La Cina “disconosciuta”: è proprio come la immaginiamo?

Qualsiasi progresso sociale per il conseguimento di maggiore equità, giustizia e pacificazione delle relazioni tra Paesi richiede un faticoso e graduale processo di apprendimento. Inaugurando questo nuovo speciale sulla Cina abbiamo voluto, con il primo contributo del 13 luglio, aprire a uno sforzo interpretativo non giornalistico-fattuale, ma  scientifico-divulgativo. Così abbiamo posto al centro della nostra analisi la problematizzazione dell’attuale “modello cinese”, cercando di trattare questioni teoriche e politiche di ampia portata. In questo secondo articolo cominciamo ad approfondire alcuni fatti, ma sempre nel solco dell’approccio proposto. Presentiamo brevemente le influenze storiche tra Cina e Occidente, il disconoscimento opinionistico-mediatico ‒ e quindi anche politico ‒ in merito ad alcuni progressi oggettivi della Repubblica Popolare, per poi concludere ancora una volta con considerazioni più generali sul modello cinese, in relazione all’emergere di nuove aperture e di nuovi riconoscimenti.

LA CINA DISCONOSCIUTA E LA MANIPOLAZIONE MEDIATICA – Oggi non è sufficiente ricordare che Voltaire, Leibniz e illuministi meno noti provassero una particolare ammirazione per la storia, l’organizzazione socio-politico-culturale e la laicità della Cina. Oppure che Goethe notò come la Cina conoscesse già una fiorente letteratura «quando i nostri antenati vivevano ancora nei boschi». Per dotarsi di uno sguardo più equilibrato nei confronti della Cina non basta neanche sottolineare l’unicità e la straordinarietà del suo sviluppo socioeconomico più recente, che, sottolinea Losurdo, «in un breve periodo di tempo ha assicurato il diritto alla vita a centinaia di milioni di uomini – nonostante gli aspetti discussi della politica del figlio unico – precedentemente condannati alla fame e alla morte per inedia», realizzando la più significativa crescita dei salari medi annui (urbani e rurali) e la più grande generazione di ricchezza della storia dell’umanità. Queste considerazioni sono quindi necessarie soprattutto alla luce delle critiche che spesso dalla prospettiva occidentale vengono rivolte alle qualità della cultura cinese – nonché alla sua complessità politico-sociale –, in molti casi spiegate da una retorica politica e mediatica pregiudiziale e distorta. La Cina viene infatti dipinta – spesso con toni sprezzanti – come il Paese simbolo dei peggiori primati mondiali e né l’eredità storica, né le evidenze sui risultati conseguiti dalla Cina contemporanea sembrano in grado di scalfire una diffusa presunzione di superiorità della civiltà occidentale rispetto al resto del mondo.

Se prendiamo in considerazione le indagini condotte dal centro statunitense Pew Research (2010, 2012), si evince che il grado di soddisfazione del popolo cinese rispetto alle competenze e ai risultati raggiunti dai loro governanti è di gran lunga superiore ai valori registrati in Paesi come Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Giappone. «Circa nove cinesi su dieci (92%) dicono che il loro tenore di vita è migliore di quello dei loro genitori e il 39% sostiene che è di gran lunga migliore. […] Dei 21 Paesi indagati, solo i brasiliani sono titolari di una valutazione estremamente positiva del loro progresso economico» (Pew Research). È possibile che alcuni lettori si stupiscano leggendo questi dati: soprattutto se abituati ad adottare una prospettiva autoreferenziale, che impedisce di prendere sul serio sia i progressi più recenti della società cinese, sia le analisi critiche, puntuali e ben documentate, sul declino delle nostre democrazie. In particolare, secondo Todorov i regimi politici “democratici” sono malati dei propri eccessi, «la libertà diviene tirannide, il popolo si trasforma in massa manipolabile, il desiderio di promuovere il progresso muta in spirito di crociata». Egli afferma anche che «l’economia, lo stato e il diritto non sono più dei mezzi in vista dello sviluppo di tutti e ormai partecipano a un processo di disumanizzazione. In alcune occasioni questo processo sembra irreversibile». Proprio oggi che i britannici acquistano treni ad alta velocità progettati e realizzati da compagnie cinesi, alcune delle maggiori compagnie di telecomunicazioni sono colossi cinesi (Huawei, Wampoa, ZTE, Lenovo), i più rapidi sviluppi nell’uso e sperimentazione di “materiali e tecnologie verdi” avvengono in Cina, il sistema di welfare-state della Repubblica Popolare sta registrando avanzamenti molto significativi e, solo per fornire un altro esempio, i sindacati di partito e quelli indipendenti sono riconosciuti in aziende come Wal-Mart – in cui i diritti sindacali sono meno tutelati negli Usa; nonostante tutti questi elementi sembra che una componente rilevante dell’opinione pubblica occidentale sia incapace di superare i propri pregiudizi e stereotipi.

QUALCOSA STA CAMBIANDO – Se ciò che è stato scritto fin qui è ampiamente documentato, è pur vero che qualcosa sta cambiando nella visione occidentale della Cina. Ciò emerge chiaramente dalle considerazioni di Wang Yiwei, ricercatore al Centro di Studi Teorici del Socialismo con Caratteristiche Cinesi del Ministero dell’Istruzione. Riportiamo di seguito degli estratti di un intervento pubblicato recentemente nella rivista Qiushi – la rivista teorica del partito – che ci consente di ritornare sul dibattito relativo al “modello cinese” (da una prospettiva propriamente cinese), ovvero sull’individuazione di un sistema nazionale sempre più riconoscibile, a livello macro-regionale e globale, proprio per la sua diversità ed alterità rispetto alle civiltà occidentali.

