
Settembre 2006
Collana I muri bianchi
Formato 13x21
Pagine 200
Prezzo di copertina euro 13,00
ISBN 88 8103 441 7
- Scheda Libro.pdf | Il cuscino di Viola non è proprio un cuscino, piuttosto una federa, di quelle anonime che si trovano in tante corsie d'ospedale; Viola l'ha resa speciale dimostrando come della propria sofferenza si possa fare un'attività creatrice. È su di essa, infatti, che Viola ha raccontato, attraverso le proprie parole, ciò in cui crede e in cui si dispera.
Nella seconda metà del Novecento con la diffusione dei Disordini del Comportamento Alimentare il cibo e il corpo si trasformano, per milioni di giovani, in nemici; la magrezza diventa espressione di ideali, ansie e mutamenti sociali
molto più profondi di quelli puramente estetici.
Il libro informa della esperienza di Palazzo Francisci – una casa, non un ospedale –, la prima struttura pubblica residenziale in Italia interamente dedicata al trattamento e alla riabilitazione dei Disturbi del Comportamento Alimentare, praticati – da due anni ormai – anche attraverso la consulenza filosofica, che apre al pensare e al sentire il proprio corpo.
Il cuscino di Viola testimonia poi, attraverso i saggi delle due autrici e i diari e le lettere suggestivamente innestati nel testo, la possibilità di ricomporre un Io scisso tra un modello ideale irraggiungibile e una realtà fatta di incertezze e fatica ad esistere.
Ora, ora più che mai, potrei pensare con più calma, distanza, avverto la vostra assenza: la voglia di raggiungervi in ogni istante e nello stesso tempo la paura di rivedervi... la voglia di fuggire e sentirmi libera.
Indice
Il corpo nemico: un'epidemia moderna;
Il corpo tra natura e cultura;
Storia della malattia;
Il luogo dell'anima;
Giorno dopo giorno, consulenza filosofica;
Ascolto e accudimento;
Modalità di essere nel mondo;
Non mi vedono, non mi vedo;
Il corpo diviene rifugio;
Dolore ascoltato, dolore consapevole;
Breve storia del corpo;
Bloch, Foucault;
S. Caterina;
Corpi in cerca d'autore;
Abitare il mondo.
Le autrici
Paola Bianchini è assegnista di ricerca presso la Cattedra di Estetica dell'Università di Perugia, responsabile della gestione del gruppo di Filosofia di Palazzo Francisci. È redattrice di «Davar».
Laura Dalla Ragione è responsabile del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare di Todi. |
LEGGI LA PRIMA PAGINA
Introduzione di Erri De Luca
Il dolore è un tempo di prigionia da scontare. Non ha scorciatoie né ricorso a domande di grazia. È una distanza e va percorsa a piedi.
Nell'antica scrittura sacra la trasgressione è un torto da riparare. Si deve far ritorno/teshuvà, ripercorrendo all'indietro tutto l'allontanamento. «In direzione ostinata e contraria», dice un verso di Fabrizio De Andrè. Proprio così: si va verso l'uscita del dolore in direzione ostinata e contraria verso la teshuvà/ritorno.
Noi da fuori, esterni alla clausura del dolore, che possiamo fare? Chiamare, non smettere di chiamare i nomi feriti. Qui li nomino tutti: Viola, Valeria, Daria, Michela, Valentina, Maurizia, Matilde, Giuliana, Roberta. Vite che si sono avvitate dentro l'impanatura stretta del dolore. Da fuori le chiamiamo per farle riaffacciare. La voce umana è forza di sostegno, fornisce direzione di uscita. Il filo dipanato da Teseo nel Labirinto non è altro che l'eco della voce di Arianna che lo chiama.
Il dolore è rischioso. Ma l'essere umano è la specie vivente che ha affrontato più pericoli in natura. Li ha sperimentati tutti e alla lunga li ha oltrepassati. La paura non è stata solo sbarramento, ma fonte di conoscenza, affrontata col rischio di soccombere.
La specie umana è eroica per natura. La paura è schiacciante e ha una sua legge, una legittimità fondata sul corpo. Superarne una, anche solo una volta, è un atto di entusiasmante illegalità. E fa bene sapere di poterci riuscire, di avere in repertorio il colpo fuorilegge che butta gambe all'aria il gendarme della paura.
In quest'antologia del dolore femminile c'è una continua richiesta di bellezza, traguardo di salvezza. Finita la mia lettura maschile di queste pagine so che dentro di me la richiesta è stata esaudita: le immagino tutte redente dalla bellezza.
Per ognuna di loro ho provato attrazione, intuendo il fruscio di seta della voce, la muta richiesta di essere invitate al ballo. Per ognuna di loro ho avuto l'impulso di un giro sopra una pista al suono di un'orchestra di zingari, una sera d'estate.