
Marzo 2003
Collana Parma e il suo territorio
Formato 16x23
Pagine 372
Prezzo di copertina euro 70,00
ISBN 88 8103 378 X
- scheda libro.pdf | Dal suo studio di Parigi Moreau de Saint-Méry, inviato nell'agosto 1800 a Parma da Napoleone con la delicata missione di convincere il duca Ferdinando di Borbone ad accettare l'annessione alla Francia, lavora freneticamente a tracciare una storia del ducato di Parma dalla metà del XVIII secolo fino al 1808. Come già aveva fatto con la Martinica, sua patria d'origine, quel colto e raffinato giurista, enciclopedico figlio del proprio tempo, dà notizia dei gusti di Ferdinando, della psicologia, degli atteggiamenti politici e sociali di quel sovrano che amava confondersi fra la folla, si dilettava a recitare in teatro, attirava la curiosità per il suo zelo religioso e l'attaccamento morboso al proprio territorio.
Ne risulta una cronistoria, finora restata manoscritta, colorata di notizie e di commenti, che viene per la prima volta interamente trascritta e pubblicata a stampa, portando alla conoscenza dei lettori una delle fonti più dense per la storia del secondo Settecento parmense.
Accanto all'accurata registrazione di eventi politici e alla descrizione delle strutture economiche e sociali del ducato, ecco spuntare accenni a personaggi famosi o persino all'apparizione di un'aurora boreale in pianura padana, annotazioni sui successi a teatro e sul funzionamento dei servizi postali; mentre l'indice analitico brulica di riferimenti ai paesi e alle località del territorio ducale.
Carla Corradi Martini, docente di francese dapprima nelle scuole secondarie e in seguito all'Università di Parma, si è
a lungo dedicata allo studio di documenti relativi alla storia di Parma nei suoi rapporti con la Francia nel periodo pre-rivoluzionario. In particolare ha consacrato numerosi lavori al reperimento e pubblicazione di manoscritti provenienti soprattutto dal fondo Moreau de Saint-Méry presso l'Archivio di Stato di Parma. |
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Premessa
L'idea di questo lavoro risale a più di quindici anni fa.
Quando ho cominciato ad occuparmi di documenti di archivio - lavoro che all'interno dell'Istituto di Lingue e Letterature Romanze dell'Università di Parma oltre me ha interessato un certo numero di colleghi - sono rimasta subito affascinata da Moreau de Saint-Méry, personaggio dallo spirito aperto, interessato a tanti argomenti e, di contro, così poco facile da decifrare.
La mia indagine è partita dall'individuazione e dalla successiva analisi di tutti gli scritti di Moreau concernenti Parma e conservati negli Archivi della città. Resami subito conto dell'impossibilità materiale di poterli trascrivere da sola per la mole di fogli di cui essi si compongono, vista anche la lettura estremamente difficile che la grafia del loro autore presentava, ho chiesto a vari studenti di collaborare al mio progetto ambizioso che puntava alla pubblicazione di queste opere.
L'adesione alla mia proposta è stata superiore alle aspettative: numerosi laureandi hanno scelto come oggetto delle loro tesi la trascrizione e lo studio di questi manoscritti e da un lavoro inizialmente secco, arido e tecnico è scaturita ben presto una collaborazione vivace e una ricerca ricca che ha spinto molti di essi ad appassionarsi non solo all'opera, ma al personaggio, tanto da diventare insostituibili sostegni del mio progetto.
Così, lavorando con loro, sono riuscita a mettere a frutto le nostre fatiche, di cui quest'edizione critica dell'Historique - Etats de Parme, uno degli scritti più significativi sulla storia di Parma in periodo borbonico, è il primo risultato.
Vorrei soprattutto qui ricordare l'apporto fondamentale di Antonio Fava, che si è dedicato con entusiasmo pionieristico a questo scritto, suggerendomi alcune soluzioni di estrema utilità, riprese e utilizzate nella stesura definitiva di questo mio lavoro.
Non posso dimenticare la spinta che all'origine mi è stata data da Carminella Biondi, allora direttrice del nostro Istituto, che mi ha avvicinato a questo tipo di lavoro stimolandomi, negli anni, a portarlo a termine.
Un altro apporto sicuramente insostituibile è stato quello di Germana Bertozzi che si è prestata al faticosissimo e ingrato compito di impostazione grafica del testo e senza la quale questo libro non avrebbe mai visto la luce.
Ringrazio altresì Anna Maria Mandich e Alba Pessini che hanno accettato con pazienza di rivedere il testo, il personale della Biblioteca Palatina nelle persone del direttore Leonardo Farinelli e di Luigi Pelizzoni e tutto il personale dell'Archivio di Stato, in particolare il direttore Marzio Dall'Acqua e Valentina Bocchi.