Cibi afrodisiaci, Vince il made in Italy

Nell’ultima settimana a Expo vanno in scena i “cibi dell’amore” nel padiglione della Coldiretti . Una rassegna di “eco-Viagra” dove non mancano le sorprese come cicoria e zafferano

Cibi dell’amore: il tema è dibattuto, ma spesso le fondamenta sono labili. A fare un po’ di chiarezza ci ha pensato Coldiretti, che si è inventata la prima esposizione degli alimenti «certificati» afrodisiaci dalla scienza o dalla tradizione popolare: pescandoli però dalla produzione tricolore. Le sorprese non mancano. Alzi la mano chi sapeva degli effetti miracolosi della modesta cicoria. Il segreto sarebbe nel suo contenuto: è fonte dell’ormone maschile androstenedione. Il suo consumo, almeno due volte alla settimana (250 grammi), riaccenderebbe passioni sopite. Altro che carne di cinghiale, consumata talora dagli sportivi per la capacità di aumentare il livello del nandrolone!

Chi pensava che il Viagra fosse qualcosa di veramente unico non ha poi fatto i conti con la tradizione. L’umile cipolla rossa vanta un elevato contenuto di ossido nitroso, lo stesso principio attivo contenuto nella «pillola dell’amore». Non è un caso che ai tempi dei faraoni dell’antico Egitto la cipolla rossa venisse consumata dagli schiavi impegnati nella costruzione delle piramidi per avere più energia. Purtroppo certe proprietà attrattive cozzano con quelle repulsive, dovute al noto «inconveniente» sull’alito. La quadra potrebbe essere trovata con qualche accorgimento, come strofinare sui denti foglie di salvia, masticare prezzemolo, chicchi di caffè, menta o chiodi di garofano. La soluzione vale anche per un «cugino» stretto della cipolla, l’aglio. A dare retta a uno che se ne intende di arte amatoria, Ovidio, un’insalata di aglio e cipolla è perfetta per una notte di passione.

I milanesi saranno felici di apprendere che lo zafferano è un vero portento. Una ricerca dell’Università di Guelph (Canada), pubblicata su «Food Research», che ha paragonato centinaia di studi sulle sostanze afrodisiache per comprenderne l’effetto sulla funzionalità sessuale, ha provato che la spezia fondamentale del risotto giallo sarebbe in grado di risvegliare i sensi.

Afrodisiaca è poi la frutta secca. Un piatto a base di mandorla di Avola o pistacchio di Bronte non potrebbe essere scelta più azzeccata per una coppia innamorata in cerca di prole. Secondo la medicina naturale – riferisce la Coldiretti – bastano 30 grammi di mandorle al giorno per stimolare la fertilità nell’uomo e incrementare la passione nelle donne. Non a caso nel Medioevo la mandorla era uno dei cibi principali nella cucina di corte, indispensabile per i filtri d’amore, e ancora oggi si usa regalare confetti di mandorla in occasione di battesimi e matrimoni, per augurare fertilità e prosperità nella vita futura.

Altri cibi afrodisiaci sono il peperone, ricco di sostanze antiossidanti e di vitamina C, che avrebbe un effetto amplificatorio, e il peperoncino, la cui proprietà di aumentare l’afflusso di sangue agli organi è provata da studi scientifici. Caratteristica che ritroviamo anche nella ‘nduja, il tradizionale salume calabrese. Chiude la carrellata dei cibi dell’amore l’anguilla, delle cui virtù sono ciecamente convinti cinesi e giapponesi (qui forse c’entra più Freud).

Effetti afrodisiaci, in realtà, avrebbe anche il vino. Emanuela Medi, giornalista specializzata nel settore medico-scientifico, in un saggio dedicato agli effetti salutistici del succo di BaccoVivere Frizzante», Edizioni Diabasis), che ha scandagliato le pubblicazioni accademiche e le ultime ricerche in materia, ha esplorato anche questo aspetto. «La sfera sessuale – ha affermato – sarebbe stimolata dai polifenoli, potenti vasodilatatori presenti nel vino che aumentano l’afflusso di sangue nei vari distretti, compresi quelli “importanti”». Un effetto che potrebbe essere moltiplicato se abbinato a cibi come quelli indicati da Coldiretti ma anche ad altri, a cominciare dal cioccolato amaro.

«Il cacao, infatti, contiene feniletilamina, un eccitante – racconta Medi – che stimola determinate aree nervose. Ma anche polifenoli che, prolungando l’azione del nitrossido, aiutano l’erezione».

Un potente stimolatore del sistema nervoso, soprattutto femminile, è poi la menta che raddoppia l’effetto se abbinata alla cannella. Un portento è anche lo zafferano, capace di stimolare le fibre dell’utero. La gamma dei super cibi dell’amore comprende, poi, caffè (la caffeina stimola il cervello), le ostriche, ricche di zinco, importante per il testosterone, la banana che aiuta «l’affaticamento» amoroso. E ancora, zenzero o ginseng contro il calo della libido, succo di mirtilli, tartufo, liquirizia, noci, avocado. Insomma il mondo dei cibi dell’amore è ancora tutto da scoprire.

