Vino: in un libro istruzioni per 'Vivere frizzante'

l vino è cultura? A questo interrogativo vuole rispondere ‘Vivere frizzante’, il libro della giornalista Emanuela Medi (edito da Diabasis), presentato stasera a Roma. Non esiste prodotto della natura che, come il vino, sia presente nella nostra vita quotidiana sin dall’antichità: è territorio, tradizioni culturali, arte, ambiente, cucina, turismo, giovialità, convivialità e volano per la nostra economia. Insomma, un mix che si ripercuote sulla longevità.

Così, l’autrice si dice convinta che il vino è salute, e ne analizza le caratteristiche e le proprietà con dati statistici, ricerche scientifiche, interviste ad esperti medici accreditati, dimostrando la stretta connessione tra cibi ricchi di antiossidanti e un minore rischio di malattie cronico-degenerative.

Nei sedici capitoli che compongono il libro, il vino viene rapportato ad ambiti diversificati, dalla genetica alle malattie, dalla religione all’eros, dal mondo letterario, cinematografico e musicale a quello estetico, passando per le nuove tendenze e sollecitando gli stimoli per un suo consumo consapevole.

28/04/2015

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Il Libro

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Il vino è salute? Vivere frizzante vuole essere un contributo scientifico onesto e documentato che risponde a quanti sostengono il contrario. Non solo, il vino entra nel nostro quotidiano? Ben venga! Nel cinema, nella musica, nell’eros, nella letteratura… ma sempre in modo responsabile. Vivere frizzante è il primo saggio letterario di Emanuela Medi.

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Il libro è disponibile sul nostro store on line con il 15% di sconto

Bernardo, devozione per Attilio

Cronaca di una giornata trascorsa con il regista: la sua casa a Trastevere, il suo cuore a Casarola

La casa editrice parmigiana Diabasis ha presentato nei giorni scorsi a Roma alla Biblioteca Nazionale il libro «Il Fuoco e la Cenere. Versi e prose dal tempo perduto», poesie inedite di Attilio Bertolucci. Erano presenti i due curatori del libro, Paolo Lagazzi e Gabriella Palli Baroni, il poeta Claudio Damiani, che ha declamato e commentato alcune liriche del libro, la studiosa Gabriella Sica e l’attrice Francesca Gatto, che ha letto diverse poesie. E poi il sottoscritto, nella sua qualità di presidente di Diabasis. Ma la presenza che più colpiva i numerosi presenti nel luogo magico della Biblioteca Nazionale era la sua, quella di Bernardo Bertolucci. Che si è commosso quando ha ricordato alcuni momenti della sua vita con il padre, commentando il video che è stato proiettato durante la presentazione del libro. Vedere Attilio a Casarola con quel suo panama in testa, cappello che poi ritroverò in numerosi modelli a casa di Bernardo, ha emozionato anche me. Momenti intensi, da gustare pienamente. Una poesia non può essere che un viaggio, un viaggio insieme al poeta e a chi l’ha amato.

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Mauro Massa

Gazzetta di Parma 29/04/2015 pag.41

 

Il Libro

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Negli ultimi anni di vita, dopo aver pubblicato la sua opera cruciale, La camera da letto, Attilio Bertolucci diede alle stampe due raccolte, Verso le sorgenti del Cinghio e La lucertola di Casarola, che, evitando ogni raggelante ipotesi di bilancio e testimoniando un’inesausta passione sperimentale, riunivano in sé poesie recenti e poesie giovanili, liriche compiute e composizioni in fieri, frammenti volatili e brani di ampio respiro narrativo esclusi dal romanzo in versi. Anche Il fuoco e la cenere è uno specchio limpido e vivo della parabola di Bertolucci dai lontani esordi sino alla fine. Costruito dai due più attenti e amorosi interpreti dell’opera bertolucciana, Paolo Lagazzi e Gabriella Palli Baroni, scegliendo i testi più originali e intensi fra tutti quelli ancora inediti in volume, il libro è strutturato come un trittico: a una prima parte di poesie che si dispiegano dagli anni Venti ai Novanta ne seguono una di bellissimi brani esclusi dalla Camera da letto e una di prose di dolce e corrusca qualità poetica. Testo da leggere non come un’antologia ma come una vera e propria raccolta, questo è l’ultimo capitolo dell’avventura creativa di Bertolucci, il dono inatteso e struggente di un grande Maestro.
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Il vino è cultura? Lo spiega "Vivere Frizzante", di Emanuela Medi

