Resoconto della Festa Internazionale della Storia-Parma 2014

La Festa della Storia 2014 si è conclusa con un buon successo di pubblico e di critica. Nei vari eventi svoltisi tra il 4 e il 20 ottobre è stata registrata una presenza di oltre 9000 persone, superando le più ottimistiche previsioni. Evidentemente la Festa della Storia, giunta alla sua seconda edizione, ha interpretato un bisogno sentito dagli abitanti di Parma e delle località circostanti, desiderosi di riaffermare l’attaccamento alle proprie radici e di approfondire la conoscenza di fatti, personaggi, monumenti e usanze del passato.

Attraverso varie iniziative di diversa tipologia – dalle conferenze, alle visite guidate, ai laboratori didattici, alle mostre, alle presentazione di libri- si è cercato di risvegliare l’interesse per la storia locale allo scopo di riscoprirla, di riviverla e di discuterla.

Per organizzare una manifestazione che ha concentrato nel giro di 10 giorni oltre 60 eventi, si è realizzata un’attività di equipe che ha visto fianco a fianco persone provenienti da differenti ambiti lavorativi e con diverse competenze, unite nella convinzione che solo lavorando in sinergia si possono ottenere risultati che siano apprezzati da tutti. L’impegno per la riuscita della Festa è stato grande, ma è stato sempre accompagnato dal desiderio di farne parte. Molto intenso è stato il lavoro svolto da Alina Bergamaschi, la segretaria del Comitato.

Il valore aggiunto della manifestazione è rappresentato dal volontariato: chi ha partecipato ha messo gratuitamente le sue conoscenze e le sue capacità al raggiungimento dello scopo comune.

 

Le istituzioni coinvolte in questa iniziativa sono state numerose: innanzitutto le Amministrazioni comunali di Parma e del territorio, che in diversa misura hanno sostenuto la manifestazione. Oltre al Comune di Parma, che ha coorganizzato la Festa cittadina, hanno collaborato i Comuni di Fidenza, Montechiarugolo, Montecchio Emilia (RE), Fornovo, Fontevivo, Langhirano, Felino, Lesignano, Borgotaro, Colorno, Collecchio, Sala Baganza, Bardi, Soragna, Terenzo. Poi è stato importante il contributo delle Soprintendenze: la Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Emilia Romagna si è impegnata fin dall’inizio alla realizzazione del programma; ad essa si sono aggiunte quest’anno la Soprintendenza per i Beni artistici, storici e etnoantropologici delle province di Parma e Piacenza, la Soprintendenza per i Beni architettonici e il paesaggio delle province di Parma e Piacenza, l’Archivio di Stato, l’Università Popolare di Parma, la Biblioteca Palatina, la Pinacoteca Stuard, il Museo Diocesano di Fidenza, i Musei del Cibo della provincia di Parma. La Deputazione di Storia patria per le Province Parmensi e l’Università popolare “La Sorgiva” di Montecchio Emilia hanno continuato anche quest’anno ad offrire la loro proficua collaborazione. .

Le associazioni che hanno maggiormente concorso al successo della Festa, realizzando eventi di notevole impatto sono: la “Famija Pramzana”, il Circolo culturale “Il Borgo”, “Legio I Italica”, “Le Melusine”, “Il Cammino Val Ceno”, l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF), “Mansio Templi Parmensis”, l’Associazione culturale “Emanuelli” di Borgotaro. Altre associazioni, come “Voglia di leggere” e la Società Dante Alighieri hanno dato la loro gradita adesione.

Un importante aiuto è venuto dalla Casa Editrice Diabasis, che ha curato la parte informatica e grafica e si è occupata della comunicazione.

 

Anche grazie al successo dello scorso anno, c’è stato da parte di ditte e banche quel sostegno finanziario necessario a realizzare gli eventi in programma. Il primo sponsor è la Fondazione Cariparma che, approvando il progetto, ha dato credito all’iniziativa. Il sostegno è venuto anche dall’Unione Industriali, da Chiesi Farmaceutici, dal Credito Valtellinese, dall’ASCOM, da Colser-Aurora Domus, da Proges-Gesin, dalla Famija Pramzana.

