Giustizia sociale, sogno rosso di passione

«Questo è il diario di un’anima, la storia di un militante del Pci che voleva che i poveri fossero meno poveri e i ricchi meno ricchi»

E’ un libro sull’impegno politico e sul suo significato, sulla vita di un funzionario di partito che agiva con ideali e obiettivi alti, «Comunisti» di Renato Lori, pubblicato da Diabasis. Il libro di un ex partigiano che, terminata l’espe – rienza resistenziale, ne inizia un’altra nelle file del Partito comunista italiano, pronto a lottare dall’interno per la «fantastica utopia di un mondo di donne e di uomini liberi, prima di tutto perché liberati dall’indigenza, di popoli finalmente emancipati, fraternamente solidali, non più divisi da assurde frontiere, dediti a costruire il loro futuro nella fratellanza e nella pace». Lo farà per oltre mezzo secolo, restando fedele a quegli stessi ideali ma negli ultimi anni vivendo un disagio crescente verso il partito e i suoi dirigenti, nei confronti dei quali solleva il tema della questione morale. Il volume, a cura e con note di Francesca Niccolai, è aperto da una prefazione di Pier Luigi Bersani e chiuso da una postfazione di Mario De Blasi, i quali ne sottolineano la forza. «La storia potrà certamente riconoscere errori, limiti, incompiutezze di quel Partito, ma non potrà negare la dignità e il prestigio che sono stati regalati a quel Partito da vite intere di donne e di uomini perbene. Vite come quella di Renato Lori», scrive l’ex segretario del Pd. «La vita di Renato Lori […] può consegnare ai giovani – si legge nella postfazione di De Blasi – un messaggio diverso, non certo per evocare nostalgie di un passato da non mitizzare in modo irrealistico, ma per spiegare che la politica è bella quando nasce da un ideale ». «Credo che sia un libro importante, per molti motivi», spiega Giuseppe Massari di Diabasis, soffermandosi innanzitutto sul taglio complessivo del racconto: «C’è un tono dimesso, quasi crepuscolare: Lori è questo, e nella costruzione del libro abbiamo voluto adeguarci. Il finale del volume precedente, “C’era un ragazzo…un partigiano”, era emblematico: quel libro finiva il 9 maggio 1945 con la sfilata dei partigiani a Parma, e lui, che era stato per un anno nella Quarantasettesima, e aveva 22-23 anni, invece di partecipare al tripudio generale va a casa a Felino, mangia una minestra riscaldata e va a letto. Toccante e poetico. Questo nuovo libro – continua Massari – comincia non “do – ve” ma “come” l’altro finisce. Lori, figlio di un contadino, mentre sta lavorando nei campi è avvicinato da un funzionario della federazione di Parma del Pci, e questo gli chiede se vuole fare il “rivoluzionario di professione”, cioè il funzionario di partito. Lui, così umile, si vede proiettato in questo empireo. Il ragazzo che quel giorno, anziché partecipare al tripudio collettivo, se ne era andato a casa, aveva mangiato la minestra riscaldata ed era era andato a coricarsi, pochi anni dopo è funzionario del Pci». La scelta della curatrice del volume e della casa editrice è stata proprio quella di «allinearsi» alla modestia dell’auto – re, scomparso nel 2014. «Noi ci siamo adeguati al testo e a questo tono – con – ferma Massari – che era anche un suo modo di essere: un tono dimesso, molto pacato, senza trionfalismi. Anche nelle note abbiamo mantenuto la stessa scelta: note semplici, didascaliche, solo esplicative, anche per assistere il lettore su persone e nomi oggi forse poco noti. Come nel caso di “La seconda Julia nella Resistenza” di Sergio Giliotti, appena più giovane di Lori, anche qui ho trovato un’assenza assoluta di retorica, e chiaramente non intendo la parola