“Parlo di vino per raccontare le sfumature della vita”. E’ il libro “Vivere frizzante”, di Emanuela Medi

Oggi alle ore 18, la presentazione dell’interessante saggio della giornalista scientifica Emanuela Medi dedicato a Vino, Cultura e Salute: “Vivere Frizzante” (Edizioni Diabasis). L’iniziativa presso l’Istituto Luigi Sturzo (via della Coppelle 35, Roma) alla presenza, insieme all’autrice, dei relatori: On. Laura Bianconi (presidente Associazione parlamentare Luigi Veronelli); Franco Maria Ricci (presidente Fondazione Italiana Sommelier); Prof. Michele Carruba (ordinario di farmacologia Università degli Studi di Milano) e Mauro Massa (Presidente Diabasis).

Sorprende che una madre dedichi un libro che parla di vino ai figli. Ma coglie nel segno Emanuela Medi, giornalista medico-scientifica, autrice di “Vivere frizzante”, edito da Diabasis, quando afferma che il vino è cultura e raccomanda loro di guardare alla cultura come a una ricchezza di vita senza confini e piena di amore. Sì, perché non esiste prodotto della natura che come il vino sia presente nella nostra vita quotidiana sin dall’antichità: è territorio, tradizioni culturali, arte, ambiente, cucina, turismo, giovialità, convivialità e volano per la nostra economia: insomma un mix che si ripercuote sulla longevità.

Se vino è salute? Ne è convinta l’autrice che analizza le caratteristiche e le proprietà della bevanda degli Dei con dati statistici, ricerche scientifiche, interviste ad esperti medici accreditati. Una smentita accurata e onesta a quanti sostengono il contrario. La ricerca infatti si è impossessata di questo prodotto della natura dimostrando la stretta connessione tra cibi ricchi di antiossidanti e un minore rischio di malattie cronico – degenerative.

Nei sedici capitoli che compongono il libro, il vino viene rapportato ad ambiti diversificati, dalla genetica alle malattie più tristemente inflazionate, dalla religione all’eros, dal mondo letterario, cinematografico e musicale a quello estetico, passando per le nuove tendenze e sollecitando gli stimoli per un suo consumo consapevole. “Vivere frizzante”, nel testo e nei fatti: un’opera che mancava, di scorrevole lettura, da tenere sul comodino.

Hanno detto del libro:

Vino balsamo per il corpo, vino balsamo per la mente sono le due direttrici che soggiacciono a questo libro nel rapporto tra il vino e l’uomo. Ed Emanuela Medi giustamente dedica una parte importante e iniziale del libro all’aspetto benefico del vino, al vino come “elisir di lunga vita”.

Armando Massarenti, direttore del supplemento culturale della domenica de Il Sole 24 Ore

Vivere frizzante” è un saggio letterario su uno dei nostri compagni più preziosi: il vino. Colto e divertente insegna molte cose che non si conoscono. Insegna ad amarlo con il necessario abbandono e il necessario giudizio. Insomma, si legge davvero con piacere.

Giorgio Montefoschi, scrittore

Il vino cultura e arte del nostro paese. Ma l’Italia resta inconsapevolmente illetterata in questa cultura. Chiunque scrive di vino e lo fa bene ha il nostro plauso. Ed Emanuela lo ha fatto bene. E anche frizzante.

Franco Maria Ricci, Bibenda Editore

Un libro agevole, frizzante di nome e di fatto, ricco di valide osservazioni e contenuti scientifici, in cui viene sottolineato l’importante contributo di prevenzione grande conquista sociale della longevità. (Questo il tratto sorprendente del libro di Emanuela Medi)

Ketty Vaccaro, Censis

E’ bello e utile soffermarsi sulla frase-chiave pronunciata dal regista americano Alexander Payne di “Sideways” quando del proprio film dice “parlo di vino per raccontare le sfumature della vita”. Così “Vivere frizzante” di Emanuela Medi.

