
Aprile 2000
Collana Biblioteca padana
Formato 13x19,5
Pagine 104
Prezzo di copertina euro 9,81
ISBN 88 8103 100 0
- scheda libro.pdf | "Turista" d'eccezione, l'inglese Dickens visita il nostro paese intorno alla metà del XIX secolo. Nei suoi taccuini di viaggio, lontani dagli stereotipi pittoreschi di analoghi scritti, il grande autore dipinge quadri vividi del microcosmo popolare dell'epoca, contrappuntati da descrizioni sarcastiche del clima politico, passi di intenso lirismo e fulminanti pennellate umoristiche. Il tutto nella cornice decadente delle città emiliano-romagnole alla vigilia dei cambiamenti epocali del 1848. Un testo poco conosciuto, ma fresco e avvincente. Un autore acuto e dalla fervida inventiva, capace di cogliere l'essenziale dello spirito dei luoghi e degli abitanti.
Charles Dickens (1812-1870) è considerato il maggior scrittore inglese di epoca vittoriana. Nella sua prolifica opera, fruita anche come narrativa per ragazzi, trovano posto alcuni capolavori della letteratura di ogni tempo, da Oliver Twist a David Capperfield, da Il Circolo Pickwick al Canto di Natale. Attento osservatore della realtà del suo tempo, lontano dagli intenti unicamente moraleggianti di altri autori coevi, ha sempre affrontato temi sociali prestando particolare attenzione alle condizioni dei ceti più poveri.
Traduzione di Pasquale Maffeo. |
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Passaporto
Se i lettori di questo volume saranno così gentili da prendere dall'autore le credenziali pei diversi luoghi che sono materia dei suoi ricordi, forse potranno nella loro immaginazione visitarli con più diletto e migliore intelligenza di quanto non debbano aspettarsi.
Sull'Italia si sono scritti molti libri. Essi offrono infinite possibilità di conoscere la storia di questo interessante paese e le tantissime memorie che vi sono associate. Ma siccome non credo che, come necessaria conseguenza dell'avervi fatto ricorso per uso personale, sia per me un obbligo riprodurne i non difficili contenuti, io faccio poco riferimento a tali fonti d'informazione.
Né si troverà qui alcune seria indagine circa il buono o il cattivo governo d'una qualsiasi parte della penisola. Nessun visitatore di questa splendida terra può mancare di farsi in merito una precisa e durevole opinione. Io decisi di astenermi dal discorrere di questioni del genere al tempo in cui mi ci trovavo da straniero, e non intendo cominciare ora l'investigazione. Nei dodici mesi della mia permanenza a Genova non trovai mai che le autorità, zelanti com'è nella natura del loro mestiere, fossero sospettose nei miei riguardi; e mi spiacerebbe dar loro motivo di dolersi della libero cortesia usata sia verso di me che verso altri miei connazionali. |