Gian Ruggero Manzoni a Bottega Bertaccini di Faenza: incontro dedicato alla Romagna dei briganti

Giovedì 26 marzo 2015 alle ore 21, alla Bottega Bertaccini in corso Garibaldi 4 a Faenza, Gian Ruggero Manzoni
presenta il suo nuovo libro Briganti, saracca & archibugio. Quella Romagna leggendaria, spietata, criminale, banditesca (Il Ponte Vecchio editore). Dialoga con l’autore Marco Sangiorgi.

Gian Ruggero Manzoni è figura molto nota in Romagna e non solo. Diciamo solo che è poeta, narratore, pittore, critico d’arte. Ha pubblicato 45 libri (fra gli altri, con Feltrinelli, Diabasis, Mobydick, Crocetti, Raffaelli, Il Girasole, Maggioli) e ha al suo attivo oltre 60 mostre visive.

Questa volta si cimenta con una “vecchia passione” di famiglia. Negli anni ’70 del secolo scorso, lo storico Giovanni Manzoni (il suo babbo) pubblicò lo studio più approfondito che esista sul brigantaggio in Romagna. Divise il suo lavoro in sei volumi, oggi introvabili, che furono accolti da un grande favore del pubblico e che furono adottati come testi didattici in alcune università italiane e straniere.

A distanza di quasi quarant’anni, a seguito delle continue richieste di ristampa, Gian Ruggero ha pensato di compendiare l’approfondita analisi del padre in un unico volume.
Snello e piacevole alla lettura, il libro, oltre a riportare i nuclei fondamentali dell’opera di Giovanni Manzoni, aggiunge ulteriori notizie e documenti ritrovati da Gian Ruggero e da altri storici in questi ultimi decenni. Ne nasce un quadro esaustivo e aggiornato degli eventi che caratterizzarono la piaga sociale del brigantaggio romagnolo, che durò fino alla fine del XIX secolo, coinvolgendo anche le Marche, l’allora Granducato di Toscana, l’area del bolognese e il Veneto.

Giovedì 26 Marzo 2015 – Faenza

www.faenzanotizie.it

 

Gian Ruggero Manzoni ha scritto per Diabasis:

Il MORBO

Il Morbo

Siamo nella prima metà dell’Ottocento: una Rio de Janeiro avvolta dal sole arido e colpita dal più grande dei mali , la peste, il “morbo”. Un giovanissimo prete percorre il mercato cittadino per portare l’estrema unzione a Luigi Compagnoni , vecchio rivoluzionario italiano, venduto come schiavo insieme ai sopravvissuti di una colonia di patrioti romagnoli , per ordine della Santa Sede, all’imperatore del Brasile. L’anziano uomo, ormai devastato dalla peste, racconta della sua vita, dei suoi compagni di Ravenna, Forlì, Faenza, Bagnacavallo, Cervia, Rimini, Cesena, Forlimpopoli, che dal 1837 al 1848 lottarono in Brasile e in Uruguay al fianco dei “senzaterra”, dei gauchos, dei contadini, dei minatori e dei “religiosi cattolici di frontiera” . Rivoltosi durante i moti risorgimentali del 1831, condannati a morte dal tribunale speciale dello Stato Pontificio, erano stati venduti dal papato all’imperatore del Brasile Pedro I, con la mediazione del cardinale primate, quali galeotti da sfruttarsi per la colonizzazione del Mato Grosso e dell’Amazzonia. In una strettissima unità di tempo di luogo e di azione (Compagnoni, la sua compagna, un frate, una povera stanza impregnata di morte) trascorrono vent’anni, interrotti da pochi serrati dialoghi. Un flusso orgoglioso di coscienza , di vita, di libertà.

Sconto del 50% sul prezzo di copertina

Luigi Menozzi, il pubblicitario dal cuore di poeta

Inventò lo slogan “O così o Pomì” una vita tra marketing, poesia e impegno civile.

Nel 2003 pubblicò per la casa editrice Diabasis il libro di poesie “Come a maggio la neve sui pioppi”.

Questa sera presso la chiesa dell’Annunziata alle ore 18:00 si terrà il rosario. I funerali domani mattina, alle 11:00, sempre nella cattedrale dell’oltretorrente.

