
Aprile 1996
Collana I muri bianchi
Formato 13x21
Pagine 80
Prezzo di copertina € 5,16
Prezzo online € 3,10
ISBN 88 8103 019 5
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 | Il libro, con un saggio introduttivo del giudice e storico Giuseppe Armani, raccoglie piccoli discorsi sulla Resistenza, pronunciati nell'arco di un decennio (1984-1994), da un componente il Comitato per la Liberazione del Piemonte e tra i padri nobili della Repubblica.
I diversi momenti sono un'occasione per l'autore di rievocare eventi e figure la cui analisi è oggi, purtroppo, riservata quasi sempre a manuali o a scritti di professionisti della storia che non vissero quegli anni. Pubblicare questi discorsi significa, principalmente, trasmettere l'oralità di un protagonista di quegli anni e, con essa, recuperare il senso dell'esperienza e della autorevolezza, eliminando il filtro della distanza e della accademia. Le persone che escono dalla sua viva voce diventano vive e ci parlano: protagonisti della guerra di liberazione e grandi figure umane e istituzionali, come Parri e Pertini.
Laureato in Giurisprudenza a Torino, Alessandro Galante Garrone (1909-2003) è stato allievo di Francesco Ruffini, Gioele Solari, Luigi Einaudi, coetaneo e amico di Norberto Bobbio. Magistrato e partigiano nelle formazioni di Giustizia e Libertà, fu tra i fondatori del Partito d'Azione e suo rappresentante nel Comitato di Liberazione nazionale del Piemonte. Ripresa la toga, ha affiancato con intensità crescente al lavoro di giudice quello di storico. Lasciata la magistratura nel 1963, divenuto docente di Storia Moderna, poi di Storia del Risorgimento a Cagliari e a Torino, è stato accolto nell'Accademia dei Lincei come uno dei maggiori storici italiani. E' autore di testi ormai classici di educazione civica e di introduzione al diritto, sui quali si sono formate generazioni di studenti.
Dal 1955 ha difeso dalle pagine della Stampa libertà, democrazia e diritto, unendo alla forza polemica l'esercizio di una rara integrità morale, oltre alla saggezza politica e alla tolleranza. A dare la misura dell'uomo e dle suo stile giova l'iranica definizione che ha dato di sé come mite giacobino. |
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Premessa
Avevo per un momento pensato, l'anno scorso (1995), quando si avvicinava la ricorrenza cinquantenaria della Liberazione, di raccogliere, in un libretto da distribuire ai ragazzi delle nostre scuole, una raccolta di pochissimi discorsi da me pronunciati negli ultimi anni davanti ad alcuni di loro. Ma è stato forse meglio aspettare, per pubblicarli, che passasse l'ondata delle celebrazioni. Oggi quel momento è passato. E il prossimo 25 aprile sarà a ridosso delle elezioni politiche. Nuovi problemi si affacceranno in quei giorni: assillanti problemi politici, economici, sociali, dalla cui soluzione dipenderà anche l'avvenire dei giovani, e dunque non rivolti al passato.
I pochi discorsi qui raccolti non avevano uno scopo di pura celebrazione. Intendevano essere, nella loro modestia e nel tono, una proposta, un invito al dialogo e al confronto, non tanto con me e con altri vecchi della mia generazione, in gran parte ormai scomparsi per sempre o vicinissimi al tramonto, ma - idealmente - con altri giovani del passato, tutti morti nei campi di annientamento o nella lotta armata e volontaria in difesa o per la riconquista della libertà oppressa, dilaniata, umiliata dalle tirannidi di questo secolo (l' "èra delle tirannie", come disse un grande scrittore francese).
Per questo motivo ho pensato che potesse valere la pena di far conoscere, anche a chi allora non mi ascoltò, le parole non tanto mie, quanto quelle dei loro compagni d'età, morti tanti anni fa. Ricorderò sempre il silenzio quasi religioso con cui pochi studenti, giovani o giovanissimi, ascoltarono le parole, quasi sempre le ultime parole, scritte dai loro coetanei nel momento di dare l'addio alla vita.
Credo che, nel leggerle, i ragazzi d'oggi potranno riscoprire in sé la commozione che altri ragazzi provarono nell'ascoltarmi. Essi vi troveranno anche più di un accenno ad alcune figure moralmente alte, umili o oscure, che in me, in giorni lontani, lasciarono un'impronta indelebile; oppure qualche preciso richiamo a momenti importanti del nostro passato, o ad alcuni principi della nostra Costituzione repubblicana, che spetterà a voi, giovani d'oggi, difendere per il bene della nostra patria. |