in senso letterario». Il volume racconta Lori, con pagine anche molto personali e intime, e racconta il suo essere nel Pci. Un’appartenen – za senz’altro fedele, la sua, ma «critica ». «Lori è un militante – dice ancora Massari – al servizio di un’idea molto grande. E la vede in termini semplici: migliorare il mondo. I poveri devono essere meno poveri, i ricchi meno ricchi, e dev’esserci giustizia per tutti. Renato è stato sempre molto fedele al partito, ma in modo particolare, distaccato: si chiedeva sempre se ciò che si stava facendo andasse bene. Fa due visite in Urss ma torna deluso, perché capisce che forse non è il paradiso in terra: insomma piccoli malesseri, qualche disagio. Sente che può esserci qualcosa che non va nel Pci ma gli resta comunque fedele, e condivide la linea riformista di Togliatti. Subisce un grosso contraccolpo nel ‘56, con i fatti d’Ungheria, ma non si ribella. Non ne ha la forza: uscire dal Pci sarebbe stato qualcosa di troppo grande». Certo, soprattutto nel finale, si avverte una disillusione abbastanza inequivocabile. Quella di chi si trova in difficoltà nel contesto in cui opera. «Lori muore insoddisfatto. Fino all’ul – timo ha avuto la sensazione che gli mancasse qualcosa, si trova quasi con un pugno di mosche…A questo proposito mi vengono in mente due citazioni: “Il comunista” di Morselli, per il quale l’essere comunista non è di fatto una “compen – sazione” di altri vuoti, e “Il ritorno di Vasilij Bortnikov” di Pudovkin, con il protagonista che quando torna dalla guerra e trova la moglie sposata a un altro non vede negli ideali della collettivizzazione un vero asilo. Anche Lori – afferma Massari – sente sempre dentro di sé qualcosa che rode». È chiaro comunque che a un certo punto della sua parabola politica prevale il disorientamento. «Lori è un essere razionale, ed essendo un togliattiano capisce. Capisce e segue Berlinguer, capisce la trasformazione del Pci in Pds, però non ci si trova più come clima e come ambiente, è un uomo disorientato. E quando esce dai Ds è perché si è accorto che c’è stata anche una trasformazione “antropologica”: la sua incompatibilità con i Ds non è politica, ma è un mondo che lui non conosce più e con cui non riesce più a dialogare », osserva Massari, che mette sul tavolo un argomento enorme: «Ora la domanda diventa questa: uno come lui si è accorto di essere passato attraverso la grande storia oppure non lo ha capito? Questa gente, cioè, ha capito che stava scrivendo una delle pagine politiche italiane più importanti, come ha fatto il Pci? O la grande storia è passata loro accanto e non se ne sono accorti, e sono stati solo “ligi burocrati”? Secondo me Lori era ben conscio di quello che faceva: con umiltà, non con servilismo, si è messo al servizio degli altri. Il suo era proprio lavorare per gli altri, non per sé. Quando Berlinguer diceva che i comunisti erano diversi era vero, non era propaganda. La famosa austerità di Berlinguer, di cui tanto si è detto, in realtà era la visione di una società più decente e più rispettosa dell’uomo». Per questi e per mille altri motivi il libro è senz’altro da segnalare: perché racconta della vita, e anche dei travagli, di un comunista che ha attraversato da dentro un lungo tratto della storia del partito. «È un libro importante. C’è una grande messe di informazioni, anche piccole rivelazioni, sul Pci a Parma e in Emilia. Ma io l’ho visto in un altro modo: come il “diario di un’anima”. Lori vuole scrivere non la storia del comunismo ma la sua storia. Noi almeno l’abbiamo inteso così: e in quelle pagine – conclude Giuseppe Massari – abbiamo voluto cercare non il politico ma l’uomo».