26/10/2015

Fonte: www.de-gustare.it

Il Libro

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Il vino è salute? Vivere frizzante vuole essere un contributo scientifico onesto e documentato che risponde a quanti sostengono il contrario. Non solo, il vino entra nel nostro quotidiano? Ben venga! Nel cinema, nella musica, nell’eros, nella letteratura… ma sempre in modo responsabile. Vivere frizzante è il primo saggio letterario di Emanuela Medi.
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Aurea Parma: presentazione del nuovo numero domani 29 ottobre 2015 ore 17

Esce il secondo numero del 2015 della rivista culturale Aurea Parma pubblicata da Diabasis. Il presidente della casa editrice, Mauro Massa, lo presenterà domani alle 17 nella Sala Colli del Palazzo Vescovile di Parma, assieme a Giovanni Gonzi, Pier Paolo Mendogni ed Emilio Zucchi.

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Aurea Parma ha oggi una nuova direzione – il comitato scientifico ha infatti accettato le irrevocabili dimissioni di Pier Paolo Mendogni alla guida della rivista dal 1998 –: il direttore responsabile è Emilio Zucchi, poeta e responsabile della pagina culturale della Gazzetta di Parma, mentre il direttore editoriale è Giovanni Gonzi (nella redazione dal 1970). Mendogni rimane nella redazione con Giuseppe Bertini, Marzio Dall’Acqua, Giuseppe Massari, Adelisa Prandi Gambarelli, Umberto Squarcia, Elvio Guagnini e il presidente Mauro Massa. L’impegno dell’editore, del direttore responsabile, del direttore editoriale e di tutti i redattori è quello di proseguire nel solco della tradizione della rivista che da sempre valorizza la grande ricchezza storica, artistica, letteraria e musicale del nostro territorio.

 

Dal Burundi alla Palestina per portare aiuto a chi ha davvero bisogno di ogni cosa

Sei contenta della tua vita? Per trovare una risposta Simona ha voluto andare nei campi profughi

Recensione Raspelli 271015 parte 3

Recensione Raspelli 271015 parte 2Recensione Raspelli 271015 parte 1

Miracoli

30/10/2015

La mostra del pane? «Il primo passo verso un vero museo»

Carlantonio Zanzucchi racconta la sua battaglia per realizzare il sogno della sorella Marisa

 

Una mostra del pane è senza dubbio un’idea originale. Ma questa mostra – che si può ammirare in Pilotta – racconta molto di più: la storia di due fratelli e dell’affetto che li lega, il grande sogno di Marisa – la straordinaria collezionista di pane – e di Carlantonio, che di quel sogno è diventato tenace custode.
Marisa Zanzucchi, secondogenita di una patriarcale famiglia di origini bercetesi, dopo aver frequentato le scuole elementari e superiori nella nostra città, si laureò in materie letterarie alla «Cattolica» di Milano. Nel 1947 il felice matrimonio con il medico Emilio Castelli che affiancò tutta la vita a Varano Melegari dove il dottor Castelli aveva la propria
condotta. Insegnò nelle medie di Varano Melegari e Fornovo per poi divenire preside alla media di Pellegrino. La passione di Marisa per il pane nella sua accezione più autentica e cioè come simbolo ed icona delle tradizioni non solo della nostra terra ma di tutto il mondo, nasce tra i banchi di scuola. Sono i suoi stessi scolari che, attraverso i ricordi delle
loro famiglie, fanno scattare nella «prof» la molla che la porterà in tutta la sua vita a collezionare 3.000 esemplari di pani di tutti i formati, anche i più singolari, di
tutte le parti del mondo. Marisa Zanzucchi, autrice di numerose pubblicazioni fra le quali una davvero straordinaria «La farmacopea popolare nell’Appennino emiliano» edito da Zara nel maggio 1992 per conto di Banca Monte Parma, ha avuto, fra gli altri, il pregio di inventare una formula, rimasta segreta e poi trasmessa al fratello Carlantonio,
attuale proprietario della collezione, che ha consentito ai pani di essere rimasti intatti dopo una quarantina d’anni. Un autentico miracolo laico d’amore nei confronti dell’alimento primo dell’uomo. «I pani di mia sorella»:
così Carlantonio Zanzucchi ha voluto indicare i pani che fanno parte della collezione, «sono scesi un paio di anni fa dalla collina dov’erano gelosamente conservati
e custoditi nella casa di abitazione, per arrivare in pianura ed essere collocati in una
casa colonica nei pressi di Parma. Ora ne sono il proprietario e la responsabilità che mi sono assunto non è solo di conservarli ma anche di farli conoscere».
«Maria Zanzucchi era nata nel 1921 è mori nel 2011 senza che il suo sogno del vero Museo del Pane – ha scritto Mario Calidoni nel catalogo della mostra allestita
in Pilotta – potesse realizzarsi. Ora che è maturata la convinzione che il cibo è un fatto
locale e globale e il pane è corpo ed anima, questo patrimonio di pani può davvero diventare la base per un museo vivo che apra la porta a laboratori, studi e approfondimenti con respiro planetario pur essendo nato in una piccola scuola di montagna».
Quali sono i principali tipi di pani della collezione? «Sono tanti –
precisa Zanzucchi – dai pani ad ostia polacchi, ai pani sardi al pane
del Giubileo sempre sardo, agli Occhi di Santa Lucia siciliani, ai pani dei pellegrini con le noci di San Giacomo di Compostela, ai pani dedicati a tanti santi come San Biagio, San Calogero, San Macario, Sant’Antonio, il nostro Sant’Ilario con le scarpette.
E poi i pani dei Morti, delle feste, di Natale e di Pasqua. Per non parlare dei pani delle più
svariate parti del mondo che rappresentano uno vero e proprio
unicum specie in questo momento in cui il cibo è cultura ma anche strumento per salvare tante popolazioni in difficoltà».