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Gazzetta di Parma

26/03/2015

 

 

Due occhi qualunque in Burundi e Palestina

Mondi difficili visti da un’occidentale

Ha messo in stand by la sua vita, per qualche mese ha lasciato in disparte le comodità e i lussi di casa, del suo ricco Occidente, e si è immersa come volontaria nella vita di tutti i giorni di due paesi molto lontani, molto diversi, dove ogni giorno si vive il dramma e la tragedia: da una parte la povertà, la miseria, la vita breve condizionata dalle mal curate malattie; dall’altra una società più ricca ma dove odi secolari si mescolano dando vita a una guerra strisciante implacabile che sembra non dover finire mai. Due paesi, Burundi e Palestina, dove tutto sembra irreale, rovesciato e dove ‘Anche la luna è capovolta’. Con l’aggiunta di ‘Una volontaria tra Burundi e Palestina’ è nato il titolo di un piccolo libro che racconta le esperienze vissute in prima persona da una giovane donna, dal cognome famoso e dalla vita professionale curiosa ed intensa. Simona Raspelli è la figlia maggiore del giornalista critico gastronomico e conduttore su Canale 5 di Melaverde, Edoardo. Psicologa, dottore di ricerca, studiosa del mondo drammatico legato al binomio ‘ottimismo e lutto’ che ha studiato a fondo, Simona, milanese classe 1980, ha passato alcuni mesi in Burundi come volontaria con il Vispe (Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti) e ha fatto un viaggio di conoscenza in Palestina a visitare campi profughi e villaggi sotto assedio militare. Nel libretto, 109 pagine di racconti intensi, commoventi, emozionanti, che fanno pensare, riflettere. Dice l’autrice: «Laggiù, nel cuore dell’Africa, quelle foglie di banano intrecciate erano e sono rappresentazione della povertà di una vita rimasta indietro un secolo rispetto alla nostra di noi ricchi, sempre più ricchi occidentali. In una terra che parla di sè già mentre ci si cammina sopra, mentre si lotta con la stanchezza e s’incontra la sua gente, si sperimentano i suoi cibi, animali, tempi: questo è il racconto di un piccolo pezzo di vita vissuta appena sotto l’Equatore. Questo è anche il racconto di un altro viaggio: la Palestina per come l’ho vissuta nel breve periodo in cui mi ha ospitata, tra campi profughi e villaggi sotto assedio militare. È il racconto di ciò che due occhi qualunque hanno visto e due orecchie qualunque hanno ascoltato in quel pezzettino di terra, al di là delle teorizzazioni sul conflitto arabo-israeliano, al di là delle competenze storiche, politiche, economiche o religiose, al di là delle prese di posizione, al di là di tutto. Ho memorizzato tutto, ora racconto».

23/03/2015

www.laprovinciacr.it

 

Il libro

Anche la luna è capovolta. Una volontaria tra Burundi e PalestinaDa un viaggio con un organizzazione non governativa il VISPE, prende spunto questo libro di Simona Raspelli. Un percorso fra Burundi e Palestina a visitare campi profughi e poveri villaggi. Un libro che fa riflettere e che allargherà in tutti noi l’area della conoscenza e della nostra coscienza. La mirata prefazione del critico gastronomo EDOARDO RASPELLI dà un ulteriore valore a questo volume

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Con Andreina Chiari Branchi lungo i sentieri della fantasia

Domani 25 marzo alle ore 17:45 presso la sala Daniele De Strobel in via Cavestro 3 a Parma, la presentazione del nuovo libro di fiabe di Andreina Chiari Branchi

Tra piccoli sogni e grandi incantesimi Fiabe da vivere

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Gazzetta di Parma

Martedì 24 marzo 2015
pagina Cultura
p. 33

Tra poesia e romanzo: una chiacchierata con Paolo Lagazzi di Doriano Fasoli

Alla fine del 2014 è apparso per le edizioni Diabasis un libro di testi inediti o rari di Attilio Bertolucci, “Il fuoco e la cenere. Versi e prose dal tempo perduto”, curato da lei e da Gabriella Palli Baroni. Come è nato questo volume?

È nato da un’idea che portavo dentro di me da parecchi anni e a cui Gabriella Palli Baroni ha aderito con entusiasmo. L’idea era, semplicemente, quella di raccogliere i migliori testi in versi e in prosa di Bertolucci rimasti inediti o dispersi in riviste, non presenti nel “Meridiano” Mondadori curato da me e da Gabriella. La maggior parte degli inediti erano nel fondo bertolucciano dell’Archivio di Stato di Parma, altri nel mio archivio personale e in quello della signora Palli Baroni. Dopo aver letto e riletto molte carte, molti foglietti segnati dall’inconfondibile, curvilinea calligrafia del poeta, io e Gabirella abbiamo scelto i testi che sentivamo più intensi e significativi, poi li abbiamo divisi in tre sezioni: la prima contiene liriche scritte da Bertolucci nell’intero arco della sua esistenza, da quando era giovanissimo fino a tre anni prima della morte; la seconda offre bellissime sequenze, brani o frammenti esclusi dalla “Camera da letto”; la terza raccoglie alcune prose di profonda qualità poetica.

