
Marzo 1999
Collana Casa d'altri
Formato 13x19,5
Pagine 240
Prezzo di copertina € 15,49
Prezzo online € 9,29
ISBN 88 8103 016 0
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Dello stesso autore:
 | Il Libro
Racconto di un lungo soggiorno in Giappone negli anni Sessanta, il libro di Bouvier resta il più bello e emozionante di quelli dedicati a questo Paese. L'autore, uno degli ultimi grandi narratori-viaggiatori nella tradizione di Michaux e Segalen, tra i più giustamente celebrati dal pubblico e dalla critica nei paesi di lingua francese e tradotto in moltissime lingue, è capace di evocare in qualunque luogo o viaggio la "polifonia del mondo", la religiosità di viversi nel mondo conciliando sacralità e umorismo. "Viaggiare non significa tornare addobbati come un albero di Natale – ha scritto Bouvier – ma spogliarsi, spogliarsi di tutto, essere come quelle saponette consumate che si trovano nelle camere dei motel o nei bordelli dei soldati" (Il pesce-scorpione, 1991).
Fotografo e cultore delle immagini, nella sua scrittura Bouvier ha il dono raro dei maestri artigiani, dell'orafo e cesellatore della parola, che sa suscitare nel lettore emozioni e visioni che lo rendono partecipe e complice. Il suono di una mano sola – uno dei koan più celebri della tradizione zen– forse può significare anche questo: scrivere, è corrispondere con una consapevolezza fatta di grazia, umiltà e silenzio, alla meraviglia del mondo.
L'Autore
Nicolas Bouvier è nato a nel 1929, a Ginevra, ed è morto nel 1998. Il suo primo libro, L'usage du monde (La polvere del mondo), pubblicato da Diabasis nel 2004, è diventato la bibbia di una generazione di scrittori di viaggio; Le poisson-scorpion, ha ottenuto il Prix de la critique. Il suono di una mano sola è stato scelto in Francia fra i dieci migliori libri del 1990. |
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I. Quaderno grigioKioto, 24 febbraio 1964
In cerca di un alloggio
Visitiamo nel tardo pomeriggio una vecchia casa signorile, funerea e bella, sperduta nel sud-est della città al di là di Uji. Anziana coppia di nobili squattrinati che affittano un'ala della loro immensa dimora. Lui: un distinto scheletro, giacca di tweed logoro su una comiciola di flanella grigia che somiglia a un camiciotto da forzato. Lei, quasi altrettanto scarna, gli occhi incavati e febbrili, il volto simile a un lembo sgualcito di carta seta infagottato nella scollatura di un kimono severo e sontuoso. Siamo seduti a gambe incrociate al centro di una stanza glaciale intorno a un braciere dove un po' di tè amaro sta in ifusione su tre tizzoni. Oltre le porte scorrevoli, un piccolo stagno e un giardino intorpidito senza neanche una foglia. Non si sa se piova o nevichi, l'unica cosa certa è che la primavera non verrà domani...La pietra, il muschio, il legno, la patina delle stuoie lustrate delle pantofole che riflettono il cielo invernale. "Mi piace sentire la voce di un bambino dentro casa", dice il vecchio rompendo un lungo silenzio cui subito ritorna, mentre le due donne - c'è anche una sorvegliante o una hiora, molto dignitosa e molto ingrata - si ichinano lentamente. Impressione di far visita a dei defunti, a degli annegati riemrse per l'occasione dal fondo del mare. |