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I CIELI DEL MITO
di Gioachino Chiarini



Luglio 2005

Collana Passages
Formato 16x23
Pagine 352
Illustrazioni 30 in b/n
Prezzo di copertina euro 22,00
ISBN 88 8103 207 3

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Il cielo è degli dei: per gli antichi il cielo era il luogo delle forze reali e dei meccanismi che regolano l'agire umano. Ben prima che l'astronomia nascesse come scienza, i greci avevano mostrato di possedere una visione astrologica degli accadimenti celesti, da rintracciare non solo nei modi dell'orientamento, nelle teorie musicali, ma anche nelle visioni del mondo dei grandi poemi epici.
Gioachino Chiarini racconta i cieli del mito nella letteratura classica: un affascinante excursus sulle rappresentazioni del mondo, da Omero a Ovidio, passando per Apollonio Rodio, Eschilo, Esiodo ed Euripide. Nei 15 capitoli che compongono il volume, ognuno dei quali è dedicato a un pianeta nelle sue particolarità figurative e simboliche, colto nella sequenza seguita dai tarocchi ferraresi o dai Cieli del Paradiso dantesco (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno) il libro racconta con parole e immagini l'antichissima relazione fra mito, rappresentazione del cosmo e letteratura.

Gioachino Chiarini è professore ordinario di Letteratura latina nella Facoltà di Lettere e Filosofia, di cui è preside, dell'Università di Siena. Dirige il Centro Warburg Italia. Fra le sue principali pubblicazioni sono da ricordare: la traduzione delle Confessioni di Agostino (Milano 1992-1997); con M. Bettini, A. Fo, G. Guastella, R. Oniga, La letteratura latina. Storia letteraria e antropologia romana (Firenze1996), ora divenuta Il bosco sacro (Firenze 2005) e Cultura e letteratura a Roma (Firenze 1996). Sua la curatela delle Poesie di Catullo (Milano 1996) e Kosmos. Itinerari nell'epica classica (Milano 1998).


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Capitolo primo
Saturno al primo posto

SATURNO AL PRIMO POSTO, NELLA SCALA PLANETARIA, SI OPPONE A SATURNO ALL'ULTIMO E SIGNIFICA INIZIO - O NUOVO INIZIO. SATURNO AL PRIMO POSTO E' L'INIZIO DI UN VIAGGIO, DI UN LIBRO, DI UN PENSIERO - E' CECITA' E SPERANZA.
Questo capitolo è dedicato ad Aby Warburg.

Orientarsi in un mondo di immagini, tra le immagini del mondo
Aby Warburg, per tutta la vita, fu dominato dalle immagini – affascinato, ossessionato. Agli inizi della sua capacità di ricordare pone egli stesso le illustrazioni di una traduzione tedesca delle Petites misères de la vie coniugale di Balzac1: ad esplicare il titolo [fig. 1], un diavolo enorme munito di tetre ali puntute che artiglia e manovra compiaciuto, in una scena di lite coniugale (le "piccole miserie"), un Lui e una Lei minuscoli come burattini; poi, ancora, degli esseri umani tormentati da piccoli spiriti dispettosi, un impiccato, degli gnomi, un uomo schiacciato da una roccia, e via via cani, e uccelli, e cavallini lanciati al galoppo. Non sapendo ancora leggere, la matita graffiante del barone Albert d'Arnous lo aveva stregato per intero e ancora qualche anno dopo (1873), caduto in preda a febbri tifoidee, quel diavolo dalle puntute ali scure e i cavallini al galoppo – egli racconta – erano tornati come incubi demoniaci a perseguitarlo.
Le immagini, infatti, non sono mai veramente inerti – né, perciò, mai del tutto inermi. Per non esserne definitivamente sopraffatto, Warburg le combatté nell'unico modo che sapeva: frequentandole senza sosta e cercando di comprenderle – di dar loro un senso. L'intuizione che lo guidò nel mondo magmatico delle immagini fu che esse avevano a che fare con la perenne necessità propria dell'uomo di orientarsi nel mondo. Una necessità che lo induceva a ri-creare il mondo come mondo di immagini. La produzione e riproduzione di immagini obbediva all'esigenza di controllare la paura di un cosmo sentito come ostile e insensato: secondo il principio che si conosce di più (e meglio), e si teme di meno, soprattutto ciò che concepiamo e produciamo noi stessi.
Warburg, pertanto, fu come forzato a misurarsi – quasi suo malgrado (lui, con la sua ferrea determinazione a non farsi sedurre se non dal razionale) – sui grandi modelli dell'orientamento umano, quelli che la paura per l'ignoto universo aveva nel tempo elaborato mescolando in vario modo scienza e credulità, osservazione ragionata e superstizione, astronomia e astrologia. E all'interno di quelle visioni complessive, di quelle immagini – a volte anche solo mentali, a volte solo verbali – del Tutto, Warburg, ogni volta, fu attento a riconoscere ed evidenziare il movimento. Come si è infatti osservato e creduto per millenni, il cielo stellato si muove sostanzialmente in senso orario, i pianeti, compresi il sole e la luna, si muovono pure in senso orario, ma sia il cielo che i pianeti conoscono anche il movimento opposto, in senso antiorario, e tra cielo e terra, lungo la scala tracciata dai pianeti in movimento (e in dialogo continuo con la fissità della terra e il movimento solidale delle stelle del cielo, le costellazioni), c'è il salire e scendere degli uccelli e degli esseri divini (che per questo si pensano alati) – in modo che ogni altra ascesa e discesa – su o giù per i fianchi di un monte, o per i gradini di una scala, o da sotto a sopra una superficie d'acqua o viceversa, dentro o fuori dalle viscere della terra – ogni altra ascesa o discesa praticate su questa terra non siano altro che necessarie figure di quel peregrinare celeste, forse del resto secondo molti condiviso, e a nostra insaputa praticato (prima della nascita e dopo la morte), dall'anima stessa dell'uomo.
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