Quali pensieri e quali emozioni “Il fuoco e la cenere” può suscitare in chi già conosce e ama Bertolucci, e in chi ancora non lo conosce?

Per chi conosce Bertolucci in modo non superficiale questo libro non potrà non risvegliare quell’insieme di sensazioni, emozioni sottili e segrete, note intime, risonanze ricche di una verità umile e immensa che tutta la sua opera trasmette. Credo sia sempre miracoloso il dono che sa offrirci un poeta originale, vivo e struggente come lui, e straordinaria la possibilità di ritrovare questo dono in luoghi imprevisti, in pagine inesplorate o disperse. Chi ancora non lo conosce troverà in questo libro un ottimo viatico per inoltrarsi nel suo mondo, per esplorarlo lentamente e per lasciarsi assorbire dalla luce vera e fantastica delle sue immagini, dal suo vibratile sentimento del tempo, dalla bellezza straziante del suo amore per la vita e del suo dolore di fronte all’ombra, al nulla, alla morte.

Quali sono le poesie e le prose di “Il fuoco e la cenere” a cui lei si sente più affezionato?

Tra le poesie un luogo molto speciale nel mio cuore occupa quella che comincia col verso “Come lucciola allor ch’estate volge” e che evoca una lucciola morente, persa in un prato di luglio, “sola nella notte”, richiamando attraverso essa il destino di ogni anima; è la poesia che scelsi di leggere in pubblico il 17 giugno 2000 a Parma, durante la parte “civile” del funerale di Attilio. Credo sia un testo meraviglioso, di una limpidezza tragica con pochi confronti possibili nel Novecento. Ma “Il fuoco e la cenere” raccoglie parecchi testi memorabili: mi permetta di ricordare almeno “Alla mia giovinezza” e “Avevo dormito a lungo, senza sogni” tra le liriche sparse, la misteriosa sequenza conclusiva del “Viaggio di nozze” tra i brani esclusi dal romanzo in versi, infine “Un giorno del ’44”, scorcio di grande qualità epica e umana sull’invasione tedesca dell’Appennino, tra le prose.

Questo libro può aiutare a ripensare l’importanza del poeta di Parma, la sua grandezza e originalità a quindici anni dalla sua scomparsa?

Mi auguro di sì. Il fatto è che, malgrado l’attenzione intorno alla sua opera sia enormemente cresciuta da quando cominciai a occuparmene, più di quarant’anni fa, Bertolucci è ancora letto in modo inadeguato da una buona parte del pubblico della poesia. Molti, ancora condizionati dai luoghi comuni del modernismo (uno dei quali vuole, come lei sa, che un testo sia tanto più importante e interessante quanto più astruso e incomprensibile), lo ritengono un poeta facile o minore, non riuscendo a scorgerne la complessità intima, il pathos religioso, la sete di verità, il radicamento profondo nel mistero dell’esistenza.

Il libro

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Negli ultimi anni di vita, dopo aver pubblicato la sua opera cruciale, La camera da letto, Attilio Bertolucci diede alle stampe due raccolte, Verso le sorgenti del Cinghio e La lucertola di Casarola, che, evitando ogni raggelante ipotesi di bilancio e testimoniando un’inesausta passione sperimentale, riunivano in sé poesie recenti e poesie giovanili, liriche compiute e composizioni in fieri, frammenti volatili e brani di ampio respiro narrativo esclusi dal romanzo in versi. Anche Il fuoco e la cenere è uno specchio limpido e vivo della parabola di Bertolucci dai lontani esordi sino alla fine. Costruito dai due più attenti e amorosi interpreti dell’opera bertolucciana, Paolo Lagazzi e Gabriella Palli Baroni, scegliendo i testi più originali e intensi fra tutti quelli ancora inediti in volume, il libro è strutturato come un trittico: a una prima parte di poesie che si dispiegano dagli anni Venti ai Novanta ne seguono una di bellissimi brani esclusi dalla Camera da letto e una di prose di dolce e corrusca qualità poetica. Testo da leggere non come un’antologia ma come una vera e propria raccolta, questo è l’ultimo capitolo dell’avventura creativa di Bertolucci, il dono inatteso e struggente di un grande Maestro.
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Lo sciamano Bertolucci

Attilio Bertolucci e il senso straordinario delle diverse epoche storiche, tutte racchiuse in una raccolta di versi inediti del poeta parmigiano

