieghe che può prendere la vita, anche mentre si sta inseguendo un sogno. Un messaggio forte per qualsiasi lettore: per genitori che spingono i figli verso carriere luminose, per campioni mancati, ragazzini che stanno provando a sfondare e i loro allenatori, ma anche per chi non ha niente a che fare con il mondo del calcio e vorrebbe conoscerlo meglio. Perchè 999, più di ogni altra cosa, parla di vita.

Ritorno ad Heidegger – di Frederic de Towarnicki

Nel breve romanzo “Ritorno ad Heidegger”, recentemente ripubblicato dalle edizioni Diabasis, il poeta e giornalista francese Frèdèric de Towarnicki (1920-2008) narrava un trentennio di conoscenza, amicizia e discepolato con il filosofo Martin Heidegger, dal primo incontro avvenuto nel 1945 nei dintorni di Friburgo fino all’ultima visita del 1969.

Il volume, con prefazione di Beppe Sebaste e nota finale di Gianni Scalia, corredato da alcune interessanti fotografie, ci restituisce “non un supposto, bensì un vivente Heidegger”, come chiosa il postfatore: un omaggio riconoscente di un allievo al suo maestro, l’espressione della gratitudine dovuta al mentore che seppe illuminare la sua giovane intelligenza, inquieta e interrogante, in “una quête che era anche ricerca di se stesso”.

Chi era Frèdèric de Towarnicki? Di origine polacca, e madre ebrea viennese, Sebaste lo incontrò a casa sua, in un sobborgo di Parigi, descrivendolo nel 1996 come

“appassionato e istrionico, umoristico e sincero…amico di pittori, uomini e donne di teatro, scrittori, filosofi…da Brecht a Ernst Jünger, da Mircea Eliade a Max Ernst, da Chagall a Picasso… la sua erranza poetica fu costellata di incontri e interrogazioni con maestri”

Il più fondamentale dei quali fu, appunto, Heidegger:

“La bellezza del loro incontro consisté proprio nell’improbabilità, nella discontinuità e disomogeneità dei linguaggi e dei modi”

Originale, anticonformista, vulcanico l’allievo; meditativo, austero, criptico il filosofo.
Nel capitolo iniziale del libro, Frèdèric si descrive come un ventenne che negli anni della seconda guerra mondiale si aggirava per Saint-Germain-des-Prés desideroso di incontrare i protagonisti della cultura parigina dell’epoca, in un clima di nascente esistenzialismo: Sartre, in primo luogo, nel cui “L’être et le néant” ebbe a scoprire per la prima volta i nomi di Husserl e Heidegger. E poi tutta la cultura contemporanea che aveva fatto del confronto polemico con il presente, dell’engagement più bellicoso una sfida e un obiettivo imprescindibile. La fenomenologia tedesca, bollata come “canto del cigno di una piccola borghesia minacciata”, veniva accusata di aver spostato l’indagine dall’esistenza incardinata nella storia e nella contemporaneità verso la struttura puramente ontologica dell’uomo, e al senso ultimo dell’essere, all’essenza stessa della verità.

Incuriosito dalle teorie heideggeriane, il venticinquenne Towarnicki (arruolato nel servizio sociale di documentazione “Rhin et Danube”, e inviato in missione nella Germania meridionale in disfatta), ebbe l’opportunità insperata di avvicinare il tanto ammirato filosofo tedesco, caduto in disgrazia per la sua complicità con il nazismo, e costretto a nascondersi in una baita a Totdnauberg, nella Foresta Nera. Il giovane e arguto poeta francese divenne così il “messaggero segreto” di Heidegger, il suo “visitatore impossibile, senza orologio né calendario”, che seppe romperne l’isolamento culturale, creando un collegamento filosofico tra gli scritti di lui e la cultura francese, nelle persone di Sartre, Camus, Queneau, Merleau-Ponty, La Senne, Raymond Aron, Jean Beaufret, Emmanuel Lévinas.

