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DOVE L'UOMO SEPARÒ LA TERRA DALLE ACQUE
Antonio Saltini



Gennaio 2006

Collana Terracque.Padus
Formato 19x27
Pagine 160
Prezzo di copertina euro 31,50
ISBN 88 8103 433 6

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Un volume dedicato alla storia delle bonifiche avvenute in Emilia-Romagna, ad opera di lungimiranti signori prima e dei Consorzi di bonifica poi, diventa spunto per più ampie riflessioni in quanto storia del territorio e delle evoluzioni politiche e sociali che hanno caratterizzato le aree padane. L'Unione regionale delle Bonifiche dell'Emilia-Romagna (URBER) ha voluto con questa pubblicazione ricostruire, attraverso la penna di Antonio Saltini, giornalista ed esperto di storia agronomica, questo complesso, a volte assai difficile, rapporto dell'uomo con le acque: da esse trae sostentamento e da esse si deve difendere. Partendo dall'evoluzione geomorfologia del nostro territorio, si passa ai primi interventi romani, alla lotta contro le ingenti paludi medioevali e poi alle profonde trasformazioni rinascimentali avvenute per volontà di prìncipi e ad opera di sapienti tecnici e studiosi,e ancora alle grandi bonifiche ottocentesche con molti terreni convertiti all'agricoltura, fino alle importanti opere ingegneristiche novecentesche, in cui gran parte ebbe a inizio secolo la pazienza degli "scarriolanti". Un excursus variegato e completo che dà ragione delle vittorie e delle sconfitte dell'uomo nella conquista della terra alle acque, anche grazie a una lunga evoluzione meccanica, tecnica e ingegneristica dei Consorzi di Bonifica, che, con una continua azione di tutela, hanno portato a un cospicuo miglioramento della vita. Un ricco apparato iconografico, tra carte, fotografie antiche, quali veri documenti storici, e immagini attuali delle aree bonificate, accompagna la lettura.


L'autore

Antonio Saltini, è giornalista e divulgatore scientifico di letteratura agroalimentare, storico e scrittore. Frutto di queste attività sono state, fra le molte cose, le collaborazioni a «Terra e vita», il settimanale agricolo diretto da Luigi Perdisa, i quattro volumi della Storia delle scienze agrarie e il romanzo L'assedio della Mirandola. Vita, guerra e amore al tempo di Pico e di Papa Giulio.


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L'INTERVENTO UMANO NEI PROCESSI GEOLOGICI

La metamorfosi di una locuzione famosa

Una storia del territorio dell'Emilia Romagna è, necessariamente, una storia dei rapporti, nella regione, tra la terra e l'acqua, e una storia dei rapporti tra terra e acqua in un lembo della Pianura Padana è obbligo abbia inizio dalla menzione della locuzione famosa di Carlo Cattaneo, il grande economista lombardo dell'Ottocento, che definì la pianura insubre, la regione alla sinistra del Po, una "patria artificiale". Una "patria artificiale": una terra rimodellata dall'uomo, nei secoli, fino a rendere irriconoscibile l'ambiente che i primi agricoltori avevano trovato, giungendo da oriente, quale prodotto dell'azione millenaria degli elementi della natura. Una locuzione fortunata, quella di Cattaneo, che nessuna analisi del territorio padano può esimersi dal menzionare, eppure una locuzione meno scontata di quanto potrebbe apparire. Essa viene interpretata, solitamente, attribuendo all'uomo la realizzazione di una serie di opere, argini, canali, chiaviche, che dai primi canali benedettini in dieci secoli avrebbero radicalmente modificato, in forma definitiva, il territorio padano. Letta alla luce delle conoscenze più aggiornate essa ci dice, di più, che la pianura del Po e dei suoi affluenti è il terreno di un confronto permanente tra l'uomo e le forze della natura, alle quali l'uomo continua a opporsi per impedire che modifichino l'assetto che ha imposto al territorio e che continua a trasformare, per appagare le proprie esigenze, contrastando i processi naturali che lo trasformerebbero imprimendogli una conformazione radicalmente diversa da quella prodotta dall'azione umana. L'uomo non ha soggiogato, cioè, con canali e arginature, la natura, conseguendo uno scenario definitivo e immutabile, ma ha modificato, nella Pianura Padana, gli equilibri tra la terra e le acque, e continua a modificarli contrastando i fenomeni naturali che non solo cancellerebbero l'assetto che egli ha imposto al territorio, ma che protrarrebbero la propria azione imprimendogli volti sempre nuovi.






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