Paolo Lagazzi, il miglior studioso di Attilio Bertolucci, ha raccolto in un libro ( Il fuoco e la cenere. Versi e prose dal tempo perduto, a cura di Paolo Lagazzi e Gabriella Palli Baroni, Diabasis ) i bellissimi versi inediti del poeta parmigiano. Essi risalgono in parte alla sua giovinezza: ma, nella maggior parte, sono frammenti caduti dal capolavoro, La camera da letto.
Appena pensa al Viaggio d’inverno, il precedente libro di versi di Bertolucci, il lettore si accorge che ogni paragone è fuori luogo. La camera da letto non è una raccolta di liriche, perché rinuncia al tentativo di vincere il tempo in una folgorazione. Bertolucci sembra trattenere, moderare, mitigare i propri toni lirici. La camera da letto raccoglie l’ambizione suprema del romanzo: concentrare in un volume lo spazio e il tempo, percorrendo inquietamente gli spazi che dividono l’Appennino tosco-emiliano, la Pianura padana e la Versilia, accumulando il tempo di due secoli, il tempo minuzioso di infinite giornate, cosicché, alla fine, ci sembra che i nostri occhi, le nostre mani e le nostre membra si facciano tempo e grondino tempo.
Tra i romanzi, il libro di Bertolucci pare avvicinarsi ai «romanzi di formazione», come i Lehrjahre di Goethe ( Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister ) e la Recherche di Proust, dove la vocazione dell’artista è raccontata nel suo svolgimento; e questo libro è immerso, a sua volta, nella storia di una famiglia, come ne conobbe l’Ottocento. Appena il lettore ha avanzato questi raffronti, deve di nuovo cancellarli dalla mente. Il miele dolcissimo e vischioso nel quale affonda è il miele della poesia, l’attenzione meticolosa che deve portare a ogni aggettivo e a ogni virgola è la stessa che deve portare agli aggettivi e alle virgole di Keats e di Baudelaire. Così egli viene posto di nuovo di fronte allo scandalo di questo libro – ora poema, ora romanzo, ora lirica, per combinare tutte le forme in una forma mai vista.
Con la Recherche, La camera da letto ha un altro punto in comune: la convinzione che tutta la realtà, soprattutto la realtà minima, quotidiana, insignificante, possa essere riflessa nello specchio dell’opera d’arte. Non c’è altro libro moderno che rappresenti in maniera così indimenticabile la vita familiare italiana nell’ultimo secolo. C’è tutto quello che vogliamo conoscere: il nonno, il padre e la madre, i rapporti tra i membri della famiglia: le domestiche, le stiratrici, le cucitrici, le bambinaie, i mezzadri: tutti gli usi e le abitudini – quando e come si pranza e si cena, le ore delle colazioni e dei sonni, come si guida la carrozza, come si passeggia, come si chiude la cuffia da bagno, come ci si spalma lentissimamente l’olio di noce sulle membra nude —: l’arnia ronzante della casa, i mobili e gli oggetti che la riempiono, le luci e le ombre che tingono i muri; la pellicciaia, la pescivendola, il macellaio, il panettiere, il droghiere che si frequentano in città. Nessuna tensione metafisica attraversa questo mondo come folgora il mondo di Giorgio Caproni. La religione di Bertolucci è una religione dei corpi, del sonno oscuro, del cibo cieco, dei sensi opachi, della vita ripetuta e rituale della famiglia. Tutto ciò che esiste – il tempo, la vita, la morte, i desideri, i colori, le ombre – viene accettato, giustificato e santificato.
Come ogni vero romanziere, Bertolucci possiede un senso straordinario delle diverse epoche storiche. Non ha bisogno di molto per rievocarlo: gli basta ricordare un nome, un colore, un’abitudine, il titolo di un libro, perché il 1790 o il 1910 o il 1930 risuscitino davanti ai nostri occhi. Eppure, il tempo storico non è il vero protagonista di questo libro. Chi regna, sopra la casa di campagna, la casa di città e quella di montagna, è il tempo atmosferico e ciclico della natura. Questo libro familiare è retto da una sapienza meteorologica simile a quella di uno sciamano o di un contadino – l’unica, forse, che possa conoscere un uomo. Bertolucci sa cosa siano le dieci di mattina, le tre o le cinque di sera – le loro varie forme e combinazioni nelle stagioni dell’anno; e qualche volta si direbbe che egli voglia raccogliere nel proprio libro tutti i soli, le lune, i cieli, i temporali, le piogge, le nebbie, le brume che si sono avute nell’Appennino e nella Pianura padana nel corso di un secolo. Mai (o con una sola eccezione) abbiamo sentito, come qui, che le ore possono essere dei veri personaggi romanzeschi.
Alla fine le scene, sebbene così fitte di richiami precisi, lasciano la loro epoca storica e si adunano in un sterminato presente, nel regno «del vergine, del vivace, del bel giorno d’oggi», come dice Mallarmé amorosamente tradotto. Nessuna evoluzione conduce dalla migrazione dei cavalli maremmani, avvenuta nel Seicento, al 1933, quando la prima parte del poema si arresta. Per avere una giusta idea del libro non dobbiamo immaginarlo diviso in parti, o canti o sequenze. Con gli occhi della mente dobbiamo immaginare una sola immensa tela, dipinta da un emulo di Monet o di Bonnard: dove le ninfee e le barche, i personaggi, gli eventi e le sensazioni – segnati dal tempo ma avulsi da lui – si frequentano e si visitano, abitando la stessa giornata interminabile nella quale le stagioni si alternano.