Lorenzo Sartorio

Gazzetta di Parma 27/10/2015

 

IL CATALOGO DELLA MOSTRA

PANE NOSTRO NUTRIMENTO E SIMBOLO D’UMANITÀ

La mostra “PANE NOSTRO nutrimento e simbolo di umanità Una selezione di pani dalla collezione di Marisa Zanzucchi Castelli in dialogo con dipinti, manoscritti, incisioni e libri antichi”, vede in proficuo dialogo la prestigiosa collezione privata di pani di Marisa Zanzucchi Castelli, con le opere d’arte e il patrimonio librario delle due più prestigiose istituzioni culturali della città, la Galleria nazionale e la Biblioteca Palatina. È stata compiuta una selezione di 150 pani tra i 3000 della collezione, e il pane è divenuto motivo centrale della ricerca di dipinti, incisioni, manoscritti e libri antichi che potessero entrare in dialogo con questa sorprendente raccolta frutto della passione di una vita. Il visitatore, nei percorsi di senso che sono stati disegnati nelle tre sezioni della mostra,• Pani tra mito e culto • Pani del ciclo della vita • Pani dal mondo ha la possibilità di percepire tutto il valore simbolico di questo alimento carico di valori universali che percorrono lo spazio e il tempo. Tutto questo sullo sfondo di opere d’arte e beni librari che raramente possono essere visti e contestualizzati in itinerari tematici così stimolanti.

Acquista il catalogo sul nostro sito

LOCANDINA E PERCORSO ESPOSITIVO

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Programma e planimetria Pane Nostro

 

Alle ore 17:30 la presentazione del saggio: Vivere Frizzante di Emanuela Medi

Vivere Frizzante è un saggio letterario su uno dei nostri compagni più preziosi: il vino. Colto e divertente insegna molte cose che non si conoscono. (Insegna ad amarlo con il necessario abbandono e il necessario giudizio) Insomma, si legge davvero con piacere.” Giorgio Montefoschi, scrittore.

“E’ bello, è utile soffermarsi sulla frase chiave pronunciata dal regista americano Alexander Payne di Sydeways quando del proprio film dice – parla di vino per raccontare le sfumature della vita- così “Vivere Frizzante” di Emanuela Medi.” Paolo D’Agostini, La Repubblica.

“Un libro agevole, frizzante di nome e di fatto, ricco di valide osservazioni e contenuti scientifici in cui viene sottolineato l’importante contributo di prevenzione, grande conquista sociale della longevità.” Ketty Vaccaro, CENSIS

“Il vino, cultura e arte del nostro paese. Ma l’Italia resta inconsapevolemente illetterata in questa cultura. Chiunque scrive di vino e lo fa bene ha il nostro plauso. Ed Emanuela l’ha fatto bene, e anche frizzante.” Franco M.Ricci Presidente Fondazione Italiana Sommelier.

Alla presentazione Interverrano Giovanni Ballarini, presidente dell’Accademia di cucina italiana e Bonfiglio Carra, enologo cantine Carra

Moderatore sarà Mauro Massa, presidente Diabasis

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Premio Calabria a Juan Octavio Prenz

Lo scrittore argentino-triestino ha vinto con il romanzo “Il signor Kreck”

REGGIO CALABRIA. La 53.a edizione dei Premi Calabria premia quest’anno scrittori, studiosi e giornalisti, tra cui Pietro Greco, conduttore di Rai3-Scienza, René Corona, parigino, docente universitario di lingua e traduzione, per “Les mots de l’enformement. Clôtures et silences: lexique et rhétorique de la douleur du néant).

Viene premiato anche il romanzo “Il signor Kreck” dello scrittore argentino-triestino Juan Octavio Prenz (edizioni Diabasis, 2013), pubblicato con la traduzione di Betina Lilián Prenz, ambientato nella metà degli anni Settanta, ai tempi della dittatura militare e del drammatico fenomeno dei desaparecidos. «L’odissea di un io . ha scritto Claudio Magris – che si svuota mantenendo decoro e dignità, con la virulenta epopea della sanguigna e sempre eccessiva storia sudamericana».

Octavio Prenz

Episodi talvolta assurdi vengono descritti con la dovuta fedeltà allo svolgimento dei fatti, come quello della moglie che non riesce ad avere notizie del marito arrestato senza un motivo valido. Il romanzo è stato definito uno dei testi più significativi della narrativa argentina contemporanea.

La manifestazione si svolgerà il 23 ottobre prossimo nel salone del Grand Hotel de la Ville, di Villa San Giovanni (RC), con la premiazione, preceduta da una tavola rotonda che ha per tema: “La subalternità della cultura nella società odierna” (alle 17), argomento trattato da Giuseppe Morabito (Presidente del Premio Calabria) e da Juan Octavio Prenz. Altri relatori: Pietro Greco, (conduttore di Rai3-Scienza, autore di “La scienza e l’Europa”), con “La cultura si mangia?”; Ghislain Mayau (docente decorazione Accademia Belle Arti di Reggio Calabria), “Vivere la creatività oggi”; Valtieri Simonetta (direttore Patrimonio architettonico urbanistico architettura Università Reggio Calabria),

“Media e cultura. L’importanza della formazione e della comunicazione”; René Corona di Parigi (professore Lingua e traduzione francese Università Messina), “Evoluzione sociale dei linguaggi culturali e creativi”. Alle 19,30, consegna premi e saluto plurilingue agli ospiti della serata.