Il romanzo è quindi una sorta di diario degli incontri tra il giovane Frèdèric e Heidegger, a partire dal primo, nell’autunno del ’45, avvenuto nella casa di Zähringen, alla presenza di Alain Resnais e del capitano Fleurquin:

“Entra. Sorprende il suo aspetto. Piccolo, piccolissimo, in costume regionale grigioverde dai risvolti ricamati, indossa dei knickers. Mi sconcerta il suo aspetto di contadino un po’ tarchiato, vestito a festa. Capelli d’argento, l’occhio nero, lo sguardo acuto, appare stanco. Una certa tristezza si legge sul viso dalle guance scavate, qualcosa di tragico… Un provinciale curioso che non si sarebbe mai avventurato fuori dalla sua terra natale”

Con questo “provinciale” che lo interroga sulle abitudini sociali e culturali europee, che irride l’ esistenzialismo e il marxismo, che si difende (insieme alla querula moglie Elfride) dalle accuse di collaborazione col nazismo, che gli consegna scritti inediti e fotografie e gli suggerisce di leggere i presocratici e i tragici greci, Nietzsche e Hölderlin, de Towarnicki instaura un rapporto di rispettosa ma non sottomessa amicizia, condividendo con lui la concezione dell’uomo inteso come “essere di slancio e progetto”, ma interrogandosi se davvero la filosofia dovesse definirsi “un sapere inutile nell’immediato”. Raccontò anni dopo il poeta Renè Char, amico di Martin Heidegger dal 1955, che ai seminari di Thor negli anni Sessanta, ogni volta che il filosofo udiva il nome di Towarnicki, il suo volto “si illuminava di un largo, lungo sorriso”.

Tornato a Parigi, dove “di caffè in caffè si ricostruiva il mondo”, Frèdèrick divenne commentatore delle pagine culturali di “Le Figaro”, e continuò nel suo pervicace impegno di difendere il pensiero spesso incompreso del Maestro e la passione pedagogica di lui, tentando anche di giustificare il suo travisamento ideologico del nazismo. Poi, di nuovo partecipe dell’impegno culturale francese di sinistra, collaborò con la redazione sartriana di “Les Temps Modernes”, lavorando a fianco dei dissidenti sovietici. Per un decennio trascurò sia la frequentazione sia la lettura di Heidegger, irretito forse da quella che il filosofo tedesco definiva “l’epoca calcolante dominata dallo spirito della tecnica”, oppure “il circo…il girotondo tirannico ed effimero dell’attualità”.

Il richiamo del pensiero heideggeriano, quindi “Il ritorno ad Heidegger”, tornò tuttavia a farsi prepotente in lui, e negli anni della protesta sessantottesca lo riportò sulla strada di Friburgo, dal Professore ormai vecchio, deluso, isolato. Solo allora, Frèdèric de Towarnicki osò chiedergli il motivo del suo tragico errore nel 1933. “Dummheit”, rispose Heidegger. “Stupidità”.

Alida Airaghi

mercoledì 20 aprile 2016

Fonte

Il libro

heidegger_mageFu un caso a fare del giovane Frédéric de Towarnicki, appena conclusa la seconda guerra mondiale, il primo visitatore di Martin Heidegger nella Germania in rovina? O fu forse il destino a condurlo alla ricerca del filosofo di cui da anni si ignora la sorte? Questo libro è il racconto – limpido, a tratti perfino buffo, e appassionante come una detective-story – dell’incontro con Heidegger e della consuetudine di colloqui che ne seguì, nella sua casa di Zähringen e lungo i sentieri della Foresta Nera. «Messaggero» del più grande e discusso pensatore del secolo in un momento di grande isolamento e condanna morale, Towarnicki ci offre un «romanzo di iniziazione» (Julien Gracq): ovvero di formazione al cospetto del Maestro.

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Iadaresta a San Siro il sapore di Serie A

Pasquale Iadaresta, attacante dell’UnicusanoFondi, sarà presente oggi (11 aprile 2016) allo stadio Meazza di Milano per registrare un’intervista e girare il trailer del libro 999 di Paolo Amir Tabloni “le storie vere dei campioni mancati” in uscita il 16 maggio e che sarà presentato da Fabio Caressa. Iadaresta, con la maglie del Siena, ha collezionato due presenze in Serie A sul finire del campionato 2005-06, esordendo proprio a San Siro nell’1-1 fra i toscani e l’Inter.