«Per anni, ci sono state persone in Cina e all’estero, che hanno evitato ed eluso il modello cinese, e negato la sua esistenza. Tuttavia, qualcosa sta cambiando. Mentre la Cina diventa sempre più fiduciosa sul proprio percorso […] il modello cinese è diventato sempre più percepibile e più distinto». Sul piano dello sviluppo economico Yiwei afferma che «alla luce della impetuosa crescita e della risposta efficace alla gestione degli effetti della crisi del 2008, il modello cinese può essere descritto in termini di cinque macro relazioni»: tra la mano visibile del Governo e la mano invisibile del mercato; tra efficienza ed equità; tra riforma e apertura; tra rapido sviluppo e sostenibilità e, infine, tra obiettivi di breve e lungo termine e tra obiettivi parziali e complessivi. Per “breve” in questo caso ci si riferisce ai piani quinquennali che sono inseriti in strategie più ampie e lunghe. In merito alla terza macro relazione, Yiwei asserisce che «le riforme sono utilizzate come mezzo per promuovere l’apertura, e viceversa. Mentre la Cina si apre al mondo esterno, incoraggiamo il mondo ad aprirsi alla Cina; e mentre realizziamo le riforme in Cina, speriamo di stimolare la riforma del sistema internazionale […] Negli ultimi anni, un certo numero di persone di mente aperta in Occidente, mettendo da parte i pregiudizi ideologici nei confronti della Cina, ha iniziato a vedere il modello di governance della Cina sotto una luce più oggettiva, riconoscendone l’efficacia […]».

In merito invece al concetto di civilization state, Yiwei ricorda quale sia l’approccio di fondo del nuovo espansionismo cinese, sottolineando peraltro l’emergere di nuovi riconoscimenti: «la civiltà cinese non cerca di superare la civiltà occidentale. Piuttosto, il suo obiettivo è il rinnovo della civiltà umana. In questo senso, il modello cinese trascende non solo il Sino-centrismo, ma anche l’Occidente-centrismo. Dopo lo scoppio della crisi finanziaria internazionale, il modello cinese, ancora una volta è diventato un argomento di grande interesse globale. Politici, studiosi e giornalisti in Occidente hanno cominciato a prendere il modello cinese sul serio, chiedendosi perché solo la Cina se l’era cavata bene in mezzo alla crisi. Helmut Schmidt, ex cancelliere tedesco, ha detto che il continuo successo della Cina non sta esclusivamente nel risolvere i problemi della Cina, ma nel fornire anche l’ispirazione all’Occidente su come potrebbe fuggire dalla sua difficile situazione. Il modello cinese rappresenta un allontanamento significativo dal centralismo dell’Occidente, che ha dominato il mondo negli ultimi cinque secoli. […] Nel 2013 Shimon Peres, allora presidente di Israele, ha affermato che la Cina ha creato un modello che ha portato il Paese dalla povertà all’indipendenza e ancora alla prosperità, rendendo in tal modo il sogno cinese una realtà […]. Nel bel mezzo del recente scetticismo sulle prospettive del gruppo BRICS, il modello cinese ha assunto inaspettatamente la responsabilità di legittimare i modelli di sviluppo dei Paesi emergenti. Un certo numero di persone lungimiranti in Occidente hanno già iniziato a ripensare i loro modelli di sviluppo, e hanno iniziato a riporre le loro speranze sulla Cina». Sempre secondo Yiwei, la Cina non avrebbe «alcuna intenzione di esportare il proprio modello di sviluppo in altri paesi. Tuttavia, si deve riconoscere che, mentre il modello cinese apre la strada per il successo della Cina, esso sta anche esercitando un’influenza sempre più grande sulla governance regionale e globale».

Fabio Massimo Parenti

Il caffè geopolitico 28/07/2015

Per saperne di più

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Le categorie tradizionali appaiono inadeguate a cogliere e descrivere gli spazi dell’attuale agire umano. La continua riorganizzazione e ristrutturazione di luoghi e regioni , sotto la spinta di processi che acuiscono la tensione tra globale e locale, rende necessaria un’analisi che si muova all’interno della dinamica tra aree e flussi. Il libro si concentra sui fenomeni riconducibili entro questa dinamica: la storia e le trasformazioni della finanza internazionale, dalle prime attività creditizie sino agli attuali meccanismi speculativi – spesso responsabili di drammatiche crisi economiche in vaste aree del mondo – dai flussi migratori internazionali alla riorganizzazione geografica del lavoro, riflesso delle nuove dinamiche di sviluppo tecnologico. Nei decenni della globalizzazione sono questi gli elementi del quadro geo-economico e politico mondiale (migrazioni, internazionalizzazione della finanza, trasferimenti di tecnologie) indispensabili al fine di una corretta comprensione di quelle geografie in via di definizione delle quali i saggi raccolti in questo volume offrono un’analisi articolata e complessa.