Lisa Oppici

Gazzetta di Parma 28/08/2015

La scelta dell’impegno politico

Pubblichiamo le pagine iniziali del saggio «Comunisti». II Me ne tornavo dal lavoro nei campi, arnesi sulla spalla, una sera d’inizio settembre ancora caldo, quando mi venne incontro, pedalando a fatica, lungo la carrareccia tutta buche e polvere, un compagno della federazione. L’avevo riconosciuto da lontano, era Pio Montermini, responsabile della commissione quadri. Era un compagno proveniente da Reggio Emilia, come reggiano era Aldo Magnani, segretario della federazione, Montermini aveva sposato una partigiana di Parma, conosciuta durante il periodo della Resistenza sulle montagne reggiane ed in seguito si era trasferito nella nostra città. Lo avevo ritenuto un fatto casuale, poi, mi ero convinto del contrario. Montermini, Magnani e Raffaele Vecchietti, arrivato poco dopo da Bologna, responsabile della struttura organizzativa del Partito, erano venuti per rimettere in sesto la situazione critica del gruppo dirigente della federazione, far cioè rispettare le decisioni prese dal comitato regionale, quindi democraticamente imposte dal segretario regionale e membro della direzione del Partito, Antonio Roasio. Solo molto più tardi avrei imparato che Montermini era stato un prestigioso comandante partigiano insignito della Medaglia d’argento al valor militare e che il Comando alleato in Italia gli aveva assegnato, fatto del tutto eccezionale, la Bronze Star. «Sarà per convocare la solita riunione di sezione», pensai. Salutò mio padre, che da buon bersagliere mi precedeva ampiamente e, dopo un rapido preambolo, con mia grande sorpresa, mi chiese se ero disposto a frequentare un corso di Partito di tre mesi, alla scuola regionale di Reggio Emilia. Restai alcuni attimi senza rispondere. Ero lusingato dalla proposta, la ritenevo un riconoscimento per la responsabilità di segretario della sezione locale che i compagni mi avevano affidato circa un anno e mezzo prima, ma si frapponevano non pochi ostacoli. «Devo parlarne in famiglia» fu la mia risposta. Avevamo alcuni appezzamenti di terra in proprietà, due o tre ettari in tutto, sparsi sulla collina, che rendevano pochissimo. Lo scarso reddito s’integrava con brevi periodi di occupazione stagionale come braccianti o improvvisati operai, nei salumifici o nelle piccole fabbriche di lavorazione del pomodoro. Le donne, mia madre e mia sorella, prendevano a cottimo appezzamenti per la coltivazione del pomodoro. Non era proprio fame, ma certo una vita da miseria. Soldi non ce n’erano mai! Per questo mio padre pensava a un’impresa più grande, magari affittando un podere di dieci, quindici ettari, possibilmente in pianura, corrispondente al nostro potenziale di mano d’opera, con la speranza di ricavarne un reddito più elevato. Impegnando i capitali disponibili, forse, era possibile. E ora la mia proposta poteva mandare all’aria propositi e progetti lungamente maturati. Meditavo e rimeditavo sul momento più opportuno per parlarne, mio padre aveva notato il mio atteggiamento più serio e taciturno del solito, non sapevo da dove iniziare, poi, d’un tratto, buttai lì tutto d’un fiato quanto mi era stato chiesto. Seguì un lungo silenzio. Mia madre mi rivolgeva occhiate incredule, mi aspettavo un cenno di solidarietà da mia sorella che non veniva. Poi, mio padre ruppe la tensione che si era accumulata: «Se questa è la tua scelta» disse «non possiamo impedirtelo. Mi auguro e ti auguro che la tua sia una vita meno grama della nostra». Aveva intuito che quel passo mi avrebbe portato ad un maggiore impegno politico e, di conseguenza, ad interrompere il legame atavico della famiglia con la terra. I compagni della sezione avevano accolto con entusiasmo la mia decisione di frequentare il corso e volontariamente si erano proposti per dare una mano a mio padre nei lavori più impegnativi delle semine autunnali. A Reggio la sede della scuola era nel centro della città, in locali adiacenti alla federazione comunista. Eravamo alloggiati in camerette a due posti, avevamo un’ampia sala ricreazione con biliardo, un radio-grammofono con una raccolta di dischi di buona qualità, scacchi, dama ed altri giochi, oltre, naturalmente, un’ampia aula per le lezioni. I pasti si consumavano presso la mensa del circolo Gramsci anch’esso funzionante all’interno della stessa struttura. Frequentavano il corso altri due compagni di Parma: Luigi Griffini, allievopresso un orologiaio eDomenico Canetti, ultimo di una numerosa e combattiva famiglia di braccianti stagionali, che alla miseria di sempre aggiungeva le conseguenze del duro e prolungato sciopero dell’estate del ‘496. Dirigeva il corso Remo Polizzi, figura di primo piano dell’antifascismo parmense, ex operaio tipografo, con quella fronte spaziosa, il cranio attraversato dai radi capelli, lo sguardo trasognato dietro le spesse lenti degli occhiali, a causa di una miopia congenita, rappresentava il tipico intellettuale autodidatta. Durante il Ventennio, aveva scontato molti anni di carcere e di confino, dove aveva incontrato personaggi di rilievo dell’antifascismo e del Pci, attraverso i quali, come dal poco, ma prezioso, materiale clandestino circolante, era riuscito ad arricchire le conoscenze teoriche e politiche sulle quali il Partito comunista aveva impostato i propri programmi.

Renato Lori

Gazzetta di Parma 28/08/2015

Il libro

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Dopo il successo C’era un ragazzo… un partigiano, esce postumo il nuovo libro di Lori Comunisti. Il tema principale è il dopoguerra con tutte le contraddizioni politiche e sociali viste da chi, dopo la guerra partigiana, si attendeva per l’Italia un futuro migliore. Temi visti sotto l’occhio attento di chi è stato uno dei più importanti e influenti politici a livello locale e nazionale.