20/10/2015

Il Piccolo

Il libro

Kreck magentoIl signor Kreck lascia l’Istria poco prima dello scoppio della grande guerra per trasferirsi a Buenos Aires ove “il mondo è grande e ci sono spazi dove la vita è possibile”. Le vicende del protagonista si intrecciano a quelle della storia contemporanea in un susseguirsi di eventi del quotidiano che conducono il lettore in un viaggio attraverso diverse culture e situazioni. La narrazione, ambientata nell’Argentina di Videla degli anni Settanta, è sobria, essenziale e dettagliata nella cura descrittiva. Una prosa leggera e ironica che attraversa alcuni degli eventi più importanti della storia del XX secolo; dal Terzo Reich, all’emigrazione degli italiani in Argentina, al colpo di stato di Ramirez nel 1943. Il libro ha vinto nel 2014 anche il premio “Latisana per il nordest” sezione narrativa.

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“‘Aurea parma’: segnali di risorgimento culturale”

Esce per conto di Diabasis il secondo fascicolo del 2015 della rivista “‘Aurea Parma” che il presidente della casa editrice Mauro Massa presenta alla città nella Sala Colli del Palazzo Vescovile di Parma giovedì 29 ottobre alle ore 17.00, assieme a Giovanni Gonzi, Pier Paolo Mendogni ed Emilio Zucchi.

La rivista “Aurea Parma” ha oggi una nuova direzione – accettate dal Comitato scientifico le irrevocabili dimissioni di Pier Paolo Mendogni alla guida della rivista dal 1998 –, la lunga militanza di Giovanni Gonzi nella redazione, della quale fa parte ininterrottamente dal 1970, lo ha portato ad assumere la carica di direttore editoriale. Convergono sul nominativo Gonzi tutti i membri del Comitato redazionale: dallo stesso Mendogni, che rimane nel novero dei redattori, a Giuseppe Bertini, Marzio Dall’Acqua, Giuseppe Massari, Adelisa Prandi Gambarelli, Umberto Squarcia, Elvio Guagnini e il presidente Mauro Massa.

L’impegno dell’editore, dei redattori e di Giovanni Gonzi è quello di proseguire nel solco della tradizione della rivista, nel rispetto del programma tracciato nel numero inaugurale del 1912 dai fondatori Glauco Lombardi e Giuseppe Melli: “Studiare lo svolgimento della vita di Parma nei diversi momenti storici, combattere in tutte le forme nelle quali si presenti l’incuria per le nostre glorie artistiche […], concorrere a ravvivare l’attività cittadina nell’arte, fare sì che Parma partecipi con rinnovato entusiasmo a quella fioritura d’amore per le nobili manifestazioni del passato […]”. È l’impegno che, dopo Melli e Lombardi, hanno fatto proprio Arnaldo Barilli, Giovanni Drei, Giovanni Copertini, Arturo Scotti, Francesco Squarcia e Pier Paolo Mendogni – loro successori negli oltre cento anni di vita della testata – ma non senza l’introduzione e la nomina a direttore responsabile del talentuoso poeta, e giornalista della “Gazzetta di Parma” Emilo Zucchi.

Esordiente Emilo Zucchi sul panorama intellettuale nazionale già nel 1994 con la raccolta “Il pane” e noto autore di Diabasis che nel 2001 edita “Il pioppo genuflesso” – con prefazione di Mario Luzi –; “‘aurea parma’- segnali di risorgimento culturale”dal cui poema “Le midolla del male” è stato tratto il film di Giovanni Martinelli “Ombra dell’Aquila”, costituisce anch’egli ora una parte irrinunciabile tra – come scrive lo stesso Emilio Zucchi –,“coloro che non vivono la cultura come imprescindibile dimensione della propria vita, la percezione del bello e del brutto e di ciò che è rilevante sul piano della riflessione etica, socio-politica, estetica e religiosa”, ovvero è parte di quelli intellettuali che “credono nell’umanesimo” e che con rigore scientifico trattano i temi della cultura e della vita parmigiana su “Aurea Parma”, “un punto fermo della civiltà umanistica italiana”.
In questo numero di “Aurea Parma” Pier Paolo Mendogni scrive sul risorgimento culturale di Parma e sullo CSAC (Centro Studi Archivio della Comunicazione), lo straordinario Museo – coraggiosa iniziativa dell’Università di Parma – e polo di ricerca con un patrimonio scientifico riassumibile in: 1.700 dipinti; 300 sculture; 17mila disegni di oltre 200 artisti; 7mila bozzetti di manifesti; 2mila manifesti cinematografici; 100mila pezzi di grafica; 14mila disegni di satira, fumetti e illustrazioni; 2milioni e mezzo di disegni progettuali di architettura e design; 800 maquette; 2mila oggetti; 70mila disegni di designer di moda italiani e un importante nucleo di abiti; 2milioni e mezzo di negativi su lastra; 2milioni 200mila negativi su pellicola; 1milione 700mila stampe fotografiche; 150 apparecchi fotografici; 100 pellicole cinematografiche; 4mila videotape; una raccolta di attrezzature per grafica, tipografia, ottiche e strumenti audiovisivi dai primi del Novecento. Il CSAC inaugura per Parma un percorso di rinascita che è anche attività di formazione e di ricerca, è certamente “una coraggiosa sfida, un illuminato messaggio di speranza”.