Paolo D’Agostini, La Repubblica

Emanuela Medi, giornalista professionista, ha svolto la sua attività professionale in RAI presso le testate radiofoniche del GR3 e GR1. Specializzata nel settore medico-scientifico, in qualità di inviato speciale ha seguito i più importanti avvenimenti e incontri scientifici in Italia e all’estero. Vice-Caporedattore della redazione tematica del GR1 “Le Scienze”- Direttore Livio Zanetti – e successivamente della redazione Rubriche, ha curato numerosi appuntamenti di medicina e scienza tra cui “La Medicina”, prima esperienza di striscia quotidiana del Giornale Radio Rai, interamente dedicata all’informativa medica istituzionale e non. Ha partecipato in diretta a numerose trasmissioni del GR1 come “Radio anch’io”, “Baobab”, “Istruzioni per l’uso”, “Pronto Salute” per la quale ha realizzato un approfondimento giornaliero sui temi della sanità. Ha avuto numerosi incarichi come il coordinamento della prima Campagna Europea per la lotta ai tumori affidatole dalla Commissione della Comunità Europea, ha fatto parte del Comitato degli utenti del CNR per il progetto finalizzato “Invecchiamento” e della commissione Neuroscienze del Ministero della Ricerca Scientifica.

Vivere frizzante è il primo saggio letterario di Emanuela Medi.

Redazione A.D.B.
27-04-2015

Il Libro

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“VIVERE FRIZZANTE”, IL VINO FA BENE SECONDO EMANUELA MEDI

Sorprende che una madre dedichi un libro che parla di vino ai figli. Ma coglie nel segno Emanuela Medi, giornalista medico-scientifica, autrice di “Vivere frizzante”, edito da Diabasis, quando afferma che il vino è cultura e raccomanda loro di guardare alla cultura come a una ricchezza di vita senza confini e piena di amore. Sì, perché non esiste prodotto della natura che – come il vino – sia presente nella nostra vita quotidiana sin dall’antichità: è territorio, tradizioni culturali, arte, ambiente, cucina, turismo, giovialità, convivialità e volano per la nostra economia: insomma un mix che si ripercuote sulla longevità. Se vino è salute? Ne è convinta l’autrice che analizza le caratteristiche e le proprietà della bevanda degli Dei con dati statistici, ricerche scientifiche, interviste ad esperti medici accreditati. Una smentita accurata e onesta a quanti sostengono il contrario. La ricerca infatti si è impossessata di questo prodotto della natura dimostrando la stretta connessione tra cibi ricchi di antiossidanti e un minore rischio di malattie cronico-degenerative. Nei sedici capitoli che compongono il libro, il vino viene rapportato ad ambiti diversificati, dalla genetica alle malattie più tristemente inflazionate, dalla religione all’eros, dal mondo letterario, cinematografico e musicale a quello estetico, passando per le nuove tendenze e sollecitando gli stimoli per un suo consumo consapevole. Il volume sarà presentato martedì 28 aprile (ore 18) presso l’Istituto Luigi Sturzo: interverranno, oltre l’autrice, la deputata Laura Bianconi – presidente Associazione parlamentare Luigi Veronelli; Franco Maria Ricci – presidente Fondazione Italiana Sommelier; Michele Carruba – ordinario di farmacologia Università degli Studi di Milano; Mauro Massa – presidente Diabasis.

Fonte

Il libro

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Il vino è salute? Vivere frizzante vuole essere un contributo scientifico onesto e documentato che risponde a quanti sostengono il contrario. Non solo, il vino entra nel nostro quotidiano? Ben venga! Nel cinema, nella musica, nell’eros, nella letteratura… ma sempre in modo responsabile. Vivere frizzante è il primo saggio letterario di Emanuela Medi.

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Il libro sarà disponibile dal 29 aprile 2015 sul nostro store on line

Istat fotografa Parma. Quanto vivremo? Quanto guadagnamo? Cosa sappiamo?

L’Istat ha pubblicato oggi il Rapporto UrBes 2015, studio statistico sul benessere nelle città, basato sul confronto fra 29 città italiane, compresa Parma. Il Rapporto UrBes mostra le tendenze del “Benessere Equo e Sostenibile” in Italia e nei diversi territori sulla base di oltre 60 indicatori, considerati nell’arco dell’ultimo decennio. Un’occasione importante per capire dove stiamo andando, a che velocità e quanto possiamo arrivare lontano. Una ricerca che rivela pregi e difetti del nostro sistema locale.

