
Dicembre 2001
Collana Cucina Diabasis
Formato 22x22
Pagine 112
Illustrazioni a colori e b/n
Prezzo di copertina euro 10,33
ISBN 88 8103 151 5
- Scheda libro.pdf | Il terzo libro di Marta, nel suo ruolo di cuoca e memoria viva di Reggio Emilia. Un altro libro che ci prende per la gola.
Giunta al suo terzo volume con Diabasis, Marta Ferrari continua a stupirci per l'instancabile operosità. Si tratta, questa volta, di un libro diverso, diviso in due parti. Nella prima racconta piacevoli aneddoti di vita vissuta; nella seconda raccoglie ricette di dolci, dalla facile realizzazione ma di sicuro successo. Apre il volume un'intervista al "personaggio" Marta, che racconta e viene raccontata nella sua casa, tra vasetti di confettura, libri, dolci... e dipinti di Vittorio (Cavicchioni), il marito.
Accattivanti illustrazioni a colori e in bianco e nero ci introducono nel suo mondo, tra i suoi ricordi. Golose foto a colori ci fanno apprezzare ancor prima i dolci preparati con tanta maestria.
Marta Ferrari, grande reggiana doc, gode di una notorietà tale da non avere bisogno di presentazioni. Da anni divulga golose ricette attraverso una televisione locale, trasmettendo la sua simpatia e il suo grande amore per la città anche ai giovani che non hanno avuto la possibilità di conoscerla sui banchi di scuola. Cura inoltre una rubrica sulla «Gazzetta di Reggio».
|
LEGGI LA PRIMA
Intervista a Marta Ferrari
Signora Ferrari, com'è nato in lei il desiderio di raccontare, in questo terzo volume di ricette, alcuni ricordi personali?
Ho sempre avuto il desiderio di raccontare, fin da quando ero ragazzina. Pensi che già da allora scrivevo un diario personale. Potrei dire che scrivo da sempre delle cose che vivo e che amo.
Molti sanno che, divenuta grande, il mondo della scuola è diventato la mia vita, sono stata preside di una grande scuola di Reggio per moltissimi anni, il mio lavoro mi ha appassionata al punto che ne ho voluto scrivere qualcosa. Non si è trattato semplicemente di un lavoro, ma di qualcosa di più grande, che impegnava completamente le mie giornate.
Com'è nato il suo interesse per la tradizione culinaria?
Si tratta di una vera e propria tradizione familiare. Si può dire che nella mia famiglia tutti cucinavano. Mio padre stesso si dilettava di cucina, e, si sa, un uomo generalmente non ha questo tipo di interessi.
Ricordo, per esempio, che quando avevo circa cinque o sei anni, mia madre, mentre preparava i pranzi familiari in cucina, si faceva aiutare da me, e io vicino a lei arrivavo sì e no al tagliere, mi dava piccoli pezzi di pasta. Io, giocando in cucina vicino a lei, "tiravo la sfoglia" e ne facevo classici quadrettini. Crescendo, i miei interessi si sono rivolti alla scuola.
Ho studiato a Bologna e, negli anni dell'università cucinavo durante i fine settimana, libera dagli impegni scolastici. Aspettavo con impazienza il sabato e la domenica per tornare alla mia passione più vera e armeggiare così con le pentole e i fornelli.
Quali sono le tradizioni culinarie che l'hanno maggiormente interessata?
Nel corso degli anni mi sono interessata a tutta la cucina, provando a realizzare i piatti più difficili. Tra le tante, tengo a dire che mi ha molto attratta la cucina cinese. Per molto tempo è quella che ho amato di più. Ma ho lavorato anche sulla cucina giapponese. Entrambe non facili da realizzare. Preferisco quella cinese perché è meno complessa. In Giappone, tradizionalmente, servivano le gheishe, che si vestivano con eleganza scegliendo un vestito diverso per ogni stagione. In generale c'è a tutt'oggi una grande cura nell'esecuzione dei piatti. Io sono molto interessata all'immagine del cibo, tuttavia i piatti di pesce crudo non sono i miei preferiti.
Qual è il suo rapporto con la tradizione tipica reggiana?
Sono molto legata alla cucina tipica di Reggio, ed emiliana in generale, che ho approfondito e di cui ho "raccontato" tantissime ricette nei miei precedenti libri. Per scriverli mi sono basata soprattutto sulla grande tradizione locale, proponendo però anche ricette di mia inventiva.