 

Gli eventi principali sono stati i seguenti:

  1. L’inaugurazione della Festa, svoltasi il 4 ottobre nel chiostro della Pinacoteca Stuard, alla presenza del Presidente della Festa della Storia, il prof. Rolando Dondarini dell’Università di Bologna. Sono intervenuti, oltre al prof. Dondarini, Manuela Catarsi, Paolo Fabbri, Amalia Fracassi, Beatrice Borghi. Marzio Dall’Acqua ha presentato l’antico gonfalone della città, Angela Marchetti ha condotto una conversazione su “Il Tempo e la Storia”. Hanno suonato gli allievi del Liceo Musicale “Attilio Bertolucci”, diretti dal Maestro Antonio Amadei. Alcuni alunni dell’ITIS hanno letto brani sul monastero di San Paolo. L’accoglienza è stata ottimamente curata dalle alunni dell’Istituto Giordani.
  2. L’accampamento romano in P.le della Pace, allestito dall’associazione “Legio I Italica”. Per tutto il fine settimana si sono svolte attività e dimostrazioni didattiche, seguite da migliaia di persone.
  3. La presentazione del libro di Giulia Sulpizi su Giulia, la figlia di Augusto, tenuta presso la Biblioteca Palatina, a cura di Diabasis.
  4. Le visite guidate e il concerto “Sotto la stella di Matilde” realizzate dall’associazione “Melusine” alla pieve di Badia Cavana domenica 5 ottobre.
  5. Lo spettacolo di poesia e musica del Rinascimento, tenuto nella Rocca di Montecchio a cura di “La Sorgiva”.
  6. La conferenza su “Carlo Magno e l’incontro a Parma con Alcuino”, da cui ha preso le mosse la Rinascita Carolingia, realizzato all’ITE Bodoni il 6 ottobre, con interventi di Paolo Galloni, Adelaide Ricci, Paolo Fabbri, Martine Balout, Amalia Fracassi, Associazione Melusine. L’intervento principale è stato quello del prof. Dietrich Lohrmann dell’Università di Aquisgrana. Ha suonato il gruppo diretto dal M°Amadei, ha cantato il coro del Bodoni, diretto da Lucia Consigli.
  7.  La visita guidata e la “camminata” sulla Via Francigena, dalla Pieve di Fornovo agli scavi di Roncolungo di Sivizzano e alla Pieve di Monte Bardone, svoltesi martedì 7 ottobre con Manuela Catarsi e Patrizia Raggio, in collaborazione con il Comune di Fornovo. Vi hanno partecipato oltre 300 alunni delle scuole di Parma e provincia.
  8. I due distinti laboratori di calligrafia e di miniatura tenutisi il 7 e l’8 ottobre alla Pinacoteca Stuard e alla Badia di Torrechiara.
  9. Le esperienze di didattica del patrimonio condotte al Palazzo Ducale e all’Orto Botanico rispettivamente da Amalia Fracassi e Angela Marchetti, mercoledì 8 ottobre.
  10. La mattinata all’Abbazia di Fontevivo, svolta in collaborazione con il Comune di Fontevivo, in parte dedicata alla figura di Bertrando del Poggetto, con interventi di Rolando Dondarini, Manuela Catarsi, Monique Malique e Paolo Fabbri.
  11. Le conferenze e le visite guidate realizzate alla Biblioteca Palatina, a Colorno, al Palazzetto Eucherio Sanvitale e a Borgotaro, da Luigi Pelizzoni, Patrizia Raggio, Federica Dallasta, Barbara Zilocchi, per ricordare il matrimonio di Elisabetta Farnese con il re di Spagna.
  12. L’importante convegno su Jacques Le Goff, svoltosi il 10 ottobre al Teatro Magnani di Fidenza, organizzato da Alessandra Mordacci in collaborazione con la Curia e il Comune di Fidenza. Sono intervenuti: Daniela Romagnoli, Rolando Dondarini, Beatrice Borghi, Mario Calidoni, Elisabeth Dartencet, Martine Balout, Alessandra Mordacci, Manuela Catarsi. Manuela Catarsi ha condotto una visita agli scavi di Via Bacchini in cui sono state rinvenute alcune case di legno di origine altomedievale.
  13. La presentazione del libro sui monumenti della Prima Guerra, tenuta da Cristina Quagliotti alla Galleria Nazionale, cui è seguita la lettura di testi di poeti parmigiani da parte di Paolo Briganti e Mirella Cenni.
  14. Lo spettacolo in dialetto presentato dalla compagnia “La Nuova Corrente” al teatro delle Stimmate.
  15. La ricostruzione storica delle attività della Mansio templare di Via Benassi, organizzata l’11 ottobre dall’associazione “Mansio Templi Parmensis”, in cui ha parlato Marzio Dall’Acqua con una relazione sull’ultimo dei templari.
  16. La Cena in Festa di sabato 11 al Ristorante San Marco, con oltre 100 partecipanti, tra cui 11 ospiti stranieri. Ha cantato il coro “I cantori del Mattino”, è intervenuto Giovanni Ballarini, ha presentato la serata Eugenio Caggiati.
  17. L’apertura straordinaria, con visite guidate, domenica 12 ottobre, dei 6 Musei del Cibo (a Collecchio, Felino, Langhirano, Sala Baganza, Soragna), che ha fatto registrare più di mille presenze.
  18. Lo spettacolo in dialetto realizzato presso la Famija Pramzana e presentato da “Al Dsèvod” per ricordare i 100 anni del Bargnocla, con i burattini di Ferrari, Maurizio Landi, il coro “Il Cuator Stagion”.
  19. Il convegno “Parma e l’Europa” del 13 ottobre sull’attualità economica, con il prof. Francesco Mosconi dell’Università di Parma.
  20. La mostra fotografica sull’Europa gotica allestita all’ex Chiesa di San Giorgio a Fidenza a cura del Museo Diocesano.
  21. La mostra sulla Via Francigena all’ITIS di Parma, organizzata in collaborazione con l’AEVF di Fidenza.
  22. Le conferenze di Italo Comelli sul monachesimo, tenute nella Biblioteca Monumentale di San Giovanni e alla Badia di Torrechiara.
  23. Il ciclo di conferenze sulla Prima Guerra Mondiale tenuto da Francesco Maria Feltri a Montecchio.
  24. Gli incontri in Municipio e al Liceo Artistico Toschi con rappresentanti del Comune di Périgueux.