In questo numero di “Aurea Parma” viene pubblicato il saggio dello storico dell’arte Alessandro Marchi – Funzionario Soprintendenza BSAE Marche di Urbino – “Il restauro svela un dipinto di Michelangelo Anselmi” che inquadra una tavola rappresentante la “Madonna col Bambino e San Giovannino”– nonostante le sovra pitture ottocentesche –, nella prima metà del cinquecento e la attribuisce a Michelangelo Anselmi. Ritornata alla luce in una elevatissima proporzione su questa tavola l’opera, viene introdotto nel saggio il riferimento preciso a Parmigianino e alla “Madonna detta di San Zaccaria” conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Giuliano Masola scrive “Margherita Farnese: un ritratto”; Enrico Dallasta presenta il saggio “Carteggio diplomatico tra sovrani d’Europa e Maria Luigia (1816-1818)”, ovvero del carteggio che testimonia quella volontà politica di conciliazione fra le nazioni europee auspicata dalla Santa Alleanza, e che di fatto segnò la storia d’Europa in quegli anni che la portarono a una ineluttabile evoluzione.

La studiosa Boera Michelotti Pinotti introduce ai lettori con il saggio “Il simbolismo nelle decorazioni della Biblioteca Monastica di San Giovanni Evangelista in Parma”, la sua corposa ricerca che è rivolta specialmente alle cronologie, alle immagini affrescate nelle campate della Biblioteca Monastica di San Giovanni Evangelista, perché è in questa parte dei dipinti della biblioteca che l’interpretazione dei simboli è più ricca di significati e, come scrive l’autrice,“va da sé che anche l’interpretazione più ovvia non sia mai completa, infatti: “un simbolo può allo stesso tempo rivelare e nascondere…”.

“Barba non facit philosophum. Nuove considerazioni critiche sul ‘Ritratto di un filosofo’ di Girolamo Bedoli, alla ricerca di una possibile identità” è il titolo del testo critico di Sonia Sbolzani. Nel saggio si ipotizza che l’opera – il pregevole ‘Ritratto di un filosofo’ (olio su tela) del viadanese Girolamo Bedoli Mazzola, venduta ad un’asta londinese di Christie’s nel 2005, ora in una collezione privata –, rappresenti un autoritratto dello stesso Bedoli – “ecco che il Bedoli si sarebbe qui confrontato con se stesso” – realizzato in un momento delicato, ossia dopo la morte della sua “stella polare”: il Parmigianino.

Ercole Camurani pubblica nel fascicolo II di “Aurea Parma” “Le streghe di Macbeth ‘ d cà nostra” e Albino Calori il saggio “La simbologia della sfera in alcuni monumenti del parmense”; Ubaldo Delsante scrive “In memoriam. Vincenzo Banzola (1923-2015)”.

Nella sezione della rivista Argomenti, compare lo scritto di Fausto Giovanelli, presidente del Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano, “L’Appennino Tosco-Emiliano è riserva Mab Unesco”. In Italia sono tredici le riserve della biosfera e l’Appennino Tosco-Emiliano è ora parte di questo patrimonio comune, “Questo successo è un riconoscimento alla bellezza e alla ricchezza ecologica delle nostre montagne che separano e connettono l’Europa e il Mediterraneo”, scrive Giovanelli. La gratitudine maggiore è espressa al Comitato internazionale del programma Mab, al segretariato Unesco e al ministero dell’Ambiente Italiano.

Nel fascicolo sono recensiti numerosi volumi editi dalla casa editrice Diabasis di Parma nel 2015: Attilio Bertolucci, “Il fuoco e la cenere. Versi e prose dal tempo perduto” per la penna di Giuseppe Marchetti, così come Gian Carlo Artoni – dallo stesso critico – “Lo stesso dolore e altre poesie nel tempo (1949-1966)”; “Tra piccoli sogni e grandi incantesimi. Fiabe da vivere” di Andreina Chiari branchi – illustrato da Anna Bartoli – è recensito da Adelisa Prandi Gambarelli, così come “Alcida e il Novecento” di Elvira Fangareggi Cinci.

Il fascilo di “Aurea Parma” si chiude con la segnalazione in Cronaca del riconoscimento cittadino assegnato al professore Umberto Squarcia che, dopo aver ricevuto la benemerenza civica del “Premio Sant’Ilario” e la “Scarpetta d’oro” della Famija Pramzana, è stato insignito dell’ “Aoristo d’Oro”, consegnatogli dall’Associazione Allievi del Romagnosi. “Il ricordo che ho del Romagnosi è quello di una scuola mitica – ha detto il professore Squarcia – in quel tempo così speciale dei grandi progetti, dei sogni e delle grandi aspettative. Il Romagnosi è una scuola che aiuta, nella sua formazione, a impostare e dare un senso a queste speranze. Mi auguro che il Romagnosi resti questa scuola speciale, che forma gli animi alla ricerca della bellezza e della verità”.

14 ottobre 2015

Parmatoday.it

“Vi racconto il dramma di Burundi e Palestina”

Da Bresso al Burundi e alla Palestina per raccontare “mondi decisamente diversi dal nostro e per mettersi in discussione”: le esperienze di volontariato tra il 2012 e il 2013 in questi due territori di Simona Raspelli, psicologa bressese e figlia del conosciuto conduttore di “Melaverde” Edoardo, sono diventate veri e propri racconti di viaggio nel libro “Anche la luna è capovolta”, presentato ieri pomeriggio nella sala consiliare del municipio di via di Roma.

Continua a leggere l’articolo originale.