Progetto:
“999”, con prefazione di Vincenzo Pincolini e Damiano Tommasi e nota finale di Arrigo Sacchi, è una storia che lega tutte le altre, unite da un unico, solo, grande amore:
il calcio.
Il libro è una raccolta di biografie di campioni mancati, storie di vita indissolubilmente legate al calcio e a quella grande occasione della vita, che per una ragione o per l’altra, diventa sabbia tra le mani. Storie di forza, fallimenti, passione, e anche di riscatto. L’opera sarà pubblicata dalla casa editrice Diabasis di Parma, il progetto editoriale ha il patrocinio della Lega Nazionale Italiana Calciatori.

Corriere dello Sport

11/04/2016

Il libro sarà disponibile in tutte le librerie d’Italia dal 5 maggio 2016

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Presentazione del libro Anche la luna è capovolta di S Raspelli a Milano

Giovedì 21 aprile alle 19.30  a Milano, alla libreria Les Mots (via Carmagnola ang. Via Pepe 14, Zona Isola) insieme a Psychologists for Human Rights, VISPE ed Edoardo Raspelli...

L’esperienza di volontariato della figlia del giornalista e conduttore di Melaverde, Edoardo Raspelli-

DAI PIEDI NUDI DEL BURUNDI
AI CAMPI PROFUGHI DELLA PALESTINA

Giovedì 21 aprile alle 19.30 a Milano, nella libreria Les Mots, la presentazione del libro edito da Diabasis
con i racconti di viaggio di una psicologa italiana, Simona Raspelli


L’organizzazione di promozione sociale “Psychologists for human rights”, nata a Milano nel 2012 con l’obiettivo di lavorare per i diritti umani sia in Italia che all’estero (anche in Palestina), ha avviato un corso dedicato al rapporto tra Trauma – Narrazione – Resilienza e Resistenza non violenta, con il supporto di Casa della Carità presieduta da don Colmegna. Insieme a questa organizzazione che presenterà il suo corso (il cui ricavato finanzierà il prossimo Summer Camp in Palestina), giovedì 21 aprile, alla libreria Les Mots nella zona Isola (via Carmagnola ang. Via Pepe 14), alle 19.30,  ci sarà la presentazione del libro “Anche la luna è capovolta” di Simona Raspelli, pubblicato recentemente da edizioni Diabasis. All’evento,  parteciperanno l’autrice (la psicologa Simona Raspelli), Giancarlo Airaghi del VISPE (Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti, (www.vispe.it), l’Organizzazione non Governativa con cui l’autrice è partita per il Burundi, i rappresentanti di Psychologists for human rights (http://www.psychologistsforhumanrights.org) e il giornalista Edoardo Raspelli

 

Che cosa si può dire sul libro di Simona Raspelli ?!

“Ha messo in stand by la sua vita;per qualche mese ha lasciato in disparte le comodità ed i lussi di casa,del suo ricco Occidente,e si è immersa come volontaria nella vita di tutti i giorni di due paesi molto lontani,molto diversi,dove ogni giorno si vive il dramma e la tragedia: da una parte la povertà,la miseria,la vita breve condizionata dalle mal curate malattie; dall’altra una società più ricca ma dove odi secolari si mescolano dando vita a una guerra strisciante  implacabile che sembra non dover finire mai.Due paesi,Burundi e Palestina, dove tutto sembra irreale, rovesciato e dove” Anche la luna è capovolta”. Con l’aggiunta di “Una volontaria tra Burundi e Palestina” è nato il titolo di un piccolo libro che racconta le esperienze vissute in prima persona da una giovane donna dal cognome famoso e dalla vita professionale curiosa ed intensa. Simona Raspelli, che ha scritto questo piccolo libro per Diabasis, è la figlia maggiore del giornalista critico gastronomico  e conduttore su Canale 5  di Melaverde, Edoardo Raspelli.
Psicologa,dottore di ricerca, studiosa del mondo drammatico legato al binomio”Ottimismo e lutto”che ha studiato a fondo, Simona Raspelli,milanese, classe 1980, ha passato alcuni mesi in Burundi come volontaria con il VISPE(Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti) ed ha fatto un viaggio di conoscenza in Palestina a visitare campi profughi e villaggi sotto assedio militare.
Nel libretto,109 pagine di racconti intensi,commoventi, emozionanti,che fanno pensare,riflettere: ”Laggiù,nel cuore dell’Africa,quelle foglie di banano intrecciate erano e sono rappresentazione della povertà di una vita rimasta indietro un secolo rispetto alla nostra di noi ricchi,sempre più ricchi occidentali”.
“Anche la luna è capovolta”, edito da Diabasis, può essere richiesto direttamente alla casa editrice (Parma,vicolo del Vescovado 12,tel.0039.0521.207547 –info@diabasis.it    www.diabasis.it <http://www.diabasis.it>   www.facebook.com/edizionidiabasis <http://www.facebook.com/edizionidiabasis>  ) e inoltre sul sito Amazon.