Parma esce bene dal Rapporto dell’Istat, con molti numeri sopra la media nazionale. Fra i centri considerati – lista che comprende anche tutte le città metropolitane – soltanto Parma, Bolzano, Trieste e Forlì-Cesena superano i 21mila euro di reddito provinciale pro capite. Siamo forti nell’istruzione e nei servizi. I disoccupati restano significativamente meno che nel resto d’Italia. La raccolta differenziata va forte. Dati, questi, già emersi da altri studi, dati che vengono periodicamente riproposti in diverse analisi. Ma il Rapporto UrBes permette di sapere qualcosa di più anche di altri indicatori statistici meno considerati.

Sulla salute ad esempio. I parmensi saranno felici di scoprire che possono sperare in una vita un po’ più lunga della media nazionale: 85,3 anni l’aspettativa di vita in provincia per le donne e 80,3 gli uomini, contro un dato nazionale rispettivamente di 79,8 e 84,6. Tuttavia, vanno segnalati anche diversi picchi di mortalità infantile nel parmense ben superiori alla media nazionale e regionale in diversi anni della scorsa decina e l’incremento nel tempo – in linea col resto del Paese – delle demenze, conseguenza proprio dell’aumento dell’età.

Nell’istruzione, Parma emerge per abbondanza di diplomati e laureati e il “livello di competenza alfabetica degli studenti” in città è supera di 15 punti il valore italiano medio. Ma di contro c’è un preoccupante trend nella partecipazione dei bambini alla scuola d’infanzia diversi punti percentuali sotto il dato nazionale e ancora in calo.

A Parma città gli edifici sono ben tenuti: “Lo stato di conservazione degli edifici abitati costruiti prima del 1919, è caratterizzato da una percentuale di quelli in buono o ottimo stato pari al 71,6%: si tratta di un valore superiore di circa 6 punti percentuali al corrispondente dato regionale e di quasi 10 punti a quello nazionale”. Eppure l’indice di “qualità dell’abitazione” del capoluogo è sotto la media regionale e nazionale.

Molto buono il risultato statistico sul volontariato: gli ultimi anni hanno visto aumentare la partecipazione di quasi l’80% (da meno di 700 volontari ogni 10mila abitanti a oltre 1.200) e del 40% il numero associazioni (da meno di 50 a oltre 70 ogni 10mila abitanti), così che oggi Parma supera i valori medi regionali, nazionali e il resto della provincia, che già viaggiava su valori più alti del resto del Paese.

Ma non tutto è positivo. Fra gli aspetti critici, l’Istat sottolinea la “riduzione del livello di fiducia dei cittadini nelle istituzioni”, che è frutto “sicuramente della percezione e del giudizio su vari aspetti del contesto in cui si vive, come ad esempio la sicurezza e la qualità dei servizi fruiti dai cittadini”.

La sicurezza è un problema oggettivo. “Risultano più che raddoppiati i furti in abitazione: dai 265 per 100.000 residenti del 2009 (dato in linea con quello nazionale) si è passati ai 593,6 del 2012. Trend in crescita anche relativamente ai borseggi; viceversa, il tasso di omicidi nella provincia di Parma è risultato nel 2012 pari a 0,5 per 100.000 abitanti, in diminuzione rispetto agli anni precedenti ed inferiore alla media nazionale (0,9)”.

Parma, poi, valorizza poco il proprio patrimonio ambientale urbano: “in tema di paesaggio e patrimonio culturale, nella città di Parma la presenza di aree verdi e parchi urbani di interesse storico o artistico rappresenta solo il 3,9% della superficie dei centri abitati, una quota sensibilmente più bassa rispetto a quanto rilevato per l’insieme dei comuni capoluogo di provincia, pari a 18,2%”. “La dotazione di verde urbano a gestione pubblica presenta per il comune di Parma un valore di 30,8 mq per abitante nel 2013. Rispetto al valore riferito all’insieme dei capoluoghi di provincia italiani, Parma accusa un deficit di 1,4 mq per abitante”.

Nella cultura, si segnala anche un numero di biblioteche sotto gli standard nazionali e regionali.