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Aurea Parma, la Storia come linfa del presente

Nel primo fascicolo del 2015 la redazione parla di provvedimento “umiliante, ingiusto e immotivato”. Dura presa di posizione contro il declassamento della Palatina e della Galleria Nazionale

Aurea Parma Project1Il primo fascicolo del 2015 di Aurea Parma (157 pagine, 6 saggi), edito da Diabasis, è disponibile nelle principali librerie. La rivista di storia, arte e letteratura, fondata nel 1912 da Glauco Lombardi e Giuseppe Melli, vanta centotré anni anagrafici, ma novantanove editoriali, poiché non è uscita nel 1914 e tra il 1916 e 1919, gli anni della grande guerra, mentre durante la seconda guerra ha continuato le pubblicazioni, con un solo numero nel 1944. In apertura la redazione giudica «umiliante, ingiusto e immotivato» il declassamento della Galleria Nazionale e della Biblioteca Palatina, private del loro direttore. Sono istituzioni importanti e secolari per l’altissimo patrimonio storico-culturale. Il provvedimento ministeriale è definito «quarta spoliazione di beni culturali». Parma nel corso degli ultimi trecento anni ha subito «tre devastanti attentati al suo patrimonio artistico», definiti «spoliazioni» dall’autorevole storico Ferdinando Bernini, da Carlo di Borbone, Napoleone e Vittorio Emanuele di Savoia. Per chiedere la revoca del provvedimento governativo sono state raccolte oltre seimila firme di cittadini indignati. Il documentato saggio di Giuseppe Bertini, già presentato al convegno di Amsterdam del 2008, ricostruisce le confische dei quadri e delle opere d’arte attuate da Napoleone nel ducato di Parma e Piacenza con quattro requisizioni e il loro parziale recupero dopo la sua caduta.

La consistente documentazione rintracciata presenta elementi di notevole interesse per la qualità delle opere requisite, ma anche per conoscere i criteri di scelta dei dipinti da esporre nel Musée Central des Arts, poi Napoléon, di Parigi e quelli che ispirarono coloro che li fecero rientrare in parte in Italia.

Elvio Guagnini, direttore del comitato editoriale di Diabasis, commentando le opere, in particolare il recente romanzo «Il commissario Soneri e la strategia della lucertola» del giornalista e scrittore Valerio Varesi, sottolinea che il romanzo «poliziesco non è opera d’intrattenimento», ma presenta «potenzialità positive e possibili qualità». Il romanzo di Varesi, «inquietante e amaro» propone «una sorta di radiografia complessiva del presente e un’indagine di ordine psicologico» sulla connessione tra politica e affari, sul peso dell’economia nelle scelte di potere, sul disprezzo dei valori della correttezza e dell’onestà, sui ‘poteri forti’, sul rapporto tra malavita e potere, e sul valore dell’immagine e dell’apparire.

L’esauriente saggio di Cristina Lucchini ricostruisce le trasformazioni di due piazze minori del centro storico: piazzale S. Francesco e piazza Salvo D’Acquisto. L’area, da sempre polo religioso di straordinaria importanza, negli ultimi dieci anni ha subito le maggiori trasformazioni, diventando polo culturale riservato allo studio e alla divulgazione musicale, grazie a due importanti istituzioni la Casa della Musica (2002) e la Casa del Suono (2008). Piazzale San Francesco è il sagrato dell’omonima chiesa gotica, mentre piazza salvo d’Acquisto è un «finto vuoto urbano» occupato fino al 1970 dai resti del monastero francescano di Santa Elisabetta d’Ungheria, di cui rimane soltanto la chiesa sconsacrata, sede della Casa del Suono. Giovanni Ballarini ricorda il bicentenario della nascita di Pietro Del Prato (1815 -1880) e Francesco Lombardi (1815 -1887), due scienziati parmigiani tra i primi artefici del cambiamento nella «cura degli animali». Nel secolo dei Lumi cade la barriera tra medicina umana e veterinaria: la cura degli animali da arte empirica diventa Medicina Veterinaria e scienza Veterinaria. L’innovazione culminò nel 1845 con Maria Luigia, che ha elevato a scuola veterinaria al grado di scuola universitaria, all’interno della Facoltà di Medicina, Chirurgia e Farmaceutica.

Federica Dall’Asta si occupa dell’arresto a Parma del pittore modenese Bartolomeo Schedoni (Formigine 1578 – Parma 1615), imprigionato per 45 giorni con l’accusa di aver ferito un uomo in un ginocchio il 9 marzo del 1600, una notte di carnevale, in Borgo del Vescovo (attuale Via XX settembre). In appendice riporta l’atto originale del processo, che fornisce «innumerevoli dettagli sulla vita del pittore».

Angela Leandri fornisce un quadro inedito sulla collegiata di San Bartolomeo a Busseto nel suo stato prima delle importanti modifiche attuate nel Settecento alla costruzione originaria, per rivolgersi poi al polittico, già dell’altare maggiore, realizzato nel Quattrocento da Giovanni Bembo, in seguito andato distrutto.

Elisabetta Bartoli anticipa la presentazione della mostra che il Louvre dedicherà dal novembre 2015 a sessanta disegni di Parmigianino, conservati nel Cabinet des Dessins. Sarà la prima mostra monografica sul Parmigianino in Francia. Il saggio ricostruisce la storia del Cabinet des Dessins, la vita e l’opera del Parmigianino. Completano il fascicolo le tradizionali rubriche «Biblioteca» con recensioni librarie di Giuseppe Marchetti, Pier Paolo Mendogni e Ubaldo Delsante e le rassegne «Segnalazioni bibliografiche» e «Cronaca» di Adelisa Prandi Gambarelli.

di Rino Tamani

Gazzetta di Parma 27/07/2015

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Catòmes Pòet: timidi ritentativi di dialogo tra “scrittori” glocali

giovanni-lindo-ferrettiTre serate, tre ritmi, tre tempi. Per tre giovedì consecutivi il circolo Catòmes Tòt di via Panciroli, in piazzale Fiume, si trasforma nel Catòmes Pòet – Contro il Cinguettìo della vita moderna, la prima rassegna di incontro e confronto tra scritture e stili di diverse generazioni di autori perlopiù locali. Giovedì 23 luglio, giovedì 30 luglio e giovedì 6 agosto dalle 21.00 scrittori di poesie ma non solo presentano tre a tre le loro opere recenti, in dialogo tra loro e intercambiando il ruolo, ora di poeta, ora di presentatore del libro altrui.

