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IL TARO E ALTRE STORIE
di Ettore Guatelli





Collana Comunità e Identità
Formato 16x23
Pagine 256
Illustrazioni 10 in b/n
Prezzo di copertina 14,00
Prezzo online € 8,40
ISBN 88 8103 420 4


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Una raccolta di scritti inediti, che l'autore stesso aveva preparato per la stampa e affidato agli amici per una valutazione, vede oggi la luce quale testimonianza di amore per la vita, nei suoi molteplici aspetti, di un Ettore Guatelli scrittore
e museografo.
Un museo e una scrittura che per Guatelli devono innanzitutto "servire", per meglio capire se stessi e gli altri, e in modo particolare quel mondo della quotidianità che difficilmente ha voce, in un continuo impeto di ricerca per non dimenticare.
Da alcuni fogli volanti, stesi a mano o battuti a macchina, elaborati su pagine di quaderno, agende, diari, sono stati sapientemente scelti e filologicamente curati da Eugenio Testa e Pietro Clemente alcuni racconti per far conoscere la "visione del mondo" dell'ideatore del museo di Ozzano Taro con l'obiettivo, attraverso la sua opera di scrittura, di stimolare nuovi incontri e nuovi dialoghi, come lui in vita fece con chi accettava di condividere le sue curiosità umane, esistenziali, intellettuali.
Una breve testimonianza fotografica dà voce a questo vissuto intenso, ricco di ricerca, di esperienza, di incontri e di umanità.

Ettore Guatelli (Ozzano Taro 1921 