 

È dalle scuole che è venuto il maggior contributo di idee e di partecipazione. Il veder nascere nelle giovani generazioni il bisogno di interrogare il passato è motivo di grande conforto A questo bisogno si accompagna infatti il desiderio di comprendere meglio il presente e di guardare con sicurezza al futuro.

Se all’inizio molti insegnanti si sono mostrati titubanti, c’è stata poi una partecipazione convinta da parte di molti istituti di ogni ordine e grado presenti nel territorio. Nell’elenco delle scuole che hanno attivamente preso parte alla manifestazione vogliamo in particolare ricordare:  il Liceo Artistico Toschi, che ha organizzato conferenze, laboratori didattici ed una giornata di confronto con scuole di Périgueux; l’ITIS che, oltre ad aver allestito la   mostra sulla Via Francigena, ha anche curato laboratori e visite guidate; il Liceo delle Scienze Umane, che ha organizzato alcuni eventi nella scuola ed ha partecipato con alcuni alunni alla ideazione e  alla valutazione della Festa; il Giordani, che ha curato l’accoglienza e ha  preparato una interessante mostra dei progetti europei messi in piedi dalle scuole di Parma;   il Bodoni, che ha realizzato la conferenza su Carlo Magno; l’IPSIA, che, tra l’altro, ha presentato un lungometraggio sull’integrazione dei giovani stranieri; il Marconi, nella cui sede di Via Benassi è stata ricostruita l’antica Mansio dei Templari; il Liceo Bertolucci, con gli allievi della sezione musicale che hanno predisposto l’accompagnamento musicale di varie iniziative.

Anche molti istituti della provincia hanno dato un importante contributo. L’IC di Montechiarugolo ha presentato il Castello, ha condotto i visitatori a riscoprire l’antica abbazia di Santa Felicola ed ha svolto varie attività sulla via Francigena e sul monastero di Bobbio in occasione dei 1400 anni dalla sua fondazione. L’IC di Fontanellato-Fontevivo ha preparato un’approfondita visita guidata all’Abbazia, la Scuola Media Zani di Fidenza ha presentato il Duomo e il Tesoro di San Donnino, l’IC di Fornovo ha partecipato con molte classi alla “camminata” lungo la Via Francigena, l’IC di Felino ha preso parte ad alcuni eventi.

 

Per quanto riguarda i risultati, possiamo dire che la Festa della Storia ha costituito per tutti i partecipanti un efficace banco di prova per consolidare ed affinare le competenze pratiche in vari settori, dalle metodologie di apprendimento, alla costruzione di eventi,   al management, dall’allestimento di mostre, alla realizzazione di laboratori didattici, alla rappresentazione scenica, all’accoglienza degli ospiti, dall’informatica, alla grafica, ecc. Dall’esperienza della Festa della Storia sono in via di costituzione gruppi di lavoro e comunità di apprendimento che approfondiranno varie tematiche di tipo metodologico e contenutistico.