Giovedì 23 sarà la volta del Trapassato Remoto (tre poeti in battere) con Gianfranco Parmiggiani col suo “Canti d’addio penultimo” (thedotcompany) e presentazione a sorpresa, di Gino Belli con “La quartina di Giuseppe” (Diabasis) e l’inedito “La felicità della miniera” e di Ildo Cigarini che dialogherà con Guido Monti sui libri “Varchi” (Book editore) e “All’ombra della storia” (LietoColle).

Giovedì 30 invece in scena il Futuro Storico (due romanzieri in levare), a 500 anni dalla prima edizione de L’Orlando Furioso, Carlo Baja Guarienti condurrà la ballata ariostesca presentando i romanzi di Alessandro Di Nuzzo “La stanza del principe” (Wingsbert House) e di Elisa Guidelli “Il romanzo di Matilda” (Meridiano Zero).

Giovedì 6 agosto infine Presente Assente (due poeti e un cineasta in sostare) vede radunati Rossano Onano con la sua raccolta “La bellezza di Amanda” (Consulta), Ciro A. Piccinini con “Tabula rosa” (thedotcompany) e l’inedito “Fabula rasa”, con loro Alex Bartoli e il suo “Sconsigli per la visione” (Montag).

22/07/2015 Redazione 7per24 Libere idee a Reggio e dintorni

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SOCIOLOGIA: MAESTRI E PADOVANI RILEGGONO WEBER, COMTE E ALTRI CLASSICI

I classici della sociologia vanno riletti una seconda e una terza volta. Cambia infatti, nel tempo, l’interesse conoscitivo che porta ad essi e anche oltre. I classici hanno fissato il senso della ricerca sociologica in stretto rapporto al cambiamento delle società occidentali, come dire che i padri della sociologia hanno spianato il sentiero su cui le analisi successive sono inevitabilmente ritornate per argomentare nuove tematiche. Ne sono convinti i sociologi Gianluca Maestri e Giuseppe Padovani autori del volume «Letti e riletti. Leggere oggi i classici della sociologia» edito da Diabasis. Il volume affronta i temi del periodo «classico», nel quale emergono i nomi più noti della storia del pensiero sociologico, tra cui Comte, Durkheim, Weber, Simmel, mettendo poi a contatto i loro differenti approcci con i problemi emergenti della società di oggi. Una prima difficoltà è riuscire a circoscrivere la classe dei fenomeni sociali di pertinenza di questa disciplina, poiché qualsiasi fenomeno sociale può divenire oggetto di studio. Secondo Durkheim, ad esempio, sono i «fatti sociali» l’oggetto della sociologia («lo spirito individuale è immerso nello spirito sociale») e in quanto tali sono distinti da altri tipi di «fatti» che pur avvengono nella società. Nella prima parte del libro sono indicate le modalità con cui la sociologia, nel costruire l’oggetto che apre il reale sociale all’investigazione, si autolegittima come scienza. Già Comte mentre conia il termine con cui prende nome la sociologia, era consapevole di creare una scienza nuova quasi dal nulla, senza alcun presupposto, se non quello con cui pone ad oggetto della sociologia lo studio dell’umanità. Anche Weber è consapevole di offrire uno schema concettuale delimitando l’azione sociale nei confronti dell’azione umana. Nella seconda parte del libro, la discussione critica è affrontata attraverso percorsi che tematizzano aspetti della razionalizzazione e della rappresentazione, nodi concettuali fondamentali per poter cogliere “passaggi”e “paesaggi” del nostro contemporaneo. L’idea della modernità, del resto, è al centro della meditazione e dell’elaborazione sociologica già dalla nascita della disciplina. Non c’è dubbio, con i pensatori classici si è aperti uno spazio concettuale, una tradizione di pensiero indelebile.

Patrizia Ginepri

Gazzetta di Parma 21/07/2015

Il libro

letti e riletti

Il volume affronta nella Prima parte le prospettive e i problemi particolari del periodo “classico” della sociologia, nel quale emergono i nomi più noti della storia del pensiero sociologico, tra cui Comte, Durkheim, Weber, Simmel. Da questi autori si prende lo spunto per meglio definire i confini e il metodo proprio della disciplina sociologica, rispetto ad altri campi del sapere. Nella Seconda parte il lettore trova i classici “alla prova”, nei loro differenti approcci e nelle loro differenti sensibilità, a contatto con i problemi emergenti dai nuovi assetti societari. La discussione critica è affrontata attraverso percorsi che tematizzano aspetti della razionalizzazione e della rappresentazione, nodi concettuali fondamentali per poter cogliere “passaggi” e “paesaggi”, oltre che dell’attuale dibattito delle scienze sociali, più ampiamente del nostro contemporaneo.