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Redazione parmaquotidiano.info

23/04/2015

VALORIZZIAMO LA CULTURA DELLA NOSTRA CITTA’

DIABASIS vi propone le letture dei volumi che fanno parte della collana “Parma e il suo territorio

Parma e il suo territorio

Vienici a trovare nella nostra sede in vicolo del Vescovado 12, Parma.

www.diabasis,it

info@diabasis.it

 

 

 

Le poesie di Artoni celebrano la natura e la gioia di vivere

Presentazione de “Il serpente piumato – Diario di un nuovo anno” pubblicato da Diabasis. Mutazione stilistica. L’ironia sostiene il registro lirico. Massa: “Folgorato dai suoi versi”

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Lui non c’era, ma le sue parole hanno riempito l’aula «Ferrari» fin quasi a colmarne l’assenza. Gian Carlo Artoni, che da pochi giorni ha compiuto 92 anni, per motivi di salute ieri non ha potuto partecipare alla presentazione del suo ultimo libro di poesie «Il serpente piumato – Diario di un nuovo anno» (Diabasis, 208 pagine, 16 euro), nell’aula universitaria di via D’Azeglio, ma la festa per questo nuovo traguardo (111 poesie in un anno non sono poche, soprattutto se sei nato nel ’23) è andata in scena con grande gioia e partecipazione. Fra le applaudite letture interpretate da Mirella Cenni di Argante Studio, a confrontarsi sul valore dell’ultima pubblicazione dell’avvocato poeta – tra i protagonisti della cosiddetta Officina Parmigiana – sono stati esperti e amici, oltre all’editore, il presidente della Diabasis Mauro Massa, che ha sottolineato l’importanza di perseguire l’idea che Parma sia una città di poeti e si è detto letteralmente «folgorato» dai versi di Artoni. Paolo Briganti, italianista e professore dell’Università di Parma (autore della postfazione, che arricchisce il volume insieme alla prefazione dello scrittore Luigi Alfieri), ha ripercorso la nascita della raccolta di poesie, definendola esito di una piacevole «triangolazione amicale tra lo stesso Artoni, il sottoscritto e Alfieri (che pure ha preso parte alla presentazione, ndr.)». «Lui condivideva con noi i suoi versi man mano che li scriveva, con una fitta corrispondenza, al ritmo sostenuto di un componimento ogni tre o quattro giorni – ha spiegato Briganti -; noi, in un qualche modo, gli facevamo da supporto. È questo un libro in cui si avverte, netta, la linea dell’amore». Il titolo del volume richiama quello di un famoso romanzo di David Herbert Lawrence, «The plumed serpent», e raccoglie poesie dai tratti stilistici sorprendenti, perché nuovi rispetto alla produzione precedente dell’autore. Ad analizzare approfonditamente l’opera di Artoni, nel corso del pomeriggio, è stato Emilio Zucchi, poeta e responsabile della pagina culturale della Gazzetta di Parma.
«Questo libro ha come tema principale la gioia di vivere – ha sottolineato Zucchi -. Non a caso, è innervato da un forte senso della natura: infatti, la prima parola della poesia che apre la raccolta è il sostantivo “foglie”, mentre l’ultima parola della lirica conclusiva è il sostantivo “fiore”. ”Il serpente piumato” è un canto di vita, rivolto, in particolare, a una natura amata con assoluta fiducia e fisica immediatezza, e contemplata senza rovelli di tipo filosofico. Accanto a questa stupenda e spontanea celebrazione della gioia di vivere, che fa pensare a due soli poeti italiani, Penna e Carducci, e a diversi poeti stranieri tra i quali Pasternak, Evtusenko e molti poeti ispanici tra i quali soprattutto Neruda, c’è anche il dolore, sì, ma è un dolore stoicamente controllato, che rimane nei limiti di una virile accettazione dell’esistenza».
Zucchi ha poi riflettuto anche sullo stile de «Il serpente piumato»: «In questo nuovo libro si riscontra una straordinaria mutazione stilistica. Artoni, infatti, al consueto registro lirico elegiaco, accosta ora un registro ironico, basato sulla rima e sul settenario, che fa propria la lezione di Giorgio Caproni. E’ però un’ironia che non collide con la sostanza lirica della sua tradizionale ispirazione; anzi, in un certo senso la sostiene. E questo è un elemento di notevole originalità».

di Margherita Portelli

Gazzetta di parma 23/04/2015

Il Libro

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Ecco: Gian Carlo Artoni, passati i novant’anni e messi da parte (ma non del tutto) codici e pandette, è tornato ad essere, in una tarda primavera parmigiana, tiepida e odorosa di tigli, colui che cerca, der Suchende, come direbbero i tedeschi. Il poeta. Odisseo che solca il mare infinito dell’esistenza. Der Suchende. Dapprima il poeta ritrovato ricordava molto il poeta perduto cinquant’anni prima. Temi simili, lo stesso linguaggio, lo stesso tormento che strisciava tra i versi.