Tra i risultati più tangibili c’è poi la collaborazione con la città di Périgueux, che si è impegnata ad organizzare una Festa della Storia secondo il modello emiliano nel prossimo mese di giugno.

Uno degli eventi più significativi a questo riguardo è stato lo scambio di esperienze didattiche fra una scuola della città francese e il Toschi. All’incontro, svoltosi nei locali dello storico Liceo Artistico, è intervenuta Elisabeth Dantercet, assessore alla cultura di quella località, che è una delle città d’arte e di storia più conosciute della Francia. Proprio dal Comune di Périgueux è partito l’invito al Comune di Parma a rappresentare l’Italia al Salone del libro gastronomico, che si è tenuto dal 21 al 23 novembre con una vasta risonanza sui media francesi.

La dimensione europea della Festa si consoliderà quindi nei prossimi anni.

Nei mesi seguenti prevediamo la costituzione di un’associazione coordinata con quella di Bologna, la formazione di gruppi di lavoro sull’innovazione metodologico-didattica che faccia riferimento al DIPAST, la promozione di attività laboratoriali, la pubblicazione di un quaderno con la documentazione degli interventi e delle attività svolte, la ricerca su singole tematiche già trattate o su nuovi argomenti di respiro europeo e internazionale.

Stiamo raccogliendo proposte per l’edizione del prossimo anno, che si svolgerà in ottobre.

 

Paolo Fabbri

"La cucina di Parma" di AUGUSTO FARINOTTI, presenta il libro EDOARDO RASPELLI di MELA VERDE

Lunedì 15 dicembre 2014 ore 17:30 enoteca – ristorante – Mentana 104

viale Mentana, 104 – Parma

A seguire aperitivo con i protagonisti… Non mancate!

Farinotti Project1

Interventi di:

Edoardo Raspelli, giornalista, scrittore e gastronomo

Sandro Piovani, giornalista della Gazzetta di Parma

Luca Farinotti, scrittore e imprenditore

Coordina l’incontro:

Mauro Massa, presidente Diabasis

Locandina A3 Farinotti1

Acquista il libro on line con il 15% di sconto

L'intelligenza delle formiche. Intervista dell'autrice rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno

SIAMO ORAMI SEMPRE INTERCONNESSI NELLA NUOVA VITA DIGITALE. NELLA QUALE OGNI SCELTA E’ ORMAI PROFONDAMENTE INFLUENZATA DALLA MASSA DI INFORMAZIONI SENTIMENTI ED EMOZIONI CHE FILTRANO
DI GINO DATO

Anche le formiche nel loro piccolo… chattano? Il fatto è che siamo rapiti da un titolo appena edito da Diabasis, L’intelligenza delle formiche. Scelte interconnesse, saggio che muove da una metafora illuminante in cui le abilità delle formiche ci aiutino a capire come la rete ormai influenzi profondamente le nostre analisi determinando le nostre scelte.
Ne parliamo con i due autori del volume: Maura Franchi, che insegna Sociologia dei Consumi all’Università di Parma, studia i comportamenti di consumo e i mutamenti indotti nella vita quotidiana dal Web e dai Social Network; e Augusto Schianchi, che insegna Economia Politica all’Università di Parma, studia le strategie della scelta e la teoria dei giochi, applicate ai comportamenti economici.

D. Sapevo delle qualità delle formiche, ma che usassero anche i computer …

R. Le formiche hanno la capacità di modificare le loro strategie di decisione, vagliando le diverse opzioni in base alle loro esperienze passate. Quando devono scegliere fra due percorsi, riescono a individuare il più breve. Le formiche che per prime esplorano una nuova via lasciano tracce di feromone, un odore che comunica a quelle che vengono dopo se sulla strada si trovano degli ostacoli o meno. Studiano tracce, individuano percorsi, raccolgono informazioni, come se fossero sempre connesse e costruissero un database di percorsi. Anche se qualche singola formica perde l’orientamento, la ridondanza permette di non perdere l’informazione. Di fronte a una scelta, ad esempio di una nuova casa, le formiche mostrano un’intelligenza collettiva che tiene conto delle esperienze pregresse. Con questa metafora abbiamo voluto significare il carattere al contempo individuale e sociale delle nostre scelte nel tempo delle reti: scegliamo individualmente, ma in modo interconnesso.