 

 

Galliate: Raspelli sarà il testimonial di Miss Miao

GALLIATE, 17 LUG – Sarà Edoardo Raspelli, famoso critico enogastronomico e conduttore televisivo su Canale 5 di Melaverde, il testimonial della sfilata benefica e premiazione di “Miss Miao e Miss Ticino”, organizzata dall’associazione “Amici dei gatti”. L’appuntamento è per domani, sabato 18 luglio, alle 21 in Castello. Accanto al conduttore televisivo ci sarà, sul palcoscenico a sfilare, l’attrice e modella Maura Anastasìa, da sempre impegnata nelle cause animaliste e nella beneficenza. La sfilata benefica è patrocinata dal Comune, in collaborazione con Ente Parco del Ticino e Pro loco Galliate: il ricavato sarà interamente devoluto all’associazione “Amici dei gatti Onlus” di Galliate, da sempre sostenuta da Edoardo Raspelli e Maura Anastasìa, a supporto delle attività di recupero dei ragazzi e degli adulti disabili con l’ausilio degli animali. Durante la serata Edoardo Raspelli presenterà un libro scritto dalla figlia Simona contenente la toccante esperienza di volontariato in Burundi e Palestina: “Anche la luna è capovolta. Una volontaria tra Burundi e Palestina” stampata dalle Edizioni Diabasis di Parma.

Anche Maxi Zoo collaborerà all’evento, offrendo una fornitura di cibo per gli animali del Parco terapeutico. «Siamo particolarmente fieri di sostenere l’iniziativa dell’associazione Amici dei Gatti, perché contribuisce a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza degli animali, non solo per la compagnia di tutti i giorni, ma anche per il recupero delle persone meno fortunate», commenta Stefano Capponi, responsabile marketing di Maxi Zoo Italia.

l.c.

fonte: OKNovara.it

Il libro

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Da un viaggio con un organizzazione non governativa il VISPE, prende spunto questo libro di Simona Raspelli. Un percorso fra Burundi e Palestina a visitare campi profughi e poveri villaggi. Un libro che fa riflettere e che allargherà in tutti noi l’area della conoscenza e della nostra coscienza. La mirata prefazione del critico gastronomo EDOARDO RASPELLI dà un ulteriore valore a questo volume

 

 

 

L’Alfabeto di Tito

Abbecedario. Credo di aver sentito questa parola per la prima volta nel film “Pinocchio” di Luigi Comencini. Erano gli anni Settanta e io ero bambino.

A distanza di oltre quarant’anni, la ritrovo nel titolo del romanzo di Tito Pioli: ALFABETO MONDO – ROMANZO ABBECEDARIO. Spinto dalla stima per l’autore, parmigiano, e dalla nostalgia per le avventure di quel burattino dal naso lungo, me ne sono ben guardato dal rivendere questo nuovo Abbecedario (coordinato da Leandro Del Giudice per l’editore Diabasis). Ho preferito leggerlo.

È un capolavoro di letteratura. Uno sguardo profondissimo sul mondo, una poesia che si ossigena e che ossigena chi lo sfoglia.  Mi ricorda l’uso di una cinepresa capovolta: la prospettiva a testa in giù che scuote le anime e il perbenismo, che disobbedisce a regole imposte da chi. Tito Pioli obbedisce solo alla regola dell’Alfabeto che dà il titolo al suo libro. Lo fa proprio dalla A alla Z. Diversamente, che Abbecedario sarebbe?

Il protagonista è Mammamia, tutti lo chiamano così. Anzi: lo chiamavano così, perché ora non incontra più nessuno. Costretto a letto, immobile. Le sue giornate sono scandite più dall’amore della mamma che dal sole e dalla luna che, sempre al suo capezzale,  legge al figlio immagini e ricordi in ordine alfabetico, parole apparentemente slegate tra loro  (Albero, Bagni pubblici, Coniglio, Lirica, Orologi, Sassi… fino a Zero), ma che conducono, tutte, alla nostra vita terrena, alle voci e alle azioni quotidiane. E quanto sono sentite la prefazione e la postfazione che ci regalano i critici letterari Elvio Guagnini e Camillo Bacchini. Attraverso il loro descrivere di Tito Pioli e di “Alfabeto mondo”, comprendiamo ancor meglio l’anarchia di questo romanzo e di quanto sbagliò Pinocchio.

Cesare Pastarini

Gazzetta di Parma 16/07/2015


Oggi venerdì 17 luglio alle ore 19 presso la libreria Diari di Bordo di Parma il Gruppo di Lettura sul romanzo “Alfabeto Mondo” per dialogare su riflessioni, critiche e curiosità.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

Per maggiori info visitate il Blog dell’autore

Il libro

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Il giovane Mammamia non può sollevarsi dal letto. Un grave incidente gli impedisce di muovere il corpo. Il suo mondo è una piccola camera, le voci sono quelli dei vicini di casa che arrivano dalla finestra. Il tempo è quello passato nella lettura di un abbecedario. Giorno dopo giorno, mentre la madre ne sfoglia le pagine, Mammamia può contemplare le lettere dell’alfabeto, ricostruendo con esse i diversi particolari di un mondo mai vissuto: gli alberi, la notte, i giocattoli, i suoni. Il risultato è un repertorio di immagini straordinarie, dolci, tristi, malinconiche; immagini che, come favole di un’anima prigioniera, stravolgono il nostro mondo in modo ingenuo eppure straordinariamente lucido.

 

Itaca non esiste di Edmondo Busani, lettura di L. Paraboschi

Da molti decenni il mondo della letteratura e della poesia sono attraversati dalla figura dell’eroe omerico Ulisse, e dal suo viaggio, bongré ou malgré, verso l’isola felice della quale era stato re, e ove dimoravano la moglie ed il figlio.