Quanta luce vi è in questo libro: come il sole illumina, splende, barbaglia, acceca – attira nel plein air dei campi o dei sentieri di montagna l’innamorato della chiusa vita familiare. Sembra che nulla possa ostacolare la luce: bagna tutta la terra e poi penetra negli interni, nella camera da letto o nella stanza da pranzo. Quando cala la sera, la luce delle candele, delle lucerne, delle stufe, dei camini e delle lampadine la prolungano, per impedire che «si avveri senza resistenza il dominio del nero». Ma quanta ombra si allunga. Non sappiamo se sia un riflesso simbolico della luce, o se l’ombra nasca da un principio più remoto e più profondo della stessa notte e si insinui dovunque si è posata la luce e la cancelli, senza pietà per le creature che Bertolucci ha evocato.
Il cuore del libro è la camera da letto. Qui avviene il doppio peccato: il peccato amoroso, che bagna le membra dei coniugi, e il peccato edipico; doppio peccato che costituisce l’essenza della famiglia borghese e la rende compatta e l’incrina e l’avvolge con la sua ombra lunghissima. Così, nell’anima del figlio bambino, che diventerà poeta, nasce l’ansia. Il cuore batte troppo forte e veloce nel piccolo petto; e d’ora in poi il libro è segnato da questo battito fittissimo, che si sovrappone al ritmo dell’universo.
L ’ansia uccide l’indifferenza: accresce l’intensità di tutte le cose: getta il bambino, l’adolescente, il giovane verso tutte le superfici, e queste risvegliano in lui un eccesso di gioia e di dolore, una furia di passione, uno stato febbrile di sentimenti. I l ragazzo non vuole che il tempo passi e si consumi: non tollera che una giornata si sostituisca a un’altra giornata, e cerca di arrestarla e di trattenerla accanto a sé, come un presente rallentato.
Il bambino, predestinato a diventare poeta, cresce nella solitudine: «Se piange non si fa sentire, se gioca vuole stare solo»; ora nell’ossessione delle mura familiari, ora nella levità del plein air. L’ansia, che lo fa soffrire, è anche il suo talismano e la sua difesa: genera in lui una malattia, una piccola febbre quotidiana che gli permette di crescere senza partecipare alla realtà. Sebbene così sensibile, egli riesce a sottrarre all’esistenza ogni possibilità di tragedia e a viverla come quella cosa «così bella, così leggera, così breve» di cui parlava Tolstoj.
Non vuole maturare, innamorarsi e sposarsi, avere un mestiere, come gli uomini della realtà: vuole continuare a vivere «nel bozzolo dorato e sonoro» dell’adolescenza e della poesia giovanile; e, quando si innamora e si sposa, con le sue arti metà inconsce e metà consce riesce a conservare intorno a sé l’irresponsabilità febbrile del giovane.
Molti diranno che questo è soltanto l’itinerario classico di un nevrotico. Credo che, davanti a questo libro, sia molto più importante osservare come la malattia abbia permesso a Bertolucci di accogliere tutti i tesori dell’esistenza nel lago della sua anima, senza alzare mai la voce, senza un solo attimo di volontà o di tensione, senza deformare le sensazioni. Il poeta che ha scritto La camera da letto possiede un equilibrio sovrano del cuore, una delicata equanimità e mitezza della mente, una giustezza sottile dello sguardo, come se tutta la passione dei nervi si fosse estenuata e rovesciata nel proprio contrario.
Lo stile della Camera da letto è il più molteplice della letteratura italiana. Vi è il verso libero, endecasillabi e settenari, falsi endecasillabi e falsi settenari della tradizione leopardiana, che meglio si presta a raccontare: il verso petrarchesco chiuso in sé stesso: la prosa da cronaca familiare: il verso esametrico o iperesametrico, che discende da Omero e da Whitman con aggettivi formulari che sanno di Odissea : versi tronchi che ricordano i versi incompiuti di Virgilio, e improvvise tensioni liriche.
Come talvolta nel Viaggio d’inverno ma con una maestria più scopertamente ironica, abbiamo immensi periodi ramificati: i periodi-proustiani, i periodi-rete, i periodi-maglia, i periodi-cappotto, i periodi-lenzuolo, i periodi onniavvolgenti che stringono e amalgamano insieme – con incisi e parentesi successivi e arditi gerundi e participi presenti – gli eventi, i personaggi e le sensazioni più remote e dissonanti, le analogie più fuggitive dell’immaginazione. Noi siamo sempre meravigliati sia dalla mite malleabilità di una mente che accoglie tutti i rapporti della materia, sia dalla deliziosa sconnessione di questi rapporti.
Malgrado una simile sintassi, i fatti (soprattutto i grandi fatti) sono sempre elusi: c’è l’antefatto e l’eco o le cause e le assonanze dell’evento, non c’è mai l’evento: tutto è sfocato; il profilo, le linee e le dimensioni di un oggetto si perdono nell’atmosfera indefinitamente vibrante. Alla fine non ricordiamo più l’immagine: come se Bertolucci, supremamente lieve, le avesse disegnate col dito su un vetro, in un giorno d’inverno; ora tutto si è cancellato – e noi ricordiamo soltanto il vasto fondo risonante di ansia, trepidazione, inquietudine, felicità.
Pietro Citati