D. Come è cambiato lo scenario delle nostre scelte rispetto al passato?

R. Molte scelte quotidiane presuppongono, ormai, l’uso della rete. Attraverso le reti scambiamo schemi di comportamento, esperienze e valutazioni che riguardano ogni aspetto della nostra vita e che racchiudono sempre indicazioni di scelte. Abitiamo luoghi connessi e diventiamo, a nostra volta, parte di questo tessuto connettivo che raccoglie e trasmette dati. Agiamo per affermare la nostra identità e nello stesso tempo modifichiamo di continuo lo scenario delle scelte.

D. Quali sono i fattori in gioco in una scelta?

R. La scelta è un processo, non un atto. Un processo che implica più dimensioni, mette in gioco emozioni, desideri, memoria, esperienze, informazioni e valutazioni. Ma anche le valutazioni sono legate a credenze, ad esempio a ciò che pensiamo sia adeguato in una certa circostanza, a ciò che consideriamo accettato dagli altri e così via. Le nostre valutazioni inoltre comprendono la capacità di simulare gli esiti delle scelte stesse. In sostanza, si tratta di un meccanismo in cui la dimensione emozionale e cognitiva sono intrecciate ed entrambe non sono separabili dalla dimensione relazionale. Dalla scelta del cinema a quella del ristorante, dalla musica ai libri, le nostre preferenze sono filtrate dalle preferenze di altri.

D. Ma le scelte vissute attraverso il web possono portare all’assunzione erronea di una virtualità assoluta?

R. La grande parte delle comunicazioni in rete ha ben poco a che fare con la dimensione virtuale, anzi è molto connessa alla nostra vita quotidiana: parliamo di noi e di quello che facciamo, ci scambiamo informazioni, confrontiamo prodotti e prezzi, compriamo beni e servizi.

D. Oppure, d’altro canto, a vivere una sensazione di costante incompletezza?

Questo sì: è come se ogni scelta restasse sempre aperta, siamo esposti al rimpianto, alla sensazione di aver perduto una buona occasione, di non avere catturato l’ultima tendenza e rischiamo di vivere le scelte degli altri come indicatori della nostra adeguatezza. Siamo impegnati a scrutare comportamenti, modelli, ispirazioni e viviamo nell’illusione che resti perennemente il diritto di recesso da ogni scelta.

D. D’altro canto, se è vera la teoria dei “neuroni specchio”, l’esperienza indotta nell’età della rete diventa una chance infinita?

R. Sappiamo che l’espressione del viso e i gesti altrui ci influenzano perché sollecitano l’attivazione dei neuroni specchio. Stiamo comprando un vestito e l’amica che è con noi ci guarda perplessa, stiamo per assaggiare un cibo e la persona che ci sta di fronte, che lo ha già portato alla bocca, si illumina di soddisfazione. In rete viviamo immersi nelle immagini e negli sguardi altrui ci specchiamo. Qualcosa cambia nei meccanismi dell’imitazione: ad una trasmissione dall’alto verso il basso si sostituiscono dinamiche trasversali. I beni che ha acquistato il mio vicino, la maglia che indossa la mia collega o il cellulare del mio compagno di banco, il modello di calzature lanciato dalla show girl preferita si mescolano in rete e compongono le immagini del desiderio. Immagini eterogenee, interiorizzate in una caleidoscopica soggettività continuamente aperta agli stimoli.

D. Che peso hanno nel nuovo scenario le credenze e le emozioni?

R. Attraverso le conversazioni in rete costruiamo le categorie con cui interpretiamo gli eventi ed esprimiamo giudizi, scambiamo un sistema di valori e di pratiche. Questo processo si fonda soprattutto su elementi emozionali. In rete sentimenti ed emozioni hanno un peso straordinario: le notizie, i commenti, le prese di posizioni si diffondono in modo virale sull’onda di un contagio emozionale: ciò vale per le opinioni politiche come per lo spot di un brand.