4 Ottobre 2015

Giuseppe Nava

Il Giorno

Il libro

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Da un viaggio con un organizzazione non governativa il VISPE, prende spunto questo libro di Simona Raspelli. Un percorso fra Burundi e Palestina a visitare campi profughi e poveri villaggi. Un libro che fa riflettere e che allargherà in tutti noi l’area della conoscenza e della nostra coscienza. La mirata prefazione del critico gastronomo EDOARDO RASPELLI dà un ulteriore valore a questo volume

 

Parma Film Festival nel segno di Wells e Pasolini

La 18esima edizione, dal 5 ottobre al 16 novembre, propone più di 50 film

La 18esima edizione del festival, che si svolgerà a Parma dal 5 ottobre al 16 novembre2015, propone un programma estremamente ricco di proiezioni e di eventi : sono più di 50 i film che verranno proposti nelle varie sezioni.

Da segnalare un’importante retrospe162635064-42bfd356-a20f-4735-9d73-991ee8ea9ef2ttiva dedicata ad un maestro del cinema come Orson Welles, nel centenario della nascita e nel trentennale della morte, del quale vedremo una decina di film che attraversano per intero la sua straordinaria carriera.

La manifestazione rende un doveroso omaggio anche a Pier Paolo Pasolini, nel 40° anniversario della scomparsa, al quale verranno dedicati una giornata di studi, la proiezione di alcuni lavori documentaristici e del film “Salò”, girato nel 1975, presentato nella versione restaurata.

Il festival proporrà omaggi a Buster Keaton, Mario Monicelli, Ingrid Bergman e Fritz Lang, e proseguiranno gli itinerari tematici intrapresi negli ultimi anni dedicati al rapporto Cinema Muto e Musica, il Cinema e la Storia e documentari di giovani autori.

Parma Film Festival è sostenuto dal Comune di Parma, dalla Regione Emilia Romagna, dalla Provincia di Parma, da Fondazione Monte di Parma, dall’Università degli Studi di Parma, Camera di Commercio e Chiesi Farmaceutici.
La manifestazione si svolgerà presso la Casa della Musica e il Cinema Astra di Parma.

Programma –

Lunedi 5 ottobre CINEMA ASTRA
ore 21.00 Cinema Ritrovato
AMARCORD di Federico Fellini -1974- (127′) Versione restaurata

giovedi 8 ottobre CASA DELLA MUSICA
ore 16.00 Cinema Storia e memoria 70°
I SABOTATORI di Nico Guidetti e Mathias Durchfed -2014- (70′)

ore 17.30 Cinema Storia e memoria 70°
L’ALTRA RIVA DEL DON di Umberto Asti -1995- (45′)
a seguire incontro con Umberto Asti, Marina Rossi e Marco Minardi
presentazione del libro SOLDATI DELL’ARMATA ROSSA AL CONFINE ORIENTALE
di Marina Rossi edizioni LEG

ore 21.00 Cinema e musica Omaggio a Buster Keaton
ONE WEEK (Una settimana) di Buster Keaton -1920- (25′)
SHERLOCK JR. (La palla numero 13) di Buster Keaton -1924- (45′)

a seguire
PUCCINI -1915- (8′) film breve inedito ritrovato da Paolo Benvenuti
proiezioni con musica dal vivo eseguita dal M°Daniele Furlati

a seguire
RAPSODIA SATANICA di Nino Oxilia -1914/17- (45′)
Partitura originale di Pietro Mascagni

lunedi 12 ottobre CASA DELLA MUSICA
ore 16.00 Cinema Storia e memoria 70°
UNA NUOVA SCINTILLA di Rita Bertoncini -2014- (65′)
intervengono l’autrice e Brunella Manotti

ore 17.30 Cinema Storia e memoria 70°
LA VITTORIA NON HA LE ALI di Umberto Asti -2002- (50′)
interviene l’autore

ore 21.00 Cinema e Grande Guerra Omaggio a Mario Monicelli 100
LA GRANDE GUERRA di Mario Monicelli -1959-  (135′)

martedi 13 ottobre CINEMA ASTRA
ore 17.00 Omaggio a Orson Welles 100
IL PROCESSO di Orson Welles  -1962- (118′) Versione restaurata

ore 21.00 Cinema Ritrovato Omaggio a Orson Welles 100
IL TERZO UOMO di Carol Reed -1949- (104′) Versione restaurata
giovedi 15 ottobre CASA DELLA MUSICA
ore 16.00 Cinema Storia e memoria 70°
E VENNERO DA LONTANO di Riccardo Stefani -2014- (48′)
interviene l’autore
I SETTE CONTADINI di Elio Petri -1958- (12′)

ore 17.30 Cinema Storia e memoria 70°
L’UOMO DEL VOLGA di Umberto Asti -1999- (50′)
interviene l’autore

ore 21.00 Cinema e musica
NON SONO TORNATI montaggio di materiali sulla Prima Guerra Mondiale  (55′)
proiezione con musica dal vivo del M° Claudio Cojaniz

a seguire
PUCCINI -1915- (8′)  (replica)

lunedi 19 ottobre CASA DELLA MUSICA
ore 16.00 Cinema Storia e memoria 70°
IL TERRORISTA di Gianfranco De Bosio -1963- (105′)

ore 17.45 Cinema e Musica
ASSUNTA SPINA di Gustavo Serena e Francesca Bertini -1915- (67′)
con musiche della tradizione napoletana

lunedi 19 ottobre CINEMA ASTRA
ore 21.00 Anteprima Omaggio a Ingrid Bergman 100
IO SONO INGRID (In her own words) di Stig Bjorkman -2015- (114′)