Corriere della Sera, lunedì 23 marzo 2015

 

Il libro

cop-il-fuoco-e-la-cenereNegli ultimi anni di vita, dopo aver pubblicato la sua opera cruciale, La camera da letto, Attilio Bertolucci diede alle stampe due raccolte, Verso le sorgenti del Cinghio e La lucertola di Casarola, che, evitando ogni raggelante ipotesi di bilancio e testimoniando un’inesausta passione sperimentale, riunivano in sé poesie recenti e poesie giovanili, liriche compiute e composizioni in fieri, frammenti volatili e brani di ampio respiro narrativo esclusi dal romanzo in versi. Anche Il fuoco e la cenere è uno specchio limpido e vivo della parabola di Bertolucci dai lontani esordi sino alla fine. Costruito dai due più attenti e amorosi interpreti dell’opera bertolucciana, Paolo Lagazzi e Gabriella Palli Baroni, scegliendo i testi più originali e intensi fra tutti quelli ancora inediti in volume, il libro è strutturato come un trittico: a una prima parte di poesie che si dispiegano dagli anni Venti ai Novanta ne seguono una di bellissimi brani esclusi dalla Camera da letto e una di prose di dolce e corrusca qualità poetica. Testo da leggere non come un’antologia ma come una vera e propria raccolta, questo è l’ultimo capitolo dell’avventura creativa di Bertolucci, il dono inatteso e struggente di un grande Maestro.

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Simona Raspelli racconta la sua esperienza come volontaria tra Burundi e Palestina in un libro

L’esperienza di volontariato della figlia del giornalista e conduttore di Melaverde, Edoardo Raspelli Ha messo in stand by la sua vita; per qualche mese ha lasciato in disparte le comodità

 

L’esperienza di volontariato della figlia del giornalista e conduttore di Melaverde, Edoardo Raspelli

Ha messo in stand by la sua vita; per qualche mese ha lasciato in disparte le comodità ed i lussi di casa, del suo ricco Occidente, e si è immersa come volontaria nella vita di tutti i giorni di due paesi molto lontani, molto diversi, dove ogni giorno si vive il dramma e la tragedia: da una parte la povertà, la miseria, la vita breve condizionata dalle mal curate malattie; dall’altra una società più ricca ma dove odi secolari si mescolano dando vita a una guerra strisciante implacabile che sembra non dover finire mai.

Due paesi, Burundi e Palestina, dove tutto sembra irreale, rovesciato e dove” Anche la luna è capovolta”.

Con l’aggiunta di “Una volontaria tra Burundi e Palestina” è nato il titolo di un piccolo libro che racconta le esperienze vissute in prima persona da una giovane donna dal cognome famoso e dalla vita professionale curiosa ed intensa.

Simona Raspelli, che ha scritto questo piccolo libro per Diabasis, è la figlia maggiore del giornalista critico gastronomico e conduttore su Canale 5 di Melaverde, Edoardo Raspelli.

Psicologa, dottore di ricerca, studiosa del mondo drammatico legato al binomio ”Ottimismo e lutto” che ha studiato a fondo, Simona Raspelli, milanese, classe 1980, ha passato alcuni mesi in Burundi come volontaria con il VISPE (Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti) ed ha fatto un viaggio di conoscenza in Palestina a visitare campi profughi e villaggi sotto assedio militare.