Fino a dicembre scontato del 50% se acquistato online

PANE NOSTRO. NUTRIMENTO E SIMBOLO DI UMANITA’

PANE NOSTRO. NUTRIMENTO E SIMBOLO DI UMANITA’
Una selezione di pani
dalla collezione
Marisa Zanzucchi Castelli
In dialogo con dipinti, manoscritti,
incisioni e libri antichi

Con il patrocinio di:
Senato della Repubblica
Regione Emilia-Romagna
Comune di Parma
Università degli Studi di Parma
Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano

Palazzo della Pilotta
Galleria Nazionale
Biblioteca Palatina
PARMA
DAL 5 Settembre ‐ AL 29 Novembre 2015

Inaugurazione
Sabato 5 settembre 2015 ore 11.00, Galleria Nazionale
Saluti istituzionali
Mario Scalini, dirigente Polo Museale
Emilia-Romagna
Daniela Moschini, direttrice Biblioteca
Palatina
Interventi
Mauro Massa, presidente comitato promotore
per il Museo del Pane
Mario Calidoni, esperto educazione al
Patrimonio
Mariangela Giusto, funzionario storico
dell’arte Galleria Nazionale
Grazia Maria de Rubeis, funzionario bibliotecario
Biblioteca Palatina
Testimonianze
Carlontonio Zanzucchi
Giovanni Ballarini
Emma Tassi-Carboni
Introduce
Maurizio Chierici, giornalista

Enti promotori: GALLERIA NAZIONALE DI PARMA, POLO MUSEALE EMILIA-ROMAGNA, BIBLIOTECA PALATINA, FONDAZIONE MUSEO BODONIANO

Con il Contributo di: UNIONE PARMENSE DEGLI INDISTRIALI, ASCOM, CONFCOMMERCIO PARMA, FONDAZIONE CARIPARMA, MOLINO GRASSI, LESAFFRE, AGUGIARO E FIGNA, ACCADEMIA ITALIANA DELLA CUCINA
Tra dipinti, manoscritti, incisioni e libri antichi
conservati nelle due più prestigiose realtà
culturali della città, si svela un patrimonio
unico proveniente dal territorio di Parma,
che da anni aspetta di essere apprezzato e
conosciuto: la collezione di pani di Marisa
Zanzucchi Castelli.
Nella mostra vengono esposti 150 esemplari
di questa raccolta, che è composta di oltre
3.000 pani ed è frutto della passione di una
vita. Una passione nutrita dalla puntigliosità
della ricerca e dall’impegno di trasmissione di
una cultura che, anche attraverso la scuola,
ha inteso essere per tutti.
Gli esemplari dei pani si affiancano ad alcuni
dipinti, grandi pale d’altare, oggetti di apparato,
incisioni, miniature, libri antichi dove
il pane è immagine e apparizione; un accostamento
che fa emergere per tutti i beni il
significato dell’essere contemporaneamente
frutto della concretezza e della corporeità
dell’uomo e della sua capacità di simbolizzazione
– nella misteriosa integrazione tra
bene materiale e immateriale – nel singolo
pane come nelle opere artistiche che la storia
della cultura ha fatto arrivare sino a noi .
La mostra, toccando il tema del cibo, di estrema
attualità nella sua espressione più antica
e autentica del pane, con i pani e le opere
della Galleria Nazionale e della Biblioteca Palatina,
indaga sui valori storici e antropologici
attraverso alcuni percorsi di significato reale
e simbolico che toccano tempo e spazio, le
due dimensioni essenziali dell’uomo nel suo
rapporto con il mondo:
Pani tra mito e culto
Pani del ciclo della vita
Pani dal mondo
Catalogo della mostra a cura di:
Edizioni Diabasis – Diaroads srl, Parma.

Progetto e design espositivo: Emma Tassi-Carboni.

www.museodelpane.it

 

PERCORSO ESPOSITIVO DELLA MOSTRA E PROGRAMMA

Programma e planimetria Pane Nostro

 

LOCANDINA DELL’EVENTO

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www.museodelpane.it

www.diabasis.it

 

 

Diabasis chiude per ferie dal 8 al 23 agosto

Avvisiamo tutti i lettori, lettrici e i sostenitori che dal 8 al 23 agosto la casa editrice sarà chiusa per ferie.

Tutte le attività saranno sospese.

Tutti i libri ordinati sul nostro catalogo on line saranno spediti dopo il 24/08/2015.

La redazione della casa editrice Diabasis vi augura buone vacanze.

Per maggiori informazioni potete scrivere a info@diabasis.it o telefonare allo 0521 207547.

FINO AL 31 DICEMBRE 2015 TUTTI I NOSTRI LIBRI SCONTATI DEL 50%.

L’offerta è valida solo per gli acquisti on line

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