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Vivere Frizzante di Emanuela Medi la presentazione a Roma in anteprima

La casa editrice Diabasis è lieta di segnalare la presentazione un anteprima del nuovo saggio della giornalista scientifica Emanuela Medi. L’esordio letterario della giornalista che affronta uno dei temi più attuali e discussi sui principali mass media, “Il vino”.

martedì 28 aprile 2015, ore 18.00
Istituto Luigi Sturzo
via delle Coppelle, 35 – 00186, Roma

Interverranno:

On. Laura Bianconi, presidente Associazione parlamentare Luigi Veronelli

Michele Carruba, ordinario di farmacologia Università di Milano

Franco Maria Ricci, Bibenda editore

Mauro Massa, presidente Diabasis

Emanuela Medi, giornalista scientifica e autrice del volume

 


Impressioni sul volume

«Vivere frizzante è un saggio letterario su uno dei nostri compagni più preziosi: il vino».

Giorgio Montefoschi, scrittore

«Il vino cultura e arte del nostro paese. Ma l’Italia resta inconsapevolmente illetterata in questa cultura. Chiunque scrive di vino e lo fa bene ha il nostro plauso. Ed Emanuela lo ha fatto bene. E anche frizzante».

Franco M. Ricci, Bibenda Editore

«Un libro agevole, frizzante di nome e di fatto, ricco di valide osservazioni e contenuti scientifici, in cui viene sottolineato l’importante contributo di prevenzione grande conquista sociale della longevità».

Ketty Vaccaro, Censis

«È bello e utile soffermarsi sulla frase chiave pronunciata dal regista americano Alexander Payne di Sideways quando del proprio film dice – parla di vino per raccontare le sfumature della vita –. Così Vivere frizzante di Emanuela Medi».

Paolo D’Agostini, La Repubblica

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Vino: passione e vizio oppure una cultura?

Un seminario e un libro raccontano il “piacere” più amato dagli italiani.

Vino, “il piacere con la P maiuscola di tutti gli italiani”. Italia e Francia da anni si contendono il primato di maggior produttore di formaggi e vini. Sui primi, diverse correnti di pensiero hanno più volte confermato la supremazia francese a quella nostrana anche se diversi cultori del formaggio italiano insorgono su ciò, mettendolo fortemente in discussione. “Sul vino, la partita è ancora tutta da giocare”. Numerose le aziende vinicole, svariati i brand di qualità, tutte le regioni italiane o quasi tutte, si distinguono l’una dall’altra per il loro vino simbolo. Colle di Salaparuta, Frascati, Greco di Tufo, Nero D’Avola, Passerina del Frusinate, Vermentino, i numerosissimi vini del Friuli, Barolo, Barbaresco e tanti altri nomi grossi. Solo un piacere, un piccolo vizietto oppure una vera e propria cultura?

Ogni vino ha una sua storia; molto spesso diversi “blasoni” sono figli di un periodo ben preciso con in mezzo aneddoti riguardo una famiglia o popolazione storica. A questo aggiungiamo anche gli effetti benefici che il vino produce sul nostro organismo. Sebbene troppo alcool sia rigorosamente sconsigliato per la nostra salute e per non compromettere i nostri riflessi alla guida, più di una volta è stato dimostrato il gran beneficio che il vino rosso può dare al nostro cuore come si è anche molto parlato delle grandi capacità di quest’ultimo nel prevenire anche malattie degenerative. “Conditio sine qua non”, bere vino sì, ma contenuti”.