Gazzetta del Mezzogiorno

13/10/2014

Il libro

Formiche3dok

 

Una formica, presa singolarmente, è infinitamente meno intelligente di un essere umano. Eppure una colonia di formiche forma un’entità intelligente. Accade qualcosa di analogo agli individui, nel tempo della perpetua connessione? Internet è in grado di renderci più intelligenti e capaci di collaborare? Interconnessi, siamo più capaci di scegliere? Le ragioni delle nostre decisioni restano in gran parte oscure alla nostra consapevolezza. Scegliamo spinti dalla ricerca di gratificazioni e da sentimenti di empatia, ci sentiamo meglio se le nostre scelte assecondano sentimenti etici. Internet genera scenari radicalmente nuovi e in rapido mutamento. Il libro si propone di fare emergere le molteplici influenze sulle nostre scelte, indagando con uno sguardo aperto alle più recenti ricerche in diversi ambiti disciplinari il peso di desideri, emozioni, sentimenti, relazioni, immagini, identità, condizionamenti. La complessità della scelta è rivisitata alla luce di uno scenario in radicale mutamento in cui Internet e le reti sociali hanno già assunto un ruolo determinante

Leggi l’anteprima del libro

Mercoledì 17 dicembre presentazioni delle poesie indite di Attilio bertolucci a Parma

In occasione dell’evento organizzato con l’università degli studi di Parma

“PARMA PER BERNARDO BERTOLUCCI”

La casa editrice Diabasis è lieta di invitarvi  alla presentazione dei libro:

Il fuoco e la cenere

Versi e prose dal tempo perduto

di Attilio Bertolucci

Con la speciale partecipazione di Bernardo Bertolucci

 

Mercoledì 17 dicembre 2014, ore 11.00
Università di Parma – Aula Magna,
via Università, 12 – Parma

Saranno presenti i curatori: Paolo Lagazzi e Gabriella Palli Baroni
Presenta il libro:
Armando Massarenti, direttore “Domenicale – Il Sole 24ORE”
moderatore:
Mauro Massa, presidente Diabasis

La presentazione sarà aperta al pubblico. Non mancate!

www.diabasis.it

info@diabasis.it

ufficiostampa@unipr.it

Invito Bertolucci bozza

 

 

KRECK E IL SEGRETO DI UN UOMO QUALSIASI

La storia inizia nel “mite ottobre del ‘77” a La Plata, nell’Argentina del Generale Videla, che noi, qui, in Europa, identifichiamo come “quello dei Desapareçidos”, quello a cui si rivolgeranno per anni, disperate, le Madri di Plaza de Mayo. I toni tragici dell’epoca sembrano lontani dal mondo del signor Rodolfo Kreck, pacifico e distinto signore, assicuratore di buon livello, di quasi sessant’anni. Per suo stesso dire, la sua è “l’età nella quale poche cose possono cambiare e il futuro diventa più prevedibile”, ma nello stesso tempo continua ad affascinarlo il ricordo del padre, mercante di bestiame di Pisino, in Istria, la cui vita era stata spesa nel “bisogno di evadere dalle regole del gioco”. Così un giorno l’anonimo assicuratore decide di  realizzare un suo progetto e si rivolge a due vecchiette gemelle per affittare un loro piccolo appartamento.

È ben presto chiaro che la moglie di Kreck non sa nulla né del progetto né dell’appartamento affittato, né questo segreto è noto al socio di Kreck, quindi chi legge si appresta a reggere il colpo della rivelazione, cercando di anticiparne il contenuto. Si pensa subito a motivi classici personali, quali una relazione segreta e magari inconfessabile, o persino il desiderio di starsene in santa pace a scrivere un romanzo; infine si azzardano motivi strettamente politici: base segreta della resistenza al regime, sicuro rifugio per chi è inseguito dalla polizia, deposito di armi e documenti clandestini, asilo per i figli di genitori scomparsi, o altro ancora. Credo di non togliere nulla al piacere della lettura rivelando che il segreto dell’appartamento non verrà svelato, perché proprio il segreto è co-protagonista, con Kreck, di tutta la storia, alla stregua di un vero personaggio. Il romanzo, infatti, racconta la determinazione dell’anonimo assicuratore sessantenne nel mantenere il suo segreto, anche a costo della libertà, anche rischiando la vita. Ma andiamo con ordine.