martedi 20 ottobre CINEMA ASTRA
ore 17.00 Anteprima Omaggio a Ingrid Bergman 100
IO SONO INGRID (In her own words) di Stig Bjorkman -2015- (114′) replica

ore 21.00 Cinema Ritrovato
I PUGNI IN TASCA di Marco Bellocchio -1965- (107′) Versione restaurata

mercoledi 21 ottobre CASA DELLA MUSICA
ore 16.00 Omaggio a Pier Paolo Pasolini 40
APPUNTI PER UNA ORESTIADE AFRICANA di P. P. Pasolini -1970- (65′)
LE MURA DI SANA’A di Pier Paolo Pasolini -1971- (13′)

ore 17.30 Omaggio a Orson Welles 100
DON CHISCIOTTE di Orson Welles -1955/1969- (114′)
nella versione curata e montata da Jess Franco

mercoledi 21 ottobre CINEMA ASTRA
ore 21.00 Anteprima nazionale Palma d’oro Festival Cannes 2015
DEEPHAN di Jacques Audiard  -2015- (109′)  v. o. Sott. it.

martedi 27 ottobre CINEMA ASTRA
ore 17.00 Omaggio a Pier Paolo Pasolini 40
SOPRALLUOGHI IN PALESTINA PER IL VANGELO di P. P. Pasolini 1964 (55′)
LA RICOTTA di Pier Paolo Pasolini -1963- (35′)
APPUNTI PER UN FILM SULL’INDIA di P. P. Pasolini -1968- (34′)

Ore 21.00 Omaggio a Orson Welles 100
QUARTO POTERE di Orson Welles -1941- (120′) Versione restaurata

lunedi 2 novembre CINEMA ASTRA
ore 17.00 Omaggio a Pier Paolo Pasolini 40
PROFEZIA: L’AFRICA DI PASOLINI di Enrico Menduni-Gianni Borgna 2013 (77′)

ore 21.00 Cinema ritrovato Omaggio a Pier Paolo Pasolini 40
SALO’ (LE 120 GIORNATE DI SODOMA) di Pier Paolo Pasolini -1975- (116′) Versione restaurata

lunedi 9 novembre CINEMA ASTRA
Ore 17.00 Omaggio a Orson Welles 100
LO STRANIERO di Orson Welles -1946- (94′) Versione restaurata

Ore 21.00 Omaggio a Orson Welles 100
L’INFERNALE QUINLAN di Orson Welles -1958- (107′) Versione restaurata

martedi 10 novembre CASA DELLA MUSICA
ore 16.00 Omaggio a Fritz Lang
M IL MOSTRO DI DUSSELDORF di Fritz Lang -1930- (106′)
IL GRANDE CALDO di Fritz Lang -1953- (86′)

ore 21.00 Omaggio a Ingrid Bergman 100
VIAGGIO IN ITALIA di Roberto Rossellini -1954  –  (95′) Versione restaurata

lunedi 16 novembre CINEMA ASTRA
Ore 17.00 Omaggio a Orson Welles 100
LA SIGNORA DI SHANGAI di Orson Welles -1947- (84′)

Ore 21.00 Anteprima Omaggio a Orson Welles 100
IL MAGO, L’INCREDIBILE VITA DI ORSON WELLES
di Chuck Workman -2014- (95′)

Nel corso della manifestazione si terranno i seguenti eventi –

Giovedi 4 novembre
Università degli Studi di Parma
ore 9.00/16.00 Giornata di studi
LUCE NERA Pier Paolo Pasolini e l’Africa

Novembre luogo e data da definire
Presentazione libro
INVENZIONI DAL VERO. DISCORSI SUL NEOREALISMO
a cura di Michele Guerra edizioni DIABASIS 2015
Convegno Neorealismo a Parma 2013

2 Ottobre 2015

Parma.Repubblica.it

il libro

Invenzioni dal vero - Discorsi sul neorealismo

La realtà e l’illusione, l’identità e il mito, il viaggio e il confine, la libertà e il canone; il neorealismo oggi ci appare come un prisma attraverso il quale è possibile scorgere le diverse rifrazioni della nostra tradizione culturale e le ricerche formali e narrative del nostro cinema. Anni di dibattiti e di disseminazioni estetiche ne hanno sancito la rilevanza, la vitalità e la capacità di incidere la storia. Alcuni dei maggiori studiosi del cinema italiano tornano, in questo volume, a discutere di neorealismo, offrendo spunti nuovi di riflessione e dimostrando quanto ampie e varie sono le zone di pertinenza del fenomeno neorealista.

Il supermercato vuoto di Rebibbia

Tito Pioli scrittore, ha pubblicato per al casa editrice Diabasis il suo romanzo intitolato: Alfabeto mondo – Romanzo abbecedario 176 pagine, 15,00 Euro