BIOGRAFIA DI
SIMONA RASPELLI

Simona Raspelli, nata a Milano nel 1980, dopo la laurea in Psicologia ha deciso di proseguire lo studio della Psicologia Positiva con un dottorato di ricerca su ottimismo e condivisione delle emozioni. Successivamente ha lavorato all’Istituto Auxologico Italiano in progetti di ricerca europei sull’utilizzo delle nuove tecnologie in relazione a ictus e stress psicologico,partecipando anche ad un progetto in alta quota, sul Monte Rosa, alla capanna Margherita, con un gruppo di cardiologi.
Counselor dal 2009, collabora con Fondazione ABIO Italia Onlus per la formazione ai volontari per il bambino in ospedale e con l’Associazione A.M.A. (Auto Mutuo Aiuto)  di Milano, Monza e Brianza per le consulenze ai gruppi per il lutto e la separazione.
Dal 2012, dopo aver partecipato a due percorsi formativi, ha fatto due viaggi di alcuni mesi di volontariato in Burundi col VISPE (Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti) e un viaggio di conoscenza in Palestina, a visitare campi profughi e villaggi sotto assedio militare e ascoltare testimonianze di volontari internazionali. Dal desiderio di raccogliere e condividere queste esperienze nasce il suo primo libro.

Simona Raspelli racconta:
“PERCHE’ HO SCRITTO QUESTO LIBRO”

“Nel 2012,dopo aver partecipato ad alcuni percorsi formativi, ho fatto due viaggi di alcuni mesi di volontariato in Burundi col VISPE (Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti) e un viaggio di conoscenza in Palestina, a visitare campi profughi e villaggi sotto assedio militare e raccogliere testimonianze di volontari internazionali. Ho raccolto in questo scritto ciò che “due occhi qualunque” hanno visto durante queste esperienze in Africa e Medio Oriente, al di là di conoscenze storico-economiche e competenze tecniche”.
Continua Simona Raspelli : “In una terra che parla di sè già mentre ci si cammina sopra, mentre si lotta con la stanchezza e s’incontra la sua gente, si sperimentano i suoi cibi, animali, tempi…in quella terra una giovane donna bianca fa l’esperienza dell’essere straniera.  A trentadue anni decido di “mettere in stand by la mia vita europea” e il mio lavoro di psicologa e ricercatrice e di partire per il Burundi :questo è il racconto di un piccolo pezzo di vita vissuta appena sotto l’Equatore, dove…anche la luna è capovolta.
Questo è anche il racconto di un altro viaggio: la Palestina per come l’ho vissuta nel breve periodo in cui mi ha ospitata, tra campi profughi e villaggi sotto assedio militare. È il racconto di ciò che due occhi qualunque hanno visto e due   orecchie qualunque hanno ascoltato in quel pezzettino di terra, al di  là delle teorizzazioni sul conflitto arabo-israeliano, al di là delle competenze storiche, politiche, economiche o religiose, al di là delle prese di posizione, al di là di tutto…
Sono andata, ho visto, ho vissuto, ho incontrato persone, uomini e donne comuni, bambini; ho memorizzato e ora racconto”.

SCHEDA DEL LIBRO

“Anche la luna è capovolta. Una volontaria tra Burundi e Palestina”
di Simona Raspelli
Prefazione e intervento di Edoardo Raspelli
Prezzo: € 17
www.libreriauniversitaria.it <http://www.libreriauniversitaria.it>
www.amazon.it <http://www.amazon.it>

CASA EDITRICE
Edizioni Diabasis
Vicolo del Vescovado 12, Parma
Telefono 0039.0521.207547 –info@diabasis.it    www.diabasis.it <http://www.diabasis.it>
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Il Libro

raspelli 3dDa un viaggio con un organizzazione non governativa il VISPE, prende spunto questo libro di Simona Raspelli. Un percorso fra Burundi e Palestina a visitare campi profughi e poveri villaggi. Un libro che fa riflettere e che allargherà in tutti noi l’area della conoscenza e della nostra coscienza. La mirata prefazione del critico gastronomo EDOARDO RASPELLI dà un ulteriore valore a questo volume