Nel libretto, 109 pagine di racconti intensi, commoventi, emozionanti, che fanno pensare, riflettere: ”Laggiù, nel cuore dell’Africa, quelle foglie di banano intrecciate erano e sono rappresentazione della povertà di una vita rimasta indietro un secolo rispetto alla nostra di noi ricchi, sempre più ricchi occidentali”.

“Anche la luna è capovolta”, edito da Diabasis, può essere richiesto direttamente alla casa editrice (Parma, vicolo del Vescovado 12, tel.0039.0521.207547 –info@diabasis.it – www.diabasis.ithttps://www.facebook.com/edizionidiabasis ) e inoltre sul sito Amazon.

 

BIOGRAFIA DI SIMONA RASPELLI

Simona Raspelli in Burundi 474x500 Simona Raspelli racconta la sua esperienza come volontaria tra Burundi e Palestina in un libro

Simona Raspelli, nata a Milano nel 1980, dopo la laurea in Psicologia ha deciso di proseguire lo studio della Psicologia Positiva con un dottorato di ricerca su ottimismo e condivisione delle emozioni. Successivamente ha lavorato all’Istituto Auxologico Italiano in progetti di ricerca europei sull’utilizzo delle nuove tecnologie in relazione a ictus e stress psicologico, partecipando anche ad un progetto in alta quota, sul Monte Rosa, alla capanna Margherita, con un gruppo di cardiologi.

Counselor dal 2009, collabora con Fondazione ABIO Italia Onlus per la formazione ai volontari per il bambino in ospedale e con l’Associazione A.M.A. (Auto Mutuo Aiuto) di Milano, Monza e Brianza per le consulenze ai gruppi per il lutto e la separazione.

Dal 2012, dopo aver partecipato a due percorsi formativi, ha fatto due viaggi di alcuni mesi di volontariato in Burundi col VISPE (Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti) e un viaggio di conoscenza in Palestina, a visitare campi profughi e villaggi sotto assedio militare e ascoltare testimonianze di volontari internazionali. Dal desiderio di raccogliere e condividere queste esperienze nasce il suo primo libro.

Simona Raspelli racconta: “PERCHE’ HO SCRITTO QUESTO LIBRO”

Palestina 500x375 Simona Raspelli racconta la sua esperienza come volontaria tra Burundi e Palestina in un libro

“Nel 2012, dopo aver partecipato ad alcuni percorsi formativi, ho fatto due viaggi di alcuni mesi di volontariato in Burundi col VISPE (Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti) e un viaggio di conoscenza in Palestina, a visitare campi profughi e villaggi sotto assedio militare e raccogliere testimonianze di volontari internazionali. Ho raccolto in questo scritto ciò che “due occhi qualunque” hanno visto durante queste esperienze in Africa e Medio Oriente, al di là di conoscenze storico-economiche e competenze tecniche”.

Continua Simona Raspelli : “In una terra che parla di sè già mentre ci si cammina sopra, mentre si lotta con la stanchezza e s’incontra la sua gente, si sperimentano i suoi cibi, animali, tempi… in quella terra una giovane donna bianca fa l’esperienza dell’essere straniera. A trentadue anni decido di “mettere in stand by la mia vita europea” e il mio lavoro di psicologa e ricercatrice e di partire per il Burundi: questo è il racconto di un piccolo pezzo di vita vissuta appena sotto l’Equatore, dove… anche la luna è capovolta.

Questo è anche il racconto di un altro viaggio: la Palestina per come l’ho vissuta nel breve periodo in cui mi ha ospitata, tra campi profughi e villaggi sotto assedio militare. È il racconto di ciò che due occhi qualunque hanno visto e due orecchie qualunque hanno ascoltato in quel pezzettino di terra, al di là delle teorizzazioni sul conflitto arabo-israeliano, al di là delle competenze storiche, politiche, economiche o religiose, al di là delle prese di posizione, al di là di tutto…

Sono andata, ho visto, ho vissuto, ho incontrato persone, uomini e donne comuni, bambini; ho memorizzato e ora racconto”.

SCHEDA DEL LIBRO

Simona Raspelli 333x500 Simona Raspelli racconta la sua esperienza come volontaria tra Burundi e Palestina in un libro

“Anche la luna è capovolta. Una volontaria tra Burundi e Palestina” di Simona Raspelli
Prefazione e intervento di Edoardo Raspelli
Prezzo: € 17
http://www.libreriauniversitaria.it
http://www.amazon.it

CASA EDITRICE

Edizioni Diabasis
Vicolo del Vescovado 12, Parma
Telefono 0039.0521.207547
info@diabasis.it
www.diabasis.it
https://www.facebook.com/edizionidiabasis

Redazione Newsfood.com

 

Bersani a Parma per presentare "Comunisti", edito da Diabasis

Venerdì 27 marzo alle ore 17:30, presso la sala De Strobel in via Cavestro 3 a Parma, la presentazione del nuovo libro di Renato Lori, Comunisti.

