
Agosto 2005
Collana I muri bianchi
Formato 16x23
Pagine 224
Illustrazioni 173 fotografie in b/n
Prezzo di copertina €12,00
Prezzo online € 7,20
ISBN 88 8103 215 5
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- scheda libro.pdf | Per le vittime dell'eccidio del Padule di Fucecchio, 23 agosto 1944
Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto...nomi tristemente noti per essere stati luoghi di massacro di civili inermi, da parte di soldati nazisti, durante il secondo conflitto mondiale.
Non altrettanto conosciuto è l'eccidio del Padule di Fucecchio, forse perché interessò un'area molto più ampia, quella conosciuta sotto il nome di Padule - una vasta area paludosa tra Fucecchio e Montecatini. Il bilancio della strage: 176 furono i civili che morirono il 23 agosto 1944 - soprattutto donne, vecchi e bambini - con il pretesto della lotta antipartigiana.
Il libro ricostruisce la dinamica della strage, servendosi di un'ampia e inedita documentazione testimoniale e di immagini dei carnefici e dei luoghi interessati dalla strage.
Con un'ampia introduzione di Adriano Prosperi, una testimonianza di Bruno Schacherl (suoi i servizi giornalistici del tempo), e l'attualizzazione, tramite un suggestivo e recente servizio fotografico, di Lorenzo Garzella.
Marco Folin è ricercatore in Storia dell'Architettura presso l'Università di Genova, dove insegna Storia della città e del territorio. Si è occupato principalmente di storia urbana fra medioevo ed età moderna, con particolare riguardo alla città di Ferrara nel contesto del sistema politico estense.
A margine di questi studi si è occupato di storia italiana del Novecento, dirigendo due documentari: Ecce homini. Ricordi di una strage e La democrazia dinanzi ai giudici. Lelio Basso e i ribelli dell'Amiata. |
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Una ricerca in corso
Marco Folin
Questo libro nasce per iniziativa del Comune di Cerreto Guidi, che ormai nove anni fa mi aveva affidato, su proposta di Adriano Prosperi, una prima raccolta di documenti e testimonianze su uno dei peggiori eccidi commessi dall'esercito tedesco in Toscana durante la Seconda Guerra Mondiale: l'uccisione, con il pretesto della lotta antipartigiana, di 176 persone (in gran parte donne, vecchi e bambini) che avevano cercato scampo da razzie e bombardamenti rifugiandosi in un'ampia area paludosa compresa fra Fucecchio e Montacatini, conosciuta ancora oggi con il nome di "Padule di Fucecchio".
Era il 23 agosto 1944: il fronte era fermo da più di un mese a una quindicina di chilometri di distanza, sulle rive dell'Arno, e tra fossi e canneti si era riversata un'umanità varia e dolente – contadini pieni di angoscia per i propri cari e i propri averi, profughi di ogni dove infiacchiti dai disagi dello sfollamento, giovani alla macchia che alternavano paure e ansie di riscossa. Solo pochi metri più in là, condividevano i medesimi spazi soldati (spesso poco
più che adolescenti) snervati dagli anni di guerra e resi insensibili dalla consuetudine con la morte, collaborazionisti esasperati dalla coscienza della sconfitta, disertori e sbandati di ogni esercito e ogni colore, disposti a tutto pur di salvare la vita. Giorni, settimane, mesi carichi di tensione, per quanto – a rispensare oggi a quell'estate sospesa fra opposti stati d'animo – in realtà incredibilmente rari siano stati gli episodi effettivamente cruenti, se si eccettuano le conseguenze dei bombardamenti alleati e l'uccisione di una decina di abitanti dei dintorni variamente incappati nella violenza degli occupanti, sempre pronta a deflagrare di fronte a qualsiasi accenno di ostilità da parte degli italiani. Tanto più improvvisa e inaspettata, dunque, di fatto gratuita e quindi incomprensibile, sarebbe arrivata la strage: compiuta solo pochi giorni prima che anche l'ultimo soldato tedesco abbandonasse la zona, a meno di una settimana dall'arrivo delle avanguardie alleate.
Dell'attualità di queste vicende e della loro memoria, degli inquietanti interrogativi che esse sollecitano oggi forse più che mai – in una stagione come la nostra, in cui la "guerra ai civili" sotto qualsiasi nome si presenti sembra essere diventata la forma prevalente di qualunque conflitto bellico – parla come meglio non si potrebbe Adriano Prosperi nelle pagine che seguono, con la sapienza e la lucidità che gli sono proprie e che per questo lavoro sono state uno stimolo costante.