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I GIARDINI CIFRATI
Carlo Frabetti



Marzo 2006

Collana Al Buon Corsiero
Formato 13x21
Pagine 176
Prezzo di copertina: euro 11,36
ISBN 88 8103 135 3

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Un incontro casuale tra un uomo e una donna di fronte a un quadro diventa una foresta di simboli da decifrare. Così prende l'avvio questo libro carico di geometrica passione e di mistero, che gioca con il paradosso (filosofico, matematico, religioso, scientifico) facendone la cifra per un interrogare la vita. Un gioco narrativo? Un gioco intellettuale? Il "pazzesco" teatro "logico" della vita? Una narrazione densa e sospesa, che gioca con Borges. Frabetti, nato a Bologna ma di lingua spagnola, ritorna in Italia con una storia e quasi una malinconia: il mistero sorpreso e passionale di ogni costruzione razionale dell'uomo; ma anche il mistero svelato e glaciale di ogni passionale irrazionalità.


L'autore

Carlo Frabetti nasce a Bologna nel 1945. È narratore e matematico, membro dell'Accademia delle Scienze di New York. Vive in Spagna, e scrive in castigliano. Si dedica assiduamente alla letteratura infantile e alla divulgazione scientifica e ha pubblicato più di quaranta libri. Ha creato, scritto e diretto numerosi programmi televisivi e scritto pièces teatrali di successo. Ha tradotto in spagnolo Verne, Montale, Quasimodo, Asimov, Morowitz, Gardner e altri. Fra i suoi libri, La reflexión y el mito (1990), La magia más poderosa (1994) con oltre 100.000 copie vendute, El tablero mágico (1995), El gran juego (1998) vincitore del Premio Jaén per la Letteratura infantile, Los jardines cifrados (1998), La ciudad rosa y roja (1999), El ángel terrible (2000), Maltidas matemáticas (2000). Alcuni dei testi citati sono stati tradotti in varie lingue. I Giardini cifrati è il primo romanzo di Frabetti tradotto in italiano.



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La domanda

Si racconta che Geltrude Stein, sul letto di morte, chiese alla sua compagna: «Qual è la risposta?»
E, poiché costei taceva, aggiunse: «Allora, qual è la domanda?»
Non era la prima a chiederselo. I greci, che si domandarono tutto, inevitabilmente giunsero, per vie diverse, alla metadomanda.
Epimenide, il leggendario poeta cretese del VI secolo a.C., del quale si diceva che avesse dormito cinquantasette anni di seguito (anche se Plutarco afferma che furono solo cinquanta), è conosciuto soprattutto per il paradosso del mentitore. Invece, la frase attribuitagli: «Tutti i cretesi sono bugiardi», non costituisce di per sé un autentico paradosso, neppure se la si intende nel senso assoluto in cui il bugiardo è colui che mente sempre. Infatti se pensiamo che Epimenide mente e vi è qualche cretese sincero, dovremo dedurre che si tratta semplicemente di una proposizione falsa. La sentenza è quindi paradossale solo se la si suppone vera, come fece San Paolo nella sua epistola a Tito: «È vera la testimonianza di uno di loro che affermò che i cretesi sono sempre bugiardi». Se la frase di Epimenide è vera, allora è falsa, perché almeno un cretese (lo stesso Epimenide) sta dicendo una verità.
In ogni caso, il paradosso del mentitore in tutte le sue varianti (la più scarna è l'affermazione «Questa frase è falsa») avrebbe tormentato per secoli i greci e i loro successori nell'arte del pensare.



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