Una misteriosa figura solitaria su un autobus semivuoto, l’amicizia con una famiglia facoltosa, i cui figli si rivelano l’opposto di ciò che sembrava palese, la stima per il proprio medico, che prima cambia indirizzo e poi non lascia traccia di sé: sono piccoli – grandi segni di qualcosa che si sta incrinando nel tranquillo tran tran dei coniugi Kreck, in un’atmosfera che si stabilizza su colori indefiniti e scuri, tipici di chi passa il suo tempo a guardarsi le spalle, a rasentare i muri, a vivere nella paura. Eppure il signor Kreck pare muoversi con una sua leggerezza, sembra acquistare in ironia, mantiene un ritmo metodico e sopra le righe, quanto lo sono i suoi pensieri, non si lascia condizionare dalla paura: risistema il suo appartamento segreto, sposta qualche quadro all’insaputa delle vecchiette gemelle, mette ordine fra le sue carte. La sua vita cerca di fluire come meglio può e Kreck allarga la sua attività, arrivando ad avviare una promettente proposta assicurativa per gli animali dello zoo, a partire da una giraffa. Prima beneficiaria di una polizza nuova di zecca, la giraffa raggiunge lo zoo in un rocambolesco tragitto, dal bastimento che l’ha prelevata in Africa fino alla sua nuova gabbia, in un rapido susseguirsi di scene assurde e surreali, che sarebbero di certo piaciute al Pasolini di Uccellacci e uccellini o potrebbero andare a braccetto con la balena di Làszlò Krasznahorkai in Melancolia della resistenza.
Tutto sembrerebbe arridere al nostro protagonista, finché lui stesso viene convocato dalla polizia per quello che sembra un banale accertamento, ma che si rivela un arresto con immediato trasferimento in carcere. La Grande Storia si ostina a seguire il ben noto percorso nelle Piccole Vite di tutti noi, e il signor Kreck non ne viene risparmiato. In carcere Kreck sente voci, rumori, urla, lui stesso si ritrova più volte malconcio, dopo essere stato picchiato, col volto sfigurato. Ma l’oliato ingranaggio dittatoriale, intriso di assurdità, gli manda in cella “un medico dalle maniere gentili, che lo auscultò, gli diede delle pillole, tre al giorno, una crema per il viso, oltre a raccomandargli – Kreck ne fu sbalordito – di controllare periodicamente la pressione”. Eppure è chiaro a tutti, persino all’oscuro personaggio che risponde al nome di Inquisitore, che Kreck è un poveraccio, un numero zero, una vittima di casualità fini a se stesse. Ma occorre una prova definitiva della sua estraneità al facinoroso mondo dei dissidenti, quindi gli interrogatori si concentrano sull’unico vero inspiegabile elemento di sospetto: l’appartamento preso in affitto.
Se Kreck parlasse proprio di quel suo unico neo in un’esistenza per il resto immacolata, verrebbe chiarita anche quella che il regime considera l’imperdonabile conoscenza di almeno due oppositori, la cui scomparsa getta la moglie nell’ansia e nella disperazione, nel timore che altrettanto capiti al marito. La sua è la stessa ansia che prende il lettore, senza strilli, senza enfasi, e forse proprio per questo coinvolgente.
La storia potrebbe finire in almeno tre modi diversi, e gli ultimi capitoli sono un susseguirsi di mosse, immagini e parole che oscillano fra il sollievo euforico e un pesante disincanto, e questo sì lo lascio al piacere della lettura. Ma è evidente che il senso di questa storia, tipica di quel periodo e di quella zona del mondo, è ben altro rispetto alla sola testimonianza, e direi che si innalza a paradigma: Kreck non parla, non svela il suo segreto, perché questa è la sua forma di resistenza contro la violenza di chi vuole impossessarsi del suo privato più profondo. È infatti questo il fine ultimo delle dittature che hanno percorso tutto il Novecento e che ancora si affacciano alla storia: non solo condizionare le azioni di chi le vive, ma piegare volontà, cancellare pensieri, violare intimità, invadere il quotidiano di ogni interno domestico. È la follia dell’ordine imposto, la violenza più subdola e vile. La vicenda del signor Kreck ci lascia lo stesso amaro in bocca che ci aveva colto ai titoli di coda del film Le vite degli altrisulla STASI della Germania Est, a riprova che atmosfere, sensazioni, sentimenti e orrori si ripetono uguali ogniqualvolta a qualcuno venga in mente di imporre, non di governare, facendo di ogni morte un assassinio e di ogni vita una potenziale vittima.
Kreck quindi non parla, si tiene il suo segreto anche dopo i pestaggi, anche vedendo sparire le persone conosciute, anche se la moglie lo prega di cedere.  Così, il grigio assicuratore non più giovane diventa eroe, senza averlo chiesto, certo, ma consapevolmente, senza enfasi e senza strepiti, ma con determinazione e indomito coraggio. La sua bocca resta chiusa e in più ha l’ardire di conservare la giusta distanza dalle cose, per accorgersi del lato assurdo, grottesco, senza alcun nesso logico della storia che sta vivendo e condividendo con migliaia di altri. Kreck rappresenta infine la potenzialità, insita in ognuno di noi, di assurgere a personaggio, di smettere i panni di “quello della porta accanto” e diventare Soggetto, proprio quando “nessuno se lo sarebbe aspettato”.