Ogni viaggio letterario da Dante in avanti ha visto crescere nell’immaginario collettivo di tanti poeti la dimensione di sogno dell’isola di Itaca, ogni autore abbastanza formato su letture classicheggianti (e Busani dimostra di esserlo) non può esimersi dal celebrare le proprie traversie interiori servendosi dell’apologo di Ulisse in viaggio per oltre vent’anni verso la sua “casa“.

Ho virgolettato scientemente questo sostantivo “casa“ per evidenziare come anche nella poetica di Busani il viaggio della vita intera si tramuti in una allegoria del vivere e, prima di dare per buona l’affermazione che veramente Itaca NON ci sia, vorrei provare ad esaminare passo dopo passo i vari testi che compongono questo libro di poesie, che, lo dico fin dall’inizio, non è di facilissima lettura o interpretazione, in quanto tutto in esso è metafora ed allegoria, e queste figure poetiche non sempre sono di facile accesso al lettore.

La scrittura di Busani è una scrittura di scavo ed egli articola la sua opera in tre sezioni: I calzari d’apollo – Itaca non esiste – Date, ognuna delle quali vuole rappresentare diversi momenti dell’esistenza dell’autore, e mi sembra che, piu’ di altri pezzi in poesia, questo in prosa che trascrivo per intero ci fornisca un primo e fondamentale imprintig di una persona che ricorda la madre in un momento formativo e fondante per la sua educazione morale.

Andavamo nel giorno dei morti con i lumini e qualche
fiore a compiere il gesto pietoso della memoria; il sole
si nascondeva casto in un mare di perla…
Mi teneva la mano, mentre scendevamo un viale inter-
minabile, bordato di pioppi guardiani di campi e case
sparpagliate dai muri tappezzati di fieno…
Aveva capelli corvini che si raccoglievano sulla nuca
con infiniti bagliori. Ero un chiodo piantato su saltel-
lanti gambette, le tenevo stretta la mano.
Le castagne abbrustolite sarebbero state il suo regalo.
Non mi piacevano le caldarroste, nel foglio di giornale,
scaldino per le mani arrossate; dal carretto turchino,
spinto da un grigio omino, usciva il vapore dei ceci bolliti.
Noi due non avevamo tempo per quelle cose, doveva-
mo render visita alla dimora degli Assenti, e lì giunti,
tra ceri e fiori, si consumava il giorno di riposo dei vivi,
rassettando le stanze dei Santi.

Ho volutamente evidenziato in grassetto le righe che giudico determinanti nella costruzione interore del futuro poeta, allora bambino, ma con già una innata predisposizione per il mondo “ degli assenti “ come egli li definisce, predisposizione che lo porterà a concludere in versi a pag. 85

Non sono rabbi e neppure maestro

Ho sognato mi si chiamasse poeta… un uomo anche poeta.

Dunque l’autore ha pensato di poter diventare “rabbi“ e chiunque abbia un poco di dimestichezza con questo termine biblico avvertirà subito la grandiosità morale nascosta in questa parola, che egli mitiga con il divenire degli anni dietro il desiderio di essere chiamato poeta e ancora meglio “uomo anche poeta“.

Come anche Ulisse avrà certamente fatto, negli anni anche Busani dialoga con sé stesso, ed i “calzari di Apollo“ segna l’inizio e lo svolgersi nel tempo di questo dialogare, fatto di continui rimandi ed evocazioni di un mondo contadino, nel quale la nostalgia ha il sapore di qualche dolcetto nascosto nei vasi della cucina, come si può dedurre da questo passaggio che sottolineo

Figlie di sensibilità minori
si nascondono dolci nei loro colori
dimenticate
dormono nel cassetto
dell’intimo rifugio.
Rimane il ricordo
della dolcezza sulle labbra
il piacere poltriva
dentro un vaso sull’alto scaffale
d’alluminio tappato…
… Le donne cantavano al sole nei campi
poi sfinite coglievano castagne
nell’estate dei morti…
Dormono forestiere le mentine!
Per povertà di cuore
sono ricomparse nel giorno di festa
la rinuncia è pudica offerta.

In alcuni pezzi appare la silenziosità delle orazioni serali : a pag. 19

… Ritorna l’immagine
del rosario che consumava l’attesa
fino al tocco della campana vespertina.

mentre in questa di pag. 18 c’è un’ operosità manuale della quale il nostro tempo sembra aver perduto la nozione

… Le donne cantavano al sole nei campi
poi sfinite coglievano castagne
nell’estate dei morti…

La memoria di questo autore scorre come farebbe una pellicola alla “ Amarcord” nella quale il tempo è un tapis roulant in cui il senso del trascendente appare sì, ma non invade pesantemente il lettore con alcuna imposizione moralistica, anche se l’affermazione

“ d’Emanuele il mistero portiamo “ pag. 27

potrebbe indurre a pensare il contrario, perchè se è vero che portiamo il mistero del “Dio-con-noi “,(l’Emanuele) l’autore non dimentica a pag. 22 di rivolgere l’attenzione anche al presente di allora, al fenomeno delle migrazioni fatte con valigie di cartone dal profondo nostro sud

I migranti
hanno odori usati
fili intrecciati d’ignari nocchieri
Studiata civetteria non sa
di spago e valige
per seguire un divenire

Facendo i conti con la storia e con l’anagrafe possiamo quasi con certezza affermare che quanto incluso nella parte esaminata de “i Calzari di Apollo“ riguardi l’infanzia del nostro autore fino agli anni attorno al 1965-1970, periodo chiuso il quale egli da’ inizio al viaggio verso Itaca vero e proprio, e il primo impatto letterario mi sembra si possa attribuire ad Ungaretti, come deduco da questa poesia a pag. 33

Quando Ungaretti era vivo noi…
… Noi… respiravamo aria diversa
inseguivamo il sole insidiavamo la luna
il poeta aveva capelli bianchi e occhi spiritati
la stagione era una fragile ragnatela…

… Qualcuno pretese di ricamare un fiore
l’immagine si consumò in un attimo
lasciò un formicaio di ceneri
scorie d’illuse emozioni…

… Gli sgargianti colori sfumarono
le parole si assopirono nella gola del poeta
vestali e corifei di un nuovo alfabeto
facevano salire strilli e ululati
nella notte priva di stelle…

… La maggioranza di noi aveva appeso
biciclette e magliette al chiodo
negli armadi le racchette del tennis…

… Nel suo libro cercavamo parole
per ricordare le conversazioni al caffè
le sere ai concerti
la vita passava tra il sonno e la veglia.

E’ il giovane ventenne che scopre la grandezza della poesia, e la fa sua, per ricordare, forse servendosi dell’Ungaretti intervistato da Pasolini nel 1965 , ma procedo a braccio nella mia intuizione non suffragata da alcun elemento specifico, basata anche sui miei ricordi di quegli anni nei quali ci si avviava al lavoro produttivo, e verso la società dei consumi

C’inghiottirono fabbriche o banche
nella tribolazione fuggirono i sogni.

e prosegue nella stessa poesia di pag. 34

D’intorno fiorivano cespugli sconosciuti
un’eco esortava…

.. Mangiate fino a morire!
Dovevamo mangiare… cosa?

E lo scorrere di quegli anni nell’ “amarcord” di Busani lo conduce ad una visione scoraggiata ed amara, ove il ricordo proustiano delle Fanciulle in fiore (e qui non posso fare a meno di accostare per un istante il nostro autore ad un altro grandisismo poeta parmigiano, Attilio Bertolucci, grande cultore affascinato dalla lettura di Proust.)

Leggendo questa poesia di pag. 37 e ci rendiamo conto di quanto amarezza sia racchiusa nei versi che ho messo in grassetto

Nelle emozioni nascoste
camminiamo trasportati
da passi indolenti…
Guardo luoghi disabitati
scorci affollati
gruppi senza natura
scosciate ragazze volano leggere
Fanciulle in fiore le divinò Marcel
Aria di gelsomino
contaminata
di piscio e vomito
marca le strade
… das Konsum tötet Empathie…
recita una frase
scritta sul foglio culturale…
Frustrati egoismi
accompagnano visibili ombre
di sacerdotesse spavalde
Un solerte Jago accende
purificanti roghi
di … visibile… non essere

Il viaggio verso Itaca finisce con il condurre a conclusioni tristi, a rifugiarsi nella contemplazione rassegnata di pag. 41, ove il vinile messo sul giradischi sembra quasi ironizzare sulla sorte di colui “che aveva sognato di essere chiamato poeta”, come ho messo in evidenza in apertura, e si ritrova afflitto dai dolori della terribile cervicale, e a ciabbatare in giardino sotto la pioggia.

Nei giorni malsani mi rifugio confuso
tra fiori di valeriana
capsule bianche per il mio giardino.
Un filo piovano gocciola
un motore ronza tra salite e discese
un’emozione sfiata dal frusto vinile
mi guarda un fragile cristallo a forma di fiore.
L’Immaginato strozza la gola
una corda pende dal cuore
la cervicale è una frusta
segna il collo lo irrigidisce
È salito dallo stomaco alla testa
all’ultimo gradino della scala
per abbracciare la dura madre.
Lungo la strada
lasciato lo sgomento
ciabatto le scarpe nell’acqua piovana
Fine fine scende dal cielo di perla
un chiaro lamento…
Vissi l’arte vissi l’amore…

La conclusione del viaggio verso Itaca si fa sempre più amara, quasi l’autore, come il Bloom di Joice, si sia reso conto che veramente questa isola NON esista se non dentro la memoria di coloro che la vogliono inseguire per tutta la vita, immaginandola un approdo felice, lontano dalla tempeste, ma nella parte finale intitolata DATE, non vi sono ricorrenze da celebrare.

Anche se Busani memorizza nei titoli alcuni periodi dell’anno liturgico, non mi sembra che queste date siano altro che spunti per consolidare un’ amarezza interiore che prescinde dal valore religioso di queste ricorrenze, e diventa considerazione etica attorno al senso del nostro vissuto, e il pensiero, che si rivolge affettuosamente a colei (penso la moglie) che ha condiviso gli anni e lo induce a scrivere in questo tenerissimo inserto in prosa a pag. 64

La malinconia delle ore mi svuota l’animo, quando
ti vedo, ape indifesa, che continui a curare la nostra
casa…
Il cuore è un muscolo che, alla fine della corsa, dormirà
per sempre: nessuno ricorderà la sostanza dopo l’ulti-
mo colpo di pala…

Il poeta ha scelto di essere ANCHE uomo, e questo contribuisce al riscatto di coloro che si sono prefissi di esercitarsi con i versi, perchè “il cuore dormirà per sempre“ accompagnato dal ricordo di coloro che lo hanno preceduto nel sonno della Shoà

Pellegrina aveva riparo
in villaggi perduti nel nulla
il sonno la sorprendeva
all’ombra di tetti spioventi
sulle strade di fango
nelle frange di Lublino e Vitebsk
Venezia e Livorno…

Sono ampi e densi di significato i lavori di questa ultima parte del libro di Busani, ma servono per comprendere la ragione per la quale egli abbia scelto quel titolo così in negativo.

No, sembra egli dire, Itaca non c’è, ce la siamo inventata noi per aggrapparci ad un sogno di speranza, ma lungo la navigazione per raggiungerla ci siamo resi conto della assurdità della nostra speranza.

Itaca, se c’è, la abitano solamente i Proci rivestiti da maschere grottesche, e forse noi, quasi da coetanei poco più anziani dell’autore, non ci sentiamo di potergli dare torto.

Chi sono i pastori che custodiscono le greggi?
… Hanno i volti splendenti d’umane passioni: una
perenne generazione perversa lontana da Dio, dagli
uomini senza pietà o compassione…
Un gregge, in transumanza, segue ciuffi d’erba, affa-
mato e indolente tra steppe e pietraie.

Fonte: Versante rapido 03/07/2015

Il libro

Busani

I versi di Edmondo Busani si ispirano alla tradizione fondendosi con le novità della poesia moderna. La nuova raccolata di poesie del poeta parmigiano è un punto fermo non solo nella sua carriera di scrittore e di testimone, ma un invito per tutti noi a pensare. Pensare alla poesia in sé come genere e come segno dei tempi.

Il romanzo di Tito Pioli recensito su Il Fatto Quotidiano

alfabeto 3dokAlfabeto mondo. Romanzo abbecedario, di Tito Pioli (prefazione di Elvio Guagnini, con una nota di Camillo Bacchini, pubblicato da Diabasis). Si tratta di un antiromanzo, di un’opera preziosa nel panorama della narrativa contemporanea. È la storia del piccolo Mammamia, un giovane che non può alzarsi dal letto per colpa di un tragico incidente. Il suo mondo finisce con i muri della sua stanzetta e a lui non resta che inventarsi, aiutato dalle lettere dell’alfabeto, un universo mai vissuto. Madri, nonni, Babbo Natale, teste di manichino, Charlot, ombre, rovine, giostre, immagini e persone si rincorrono in questa rappresentazione quasi teatrale messa in piedi con il candore, l’ingenuità e la tenerezza dalla penna di questo originale libraio antiquario-scrittore parmense.

Lorenzo Mazzoni

fonte: 02/07/2015 Il Fatto Quotidiano

Leggi l’anteprima del libro

Sabato 4 luglio la presentazione a Parma presso la libreria Diari di Bordo

 

 

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«Vivere frizzante», successo all’Expo

Presentato il saggio di Emanuela Medi sul vino e le sue virtù: tradizioni, salute e cultura

Si è svolta venerdì scorso a Milano nell’ambito dell’Expo, la presentazione del libro di Emanuela Medi «Vivere frizzante » edito dalle edizioni Diabasis. Dopo l’uscita del libro di Augusto Farinotti «La cucina di Parma» giunto alla seconda Edizione, e che tanto successo ha avuto in tutta Italia, questo libro della Medi è il secondo della collana Sensi, diretta dal presidente della Diabasis Mauro Massa. Il libro è già stato presentato in anteprima nazionale, recentemente, davanti a un vasto pubblico presso la fondazione don Sturzo di Roma. Emanuela Medi che per anni ha lavorato in Rai curando trasmissioni di medicina. «Vivere frizzante» di Emanuela Medi, edito Diabasis, è un saggio forse unico che analizza in maniera scrupolosa il bene e il male del bere vino. La Medi, giornalista scientifica, ha voluto «sdoganare» la bevanda degli Dei dai tanti pregiudizi che ancora la indicano tra i peggiori mali della nostra società per dimostrare, invece, quanto il suo consumo moderato e giornaliero ne faccia un potente alleato per la salute con un ben 30 per cento in meno di rischio di infarto e di ictus! Venerdì scorso dunque alla presenza del farmacologo di fama internazionale Michele Carruba, direttore Centro studi e ricerca sull’Obesitàdell’università di Milano, l’importante libro è stato presentato in ambito Expo, con un pubblico ricercato di medici ed enologi. Vengono trattati temi quali le tendenze oggi in atto nel mercato, la crescente presenza di prodotti cosmetici a base di vino per il benessere estetico, il rapporto tra vino e letteratura o tra il nettare di Bacco e l’eros. Nulla è tralasciato e così il testo ha collezionato tanti apprezzamenti della critica. Tra questi il commento di Franco Maria Ricci, presidente della Fondazione Italiana Sommelier, pubblicato in quarta di copertina che dice: «il vino cultura e arte del nostro Paese. Ma l’Italia resta inconsapevolmente illetterata in questa cultura. Chiunque scrive di vino e lo fa bene ha il nostro plauso. Ed Emanuela lo ha fatto bene. E anche frizzante».

Gazzetta di Parma 01/07/2015

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Il libro

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Il vino è salute? Vivere frizzante vuole essere un contributo scientifico onesto e documentato che risponde a quanti sostengono il contrario. Non solo, il vino entra nel nostro quotidiano? Ben venga! Nel cinema, nella musica, nell’eros, nella letteratura… ma sempre in modo responsabile. Vivere frizzante è il primo saggio letterario di Emanuela Medi.

 

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