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Alfabeto mondo la recensione sul blog “Convenzionali”

Il rosso del sangue si mischiava al giallo dei limoni premuti a terra e sulla pelle di quelle due donne, poi Lucia con una pietra colpì in testa Stefi che crollò senza vita, subito dopo Lucia nuda accarezzava il suo uomo mai nato, si sedette sulle sue gambe deboli e lui che diceva “sì sì tu” e intorno anche i gabbiani ululavano e quei due facevano i versi dei gabbiani e i gabbiani sembravano fare i versi degli uomini. Due impotenze erano diventate due vere potenze in pochi minuti.

Tito Pioli, Alfabeto mondo – Romanzo abbecedario, Diabasis. Se il corpo non può vivere dev’essere la fantasia a volare. Se le membra non possono muoversi, che sia la mente a camminare, correre, saltare, giocare, vivere oltre i confini in cui il destino rio, malvagio, ingrato e perverso ci costringe. Mammamia è vittima di un incidente tragico, che lo immobilizza. Attraverso le parole che sente tutto si mescola, e lui, che è costretto al di qua della vita vera, si inventa un universo bellissimo. Commovente e spiazzante, il libro si fa teatro e cinema, elegia ed elogio lirico della meraviglia. Originale, splendido, da non perdere.

Gabriele Ottaviani

12/04/2016

Fonte

Il Libro

Schermata 2015-06-26 a 10.11.32Si tratta di un antiromanzo, di un’opera preziosa nel panorama della narrativa contemporanea. È la storia del piccolo Mammamia, un giovane che non può alzarsi dal letto per colpa di un tragico incidente. Il suo mondo finisce con i muri della sua stanzetta e a lui non resta che inventarsi, aiutato dalle lettere dell’alfabeto, un universo mai vissuto. Madri, nonni, Babbo Natale, teste di manichino, Charlot, ombre, rovine, giostre, immagini e persone si rincorrono in questa rappresentazione quasi teatrale messa in piedi con il candore, l’ingenuità e la tenerezza dalla penna di questo originale libraio antiquario-scrittore parmense. 07/02/2015 Il Fatto Quotidiano

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Habemus Nanni. Lessico Morettiano: Architettura di un autore – di Maurizio Fantoni Minnella

Come cane sciolto senza collare, geloso della propria solitudine ma anche curioso della vita altrui, pronto a chiudersi a riccio ma anche illuso di poter comunicare fuori nicchia con disperata ricerca di normalità, Nanni Moretti, autore-regista e attore, con i suoi film ormai da quarant’anni, in un pullulare di rifrangenze tra pubblico e privato, è alla cerca di modi e tempi ritmicamente giusti per specchiarsi nella propria identità-diversità e insieme costringere anche gli altri al proprio specchio.
Di questo cinema di Moretti, alter-ego o in proprio che sia, dentro e fuori dalla storia che racconta, il saggista Maurizio Fantoni Minnella non si limita a inquadrare l’apparizione in prospettiva storica, “solo vero rappresentante del nuovo”, dopo “autartico isolamento” nel primo Novecento, effimera stagione neorealistica, “cortocircuito culturale e linguistico” della commedia all’italiana. Con minuzioso incrocio di immaginario sonda nel profondo “l’architettura di un autore” come quella morettiana, di una causticità intrigante, da anticommedia, dopo Io sono autartico (1976) nei primi film da Ecce Bombo (1978) aPalombella rossa (1989) si serva di Michele Apicella “finestrella d’autore”, o in Caro diario (1993) si presenti nome e cognome con la sua orgogliosa unicità di “splendido quarantenne”, o da Aprile (1998) e La stanza del figlio (2001) sino a Mia madre (2015) si introfletti in una “apologia familista” sia pure “secondo un cliché di decoro piccolo borghese”.
Lo studioso ne lamina l’analisi lungo una cinquantina di lemmi, in alfabetica successione dal triplice A (Alter-ego, Amici, Autocoscienza) al duplice V (Vespa e Violenza), e lascia intravedere in filigrana, dopo il picco autoriale di Palombella rossa (1989), personali riserve per film come La stanza del figlio e Il Caimano(2006), di eccessivo morettismo autoreferenziale.