Più volte, leggendo, si ha la certezza che la narrazione sia largamente autobiografica, e qui entra in ballo lo scrittore e quanto lui stesso ha avuto modo di spiegare in più occasioni, alla presentazione del suo libro. Juan Octavio Prenz, nato nel 1932 ad Ensenada (Argentina) è figlio di istriani emigrati e ha dovuto rifare a ritroso il viaggio che era stato dei suoi genitori, per sottrarre sé e la sua famiglia alla violenza del regime dittatoriale. Ha quindi vissuto a Belgrado, Lubiana e Trieste, insegnando Lingua e Letteratura Spagnola presso quelle università, senza mai smettere i suoi panni di poeta e scrittore. Tra i suoi tanti e prestigiosi premi internazionali, figura anche, nel 1992, il Premio Internacional Casa de Las Américas, (con La Santa Pinta de la Niña María), che corrisponde un po’ a un Nobel della letteratura in lingua spagnola di tutta l’America Latina.
Ebbene, lui stesso assicura che Kreck non è lo scrittore sotto pseudonimo, ma tutti i personaggi del suo romanzo sono veri, così come vere sono molte scene di vita quotidiana intrisa di paura e sconcerto, scene vissute da lui stesso medesimo o da qualche altro membro della sua famiglia. Vera è la storia della giraffa con polizza di assicurazione, vere sono le vicende in carcere, vere sono le anziane sorelle gemelle e vero è l’Inquisitore. Vera è l’ironia con la quale si potevano affrontare quegli anni se non si voleva rischiare la salute mentale, oltre alla propria vita, vere sono le violenze, le sparizioni, gli assassinii. Vera è la negazione del pensiero, vera è la volontà di controllo, vera è la folle determinazione ad annullare ogni manifestazione di autonomia e di libertà, nel pensiero e nelle azioni. Vera è la scomparsa di migliaia di vite, risucchiate da un vento contro il quale l’assicuratore sessantenne Rodolfo Kreck prova a resistere, come un gigante.
Vera è una narrazione di grande raffinatezza sintattica e lessicale, ricca di incisi e di parentesi, tesa a non desistere dall’oppressione della vicenda, ma nello stesso tempo intrisa di costanti e fulminee digressioni, come a seguire i pensieri, come a voler indicare un altrove, un pensiero laterale che fa dell’ironia la sola arma che non può essere requisita dagli sgherri del potere. Ottima la traduzione italiana di Betina Liliàn Prenz (figlia dello scrittore) che ci garantisce, anche nella nostra lingua, un percorso storico, umano e letterario di alto valore.

 

Juan Octavio Prenz
Il signor Kreck
traduzione Betina Liliàn Prenz
Parma, Diabasis, 2014
pp. 256

Lina Morselli

fonte: Il Pickwick 03/12/2014

Il libro

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Il signor Kreck lascia l’Istria poco prima dello scoppio della grande guerra per trasferirsi a Buenos Aires ove “il mondo è grande e ci sono spazi dove la vita è possibile”. Le vicende del protagonista si intrecciano a quelle della storia contemporanea in un susseguirsi di eventi del quotidiano che conducono il lettore in un viaggio attraverso diverse culture e situazioni. La narrazione, ambientata nell’Argentina di Videla degli anni Settanta, è sobria, essenziale e dettagliata nella cura descrittiva. Una prosa leggera e ironica che attraversa alcuni degli eventi più importanti della storia del XX secolo; dal Terzo Reich, all’emigrazione degli italiani in Argentina, al colpo di stato di Ramirez nel 1943. Il libro ha vinto nel 2014 il premio “Latisana per il nordest” sezione narrativa.

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La rivista culturale Aurea Parma passa alla casa editrice Diabasis

Dopo 102 anni la rivista Aurea Parma cambia editore. Entrerà nelle scuderie della casa editrice Diabasis. La conferenza stampa si terrà  giovedì 4 dicembre 2014 alle ore 12,00 nella Sala A. Scansani (sede Diabasis) vicolo del Vescovado, n. 12 – Parma .

 

Aurea Parma Project1

 

Per info:

Edizioni Diabasis
vicolo del Vescovado 12
43121, Parma
0521 207547

info@diabasis.it

www.diabasis.it

www.aureaparma.it