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ISLAM E DIRITTI UMANI: UN (FALSO?) PROBLEMA
a cura di Mario Nordio e Giorgio Vercellin



Gennaio 2006

Collana I muri bianchi
Formato 13x21
Pagine 160
Prezzo di copertina 14,00 euro
ISBN 88 8103 409 3

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Islam e diritti umani sembrano oggi inconciliabili. Dalle violenze terroristiche fino all'imposizione alle donne di veli più o meno integrali, si snoda una lunga serie di fatti che sembrano indicare l'incompatibilità dell'Islam con i diritti umani. Senonché, da quello che appare come il fronte opposto di uno scontro di civiltà, vengono mosse accuse altrettanto radicali: che i diritti umani sono una invenzione dell'Occidente che pretende di imporli al resto del mondo, che è colpevole di usare due pesi e due misure… ma è davvero impossibile una conciliazione? Il libro vuole fornire un'alternativa plausibile a questo nodo che sembra insolubile, a partire dalla necessità di definire i termini corretti dello scontro, distinguendo fra le diverse dimensioni del fenomeno Islam da un lato e le varietà storiche e sociali delle realtà musulmane dall'altro, differenziando tra fede religiosa e leggi statuali.

I curatori

Mario Nordio insegna Storia e istituzioni dell'Asia all'Università Ca' Foscari di Venezia. Fra le sue pubblicazioni in volume: Genesi (Introduzione, traduzione note,1975), Balcanizzazione- Balcanizzazioni, nella serie Letterature di Frontiera - Littératures Frontalières, n. 7 (cura e introduzione, 1994), L'Europa guarda l'Islam (Dossier, «I Viaggi di Erodoto», 1997).

Giorgio Vercellin è professore di Storia delle istituzioni del Medio e Vicino Oriente all'Università Ca' Foscari di Venezia. Ha pubblicato, fra gli altri: Afghanistan 1973-1978: dalla Repubblica Presidenziale alla Repubblica Democratica (1979), Asia occidentale (1983), Iran e Afghanistan (1986), Istituzioni del mondo musulmano (2002).


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Presentazione

Oggi si fa un gran discutere sia di "Islam" che di "diritti umani". Spesso la discussione si tramuta in un dibattito intorno a "Islam e diritti umani", con i due elementi giustapposti in un'endiadi, come se fossero reciprocamente comparabili. E in maniera quasi inevitabile quast'ultimo accostamento sconfina nella polemica innescata dall'huntingtoniano "scontro di civiltà".
Da questo intreccio nascono così non solo il ricorso a schemi dottrinali per descrivere il rapporto fra Islam e diritti umani, ma anche le ricorrenti affermazioni a proposito dell'Islam, denunciato come non compatibile con i diritti umani - esattamente come esso sarebbe inconciliabile con la democrazia e via elencando, in una serie di irriducibilità...
Siccome per professione ci occupiamo di Islam e soprattutto di storia delle società islamiche di ieri e di oggi, ci è spesso capitato - in sede di lezioni all'università, di conferenze e di rapporti con i mass-media - di esser interpellati appunto su un simile insieme di "problemi".
Orbene, la confusione che percepivamo nella stragande maggioranza dei nostri interlocutori era davvero notevole, chi mescolava piani assolutamente diversi (quello della fede con quello del diritto e dei diritti; quello del diritto islamico considerato come immutabile con le varie pratiche sociali e queste ultime con la prassi degli Stati nazionali contemporanei); chi confondeva realtà simili nell'apparenza ma di fatto inconciliabili nella sostanza (i musulmani venivano considerati come un'unica entità indipendentemente dalle enormi differenze connesse alle loro distribuzioni geografiche, ai loro vissuti storici, al censo, al genere, ai livelli di istruzione, alle lingue d'uso ecc.); chi evidenziava una tendenza a trascurare o ignorare il decorso della storia (assai di frequente non venivano percepite sensibili differenze tra la società nomadica dei Compagni del Profeta del VII secolo d.C., quella degli Ottomani imperiali che nel XVI secolo erano attivi co-protagonisti della vita economica e politica del Mediterraneo, quella dei contadini inurbati della Dacca del XX secolo e quella dei musulmani immigrati nella Grande Mela all'inizio del Terzo Millennio, quasi che l'unico elemento significativo fosse il loro "essere musulmani"), qualcuno addirittura manifestava insistenze ideologiche che sconfinavano nel razzismo, al punto da considerare il musulmano e la musulmana come essere che non hanno gli stessi cromosomi comportamentali di chiunque altro. Bisogna riconoscere che ci troviamo in difficoltà di fronte a un simile magma, confusionario per più ragioni divergenti. Da un lato - se pur ovviamente in primo luogo - c'era in effetti la difficoltà di spiegare e definire i termini delle questioni scalzando pregiudizi spesso addirittura secolari e certamente incancrenitisi ancor più dopo lì11 settembre, dall'altro non potevamo negare che alcune delle questioni sollevate erano, o perlomeno apparivano di primo acchito, motivate.


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