www.sipario.it

Albero Pesce

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Il libro

habemus_nanni_mageIl cinema di Nanni Moretti presenta la particolarità, rinvenibile in pochi altri autori, e non solo italiani, di un universo di segni, riferimenti e citazioni continuamente riconducibili a se stesso, perciò sostanzialmente e perché no, narcisisticamente chiuso. La stessa presenza del regista come di attore (nella duplice accezione di alter ego e di se stesso), accentua la presenza di una dimensione personale il cui linguaggio s’identifica con quello del suo autore. Attraverso l’uso di 50 lemmi, corrispondenti agli elementi che compongono il cinema di Moretti, si è quindi inteso definire quella che si può definire «l’architettura di un autore». Scopo del presente volume è quello di fornire al lettore una nuova e originale lettura critica dell’opera morettiana. Maurizo Fantoni Minnella

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INNOCENZA E MISTERO IN «NUVOLE SPESSE», POESIE DI COSTANZA CANALI

Costanza Canali, giovane scrittrice parmigiana con al proprio attivo una discreta e interessante attività letteraria, pubblica da Diabasis «Nuvole spesse» arricchito da una prefazione di Elvio Guagnini e dalle illustrazioni di Barbara Civilini. Proprio
Guagnini osserva che quella della Canali è «una poesia ricca di richiami all’infanzia e a sogni lontani e pieni di fascino, paure, incanti. Dove la forza cogente del
pensiero trasporta in altre dimensioni e rivela un forte potere di stimolo della memoria». Tra queste «Nuvole spesse», dunque, «il sonno» e «l’ombra» cullano il progetto sentimentale di una storia in gran parte segreta, che vorrebbe rivelarsi attraverso le tracce dell’osservazione della natura, dell’alternarsi delle stagioni, dell’urgenza dei sentimenti e delle sensazioni intime: «Creature/ senza tempo/ si dondolano/ sui fili/ del ricordo,/ mi
raggomitolo/ nella/ morbida/ lana/ per intesserne/ la trama». Una memoria sottile, quindi, che tende a riappropriarsi del vissuto, di quel nido di memorie e istanti e illusioni che poi Barbara Civilini con arte appena appena toccata dal colore illustra e rappresenta. Ma «Nuvole spesse» è anche un racconto. Dentro questo racconto Costanza svela pian piano un altro suo disegno emotivo che è la storia del suo tempo, il suo guardare e
pensare: «Le anime/ sole/ fluttuano/ nell’aria/ perdute in/ mondi lontani/ disgiunti da/ vetri sottili/ le anime/ sole/ lasciano la/ vita/ abbagliate/ dal giorno,/ trascolorano/ goccia a goccia/ in pallidi/ fiori». In questa sorta di crepuscolarismo prezioso che percorre gli ambienti come anime e le anime come ambienti («una musica disegnata»). Costanza riversa tutto il pudore di una poesia innocente che di tale suo merito non si compiace, ma semmai s’ammanta e si permea quasi rispecchiasse la tremula luce di un tramonto segno misterioso del giorno che verrà. In realtà, poi, «seguiamo il viaggio della bianca imbarcazione» della vita con il nostro piccolo strumento, quasi un progetto, del quale esitiamo a riconoscere l’impegno e l’utilità, ma che siamo certi di possedere come un patrimonio di esperienze (sogni, li definisce Costanza) che sono la nostra «debole sostanza», il ritegno e il rispetto della vita isolata perciò nelle pagine di questo libro delicato e felice della propria limpida delicatezza.

Giuseppe Marchetti

Gazzetta di Parma 05/04/2016 p. 31

Il libro

Nuvole spesseUn testo fondato sulla percezione visiva, uditiva, e sull’intreccio tra suggestioni sensoriali e sogno; e sulla trasposizione simbolica di questa interazione sensoriale per adombrare una lettura attenta – che appare, volta per volta, magica, candida, acuta – di una realtà che si manifesta in tutta la sua portata di felicità e dolore, incanto e disincanto, realtà e utopia. E dove la poesia sembra proporsi – con una semplicità solo apparente – come barriera di salvezza rispetto a possibili lacerazioni dell’illusione esistenziale.

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