C’era un supermercato a Rebibbia, al bancone dei salumi ci serviva Germano, occhi da Picasso, testa rasata, lui sorrideva sempre. Ma da mesi in quel supermercato c’erano sempre più vuoti e io e la nonna andavamo con la squadra e il righello nel reparto frigo dello yogurt, tra le casse della verdura, tra i pacchi dei biscotti. Misuravamo gli spazi, quegli spazi che facevano male. Più quegli spazi aumentavano più il sorriso di Germano sfioriva e io facevo finta di non capire ma capivo tutto e la nonna con un po’di cattiveria chiedeva a Germano quello che non c’era: il mascarpone, il salame di Felino, lo yogurt al malto, “Arriveranno” diceva lui e si voltava di spalle. Ma deve essere stato come un incontro di boxe quando uno riceve un diretto in faccia e la faccia si gonfia e sbanda in mille direzioni, intanto i vuoti erano trenta, centoventi, trecentoquindici. Germano poteva tirare di boxe adesso forse. Alla sera al telegiornale non facevano vedere la faccia gonfia di Germano, e nemmeno lo spazio vuoto tra le mele e i finocchi, non potevi farci una tesi di laurea su una roba del genere, nessun professore l’avrebbe accettata. Vedevamo un giorno che Germano vagava da solo tra i banchi mezzi vuoti con un pennello in mano e non capivamo. Non arrivavano quei furgoni con la merce, guardavamo io e mia nonna le sagome delle macchine in lontananza e le facce delle commesse stampate e deformate contro i vetri e deformate come durante un incontro di boxe. Si sentiva la canzone Vietnam Song. Era una guerra alla periferia di Roma. Abbiamo visto Germano dipingere le banane sulla superficie del banco dove non arrivavano da otto giorni, poi ha dipinto le scatole di tonno, i pacchi di vremmo fare, ma lui le ha fatte in modo estremo. Il suo operato ci riflette perché noi viviamo nella società dell’apparenza e in questo tipo di comunità è più facile vivere solo d’esterio – rità, magari con una maschera come quella che ha indossato Marco incantando tutto il mondo con la sua storia di vittima. I casi come quelli di Enric Marco sono indicativi di squilibri psicologici? Assolutamente no: è un uomo normale, è uno specchio per tutti noi, e quando il caso è venuto a galla per scrivere il libro mi sono posto tre domande. La prima: come è possibile che un uomo menta su uno dei crimini più mostruosi della storia dell’umanità? La seconda: com’è possibile che tutto il mondo abbia creduto alle menzogne di Marco? Terza: perché questa storia mi ha disturbato tanto? Ma perché Marco ha mentito anche sull’Olocausto? Ci sono tante risposte a questa domanda, ma soprattutto lui ha fatto ciò per essere amato, stimato e onorato violando tutte le regole che gli altri accettiamo e rispettiamo. Il mondo ha creduto alle sue fandonie perché Marco raccontava tutto quello che la gente voleva sentirsi dire: una verità edulcorata, amabile, sentimentale, romantica. Primo Levi, uno dei grandi ispiratori di questo mio romanzo, ha messo in risalto una zona che è sempre stata in ombra: quella in cui la vittima diventa carnefice e il carnefice può diventare vittima. Quella di Marco è la falsificazione della Storia, e questo è meraviglioso per la gente che non vuole la verità. Claudio Magris ha scritto che Marco con le sue menzogne ha contribuito a diffondere la verità dei lager. Lei è d’a c c o rd o ? Non sono d’accordo con Claudio Magris perché le bugie di Marco restano bugie, e fornire dei fatti una versione rassicurante significa tradirli. Quella di Marco è una perversione attuale, una confusione tra la vittima e l’eroe. Anche le vittime hanno bisogno di solidarietà, ma non sono eroi: l’eroe è un’altra cosa. Nessuno voleva mettere in dubbio quello che lui diceva e questo lo ha favorito. Lei ha pensato subito di scrivere il libro quando ha saputo del caso Marco? Quando si è scatenato il caso Marco mi sono interessato subito alla vicenda anche perché i media ne avevano fatto una specie di idolo delle folle. La vicenda di Marco parla di noi, di me, di lei. Marco è la nostra autocoscienza e il nostro riscatto: tutti vorrebbero una vita diversa. E Marco se l’è inventata così bene che solo un paziente topo degli archivi ha scoperto la sua colossale truffa. L’inganno era stato così ben costruito che anche qualche autentico deportato era caduto nel tranello della memoria storica falsa sbandierata da Marco.u ®L’i m p o s t o re di Javier Cercas Guanda, pag. 406, A 20,00 Javier Cercas «L’impostore», il nuovo libro dello scrittore spagnolo. di Edoardo Fornaciari pasta, e la gente si chinava e veniva illusa da quei disegni e prendevano e pesavano il nulla come se fosse stato vero. Poi Germano ha cominciato a dire ai clienti con le rughe sulla fronte che aumentavano: “Non si sa, non dicono niente ma molti prodotti non arrivano più da noi”, “Anche io mi sogno i furgoni di notte, quei furgoni forse li hanno rubati, li hanno distrutti non arrivano più da noi”. Con i pennelli e i colori Germano vagava là dentro e il capo lo ha preso per il bavero e lo ha sbattuto contro un muro e gli diceva di smetterla che non si poteva illudere la gente, non si mangia frutta finta, non si usavano ciabatte disegnate. Poi un giorno le serrande di quel supermercato di sono chiuse, c’erano le casse vuote, i topi vagavano spediti, Germano era chinato a terra nel parcheggio delle auto e dentro due strisce bianche dipingeva una Punto rossa che non c’era. Sull’asfalto Germano ha dipinto mele, carciofi, costine di vitello, focaccia alla cipolla, scope. Ci ha salutati con il mezzo sorriso e noi due ci siamo seduti per terra, davanti al supermercato vuoto in attesa dei furgoni, delle luci giuste, alzando le braccia, urlando. Vietnam Song la guerra era appena iniziata. Una commessa che tornava dalle ferie cercava di forzare la porta d’ingresso e chiedeva spiegazioni, chiedeva perché nessuno le aprisse la porta verso il suo lavoro. Verso la salvezza.

Tito Pioli

27/09/2015

Gazzetta di Parma

rubrica: Il racconto della domenica

pioli