A distanza di otto giorni due interessanti eventi dedicati alla “passione” per eccellenza del nostro palato. Un seminario dedicato ad un colosso nostrano, il Brunello di Montalcino, organizzato dalla Camera di Commercio italiana per la Svizzera, in scena a Zurigo il prossimo lunedì 20 aprile alla presenza di diversi produttori, tutti appartenenti al Consorzio del Brunello di Montalcino, che presenteranno a giornalisti e appassionati le ultime produzioni e quelle “pregiate”. “Vivere frizzante“; un libro scritto dalla giornalista scientifica Emanuela Medi e che sarà presentato all’Istituto Don Luigi Sturzo il 28 aprile. “Il vino non solo inteso come piacere”; anche terapia contro alcune malattie, cultura, tradizione, territorio, arte, cinema e…udite, udite, eros. Un’accurata, attenta analisi sul vino, visto sotto diversi punti di vista e raccontato in un saggio letterario che presenta diversi punti divertenti.

Interverranno per l’occasione Franco Maria Ricci, Presidente della Fondazione Italiana Sommelier, l’Onorevole Laura Bianconi, Presidente dell’Associazione parlamentare Luigi Veronelli, Michele Carruba, ordinario di farmacologia Università di Milano e il Presidente Diabasis, Mauro Massa. “Cin Cin”: storie e curiosità che si celano dietro un bicchiere di vino e, ancora, non conosciamo.

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Blasting News – cultura e spettacoli

17/04/2015

 

Il serpente piumato la nuova raccolta di poesie di Gian Carlo Artoni

La casa editrice Diabasis è lieta di annunciare la presentazione del nuovo libro del poeta parmigiano Gian Carlo Artoni, il libro si intitola Il serpente piumato Diario di un nuovo anno.

Il libro verrà presentato domani Mercoledì 22 aprile 2015, ore 17.00 Aula Ferrari, Università di Parma via M. D’Azeglio, 85 – Parma.

Sarà presente l’autore

Letture di Mirella Cenni, Argante studio

Intervengono:

Emilio Zucchi, poeta

Paolo Briganti, professore Università degli studi di Parma

Mauro Massa, presidente Diabasis

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Artoni un giovane poeta di 92 anni