Alla presentazione parteciperanno:

On. Pierluigi Bersani

dott. Mario De Blasi

dott.ssa Francesca Niccolai

moderatore:

Mauro Massa

 

Il Libro

Comunisti

Dopo il successo C’era un ragazzo… un partigiano, esce postumo il nuovo libro di Lori Comunisti. Il tema principale è il dopoguerra con tutte le contraddizioni politiche e sociali viste da chi, dopo la guerra partigiana, si attendeva per l’Italia un futuro migliore. Temi visti sotto l’occhio attento di chi è stato uno dei più importanti e influenti politici a livello locale e nazionale.

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Attilio Bertolucci. La recensione della rivista "Blow up"

Curata dal più fine esegeta del poeta parmigiano, Paolo Lagazzi, e da Gabriella Palli Baroni, questa silloge ha il merito di portare alla luce tutti i versi non ancora riuniti in raccolta dell’autore de La Capanna indiana: si va dalle prove antecedenti l’esordio, a diciott’anni, di Sirio (1929) a una composizione databile probabilmente 1997 e successiva a La lucertola di Casarola, che proprio in quel ‘97 offriva brani rimasti fuori dai titoli fin allora pubblicati (Bertolucci morirà tre anni dopo). Ci sono infine alcuni pezzi in prosa, che non avevano trovato posto in Aritmie e in Ho rubato due versi a Baudelaire. Ma il cuore del libro è nelle sequenze espunte da La camera da letto, il meraviglioso romanzo in versi che continuo a ritenere uno dei vertici della letteratura, non solo italiana, del secolo
scorso, e in cui il Tempo, quel Tempo cronologico non meno che meteorologico protagonista assoluto dell’opera bertolucciana, viene proustianamente ritrovato proprio nell’abbraccio fra la memoria e un’espressione capace di restituire tutte le nuances, i sapori, i tagli di luce, che il precipitare dei giorni avrebbe condannato all’oblio. E qui sta il merito maggiore della raccolta: sia perché queste sequenze sono di una qualità indiscutibile, tale da rendere enigmatico il motivo per cui erano state cassate, sia perché esplicitano, in un’illuminante dichiarazione di poetica, il nucleo profondo che irradia l’intero corpus bertolucciano, la resa felice alla miracolosa ferialità della vita – dimensione quotidiana e sacrale che consente alle cose di brillare della loro “luce vera”. Ecco: “.. già prima, / inconsapevolmente, s’era perso / a estrarre gioia dall’aspetto feriale delle cose”. E ancora: “Tu in questo stato incerto equilibrando / il dolore per la lontananza e l’apprendimento/ dell’uso di parole e di ritmi che non falsino / la quieta stasi della luce su di un intonaco negletto…” Bertolucci, come in tutta La camera, si dà del tu: distanza fraterna che trasforma l’assenza dei giorni perduti in più acuta presenza.

Stefano Lecchin

Blow Up – numero 201 – Febbraio 2015 a pag. 139

 

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Negli ultimi anni di vita, dopo aver pubblicato la sua opera cruciale, La camera da letto, Attilio Bertolucci diede alle stampe due raccolte, Verso le sorgenti del Cinghio e La lucertola di Casarola, che, evitando ogni raggelante ipotesi di bilancio e testimoniando un’inesausta passione sperimentale, riunivano in sé poesie recenti e poesie giovanili, liriche compiute e composizioni in fieri, frammenti volatili e brani di ampio respiro narrativo esclusi dal romanzo in versi. Anche Il fuoco e la cenere è uno specchio limpido e vivo della parabola di Bertolucci dai lontani esordi sino alla fine. Costruito dai due più attenti e amorosi interpreti dell’opera bertolucciana, Paolo Lagazzi e Gabriella Palli Baroni, scegliendo i testi più originali e intensi fra tutti quelli ancora inediti in volume, il libro è strutturato come un trittico: a una prima parte di poesie che si dispiegano dagli anni Venti ai Novanta ne seguono una di bellissimi brani esclusi dalla Camera da letto e una di prose di dolce e corrusca qualità poetica. Testo da leggere non come un’antologia ma come una vera e propria raccolta, questo è l’ultimo capitolo dell’avventura creativa di Bertolucci, il dono inatteso e struggente di un grande Maestro.
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