L’AVVOCATO E LETTERATO PARMIGIANO TORNA A SCRIVERE E PUBBLICARE VERSI DOPO UN’INTERRUZIONE DURATA PIÙ DI MEZZO SECOLO

UpkPfA5XLjh5pjrXPSV9yMxzzlTQvUbap5Z3b8E26MM=--gian_carlo_artoniRiscoprendo (e confessando) una vena poetica squisitamente rinnovata e per tanto tempo tenuta quasi nascosta («Non scrivo. Ho tanti altri impegni. Ogni tanto, forse, un commento alla vita». – diceva) Gian Carlo Artoni ci consegna ora il suo «Il serpente piumato» (Diabasis edizioni), a cura di Paolo Briganti che vi ha apposto anche una postfazione assieme alla prefazione di Luigi Alfieri: un libro nato curiosamente quasi a ridosso dell’ancora recente «Lo stesso dolore e altre poesie nel tempo» che, a cura di Paolo Briganti, raccoglieva l’anno scorso, sempre per i tipi di Diabasis, la produzione più nota del poeta, quella uscita tra il 1949 e il ’66. Tale produzione parve allora all’autore che necessitasse di una continuazione, di un perfezionamento e di un arricchimento che si sono realizzati in questi ultimi tempi attraverso la fitta corrispondenza Artoni-Briganti-Alfieri, un trio che si è rivelato vincente per l’amicizia ma anche , e soprattutto, per la poesia dentro questo nuovo volume che, richiamando il titolo di un famoso romanzo di Lawrence, ne evoca poi, quasi con una sorta di prudente fascino, le componenti umane, civili e antropologiche con quel senso che Lawrence immaginava nell’anima dei suoi messicani all’ombra dei vulcani, di uomini e di paesaggi che sono dei, gli antichi dei indigeni intrisi di misteriose vitalità. Conclude Alfieri il suo scritto proprio così: «Gian Carlo Artoni, passati i novant’anni e messi da parte (ma non del tutto) codici e pandette, è tornato ad essere, in una tarda primavera parmigiana, tiepida e odorosa di tigli colui che cerca, «der Suchende» come direbbero i tedeschi. Il poeta». Insomma, un novello Ulisse che si mette in mare affidandosi alle onde già prima solcate ma anche incontrandone di nuove, di inattese e di improvvise dentro e attorno a sé. E qui, davvero, «Il serpente piumato» ritrova una sconcertante novità. Chi ha letto e conosce «Lo stesso dolore» (Mondadori ’63) e le raccolte che precedono questa, «Poesie» (Guanda ’49), «La villa e altre poesie» (Mantovani ’56), non potrà non provare una specie di stupore inoltrandosi nella storia del serpente piumato: «Mi sono innamorato della storia/ del serpente piumato:/ non è morto né nato,/ gli è bastata la gloria/ d’esser stato creato/ a futura memoria». Storia di riti e di miti che si perpetuano, ma che il lirico Artoni affronta oggi con particolare sicurezza di restituzione come uno stremato cavallo di battaglia: «Lo stremato/ cavallo di battaglia/ che carica/ anche a vuoto/ al primo squillo/ di tromba,/ mi somiglia/ se cerco/ nuova vita/ anche negli anni/ perduti,/ attraversati/ soltanto/ nell’attesa di almeno/ non morire». Anche Gian Carlo al modo del «viaggiatore» caproniano ha con sé una valigia piena di ricordi con «Lo stesso dolore e altre poesie»: essi sono ricordi, voci, luoghi, vacanze, esperienze, malinconie e nostalgie, trepide emozioni di incontri, fantasmi, amori, delusioni e rinunce: il tutto perpetuato al limite del possibile, della precaria varietà di qualche attimo, di qualche giorno, di qualche illusione: «è incanto rinnovato/ di un filtro irresistibile/ compagno (non per sempre, l’eterno/ non è del nostro esistere) di giorni/ consumati a vagare/ per strade sconosciute, alla ricerca/ di una fonte nascosta, che alimenti/ di nuovi sogni l’esausta/ sete che ci accompagna, della vita». Questa laica consapevolezza che affiorava nitidamente sino dal primo testo del «Dolore» a mo’ di dedica: «Non venga/ per noi l’inverno/ e l’improvviso dolore/ della foglia che il vento/ distacca/ prima della certezza/ che ancora continuerà/ dopo la morte l’incanto/ d’essere insieme», è rimasta intatta, anzi accresciuta semmai nella sua suprema semplicità di rito e di misura, anche se – scrive Briganti: «a leggere la sequenza di queste nuove 111 poesie ci si accorge che via via qualcosa sta cambiando», salvo poi il dover riconoscere che la radice è viva, il timbro limpido e martellante e la felicità espressiva sempre quel «tempo della vita» che Bertolucci definì una volta per tutte «aritmia» del suo e del nostro cuore. In proposito, ha dunque ragione Briganti quando osserva che «Questo nuovo libro di Artoni è appunto la rivelazione, anzitutto a lui stesso, della persistente forza vitale dell’amore, proprio della pulsione amorosa, sensuale». Alla quale osservazione Artoni aggiunge la propria meditazione: «Non so se questo lungo/ silenzio solitario/ negli anni che ho trascorso/ percorrendo più strade/ parallele e lontane/ mi aiuta a migliorare/ questa parte di vita/ o se invece il ritorno/ nel campo che ho più amato/ e trascurato/ risulterà soltanto un vaporoso/ volare di farfalle, condannato/ a finire col giorno», che è, in fondo, l’estrema natura di un esame di coscienza, cioè il voto segreto di un fantastico dono di sè con la poesia, ma oltre la poesia, oltre lo slabbrato orlo degli anni e degli inganni. Correre per questa sua intima e riservatissima «recherche» è per il poeta approdato ad una gagliarda vecchiaia il segno di quella silenziosa gioia che il serpente piumato infondeva ai suoi adoratori in un sacerdotale rito d’esistere e persino d’immortalarsi, per quanto ne sia concesso a un poeta, «affidando il ritorno, almeno in parte,/ a quelli che avranno letto le mie carte», le prime e le ultime, le lontane e le vicine, nel diario di un nuovo anno lungo e imprevedibile come tutte le umane vicende raccontate dalle nostre voci.

Il serpente piumato – di Gian Carlo Artoni – Diabasis, pag. 208,16,00 euro

 

Giuseppe Marchetti

Gazzetta di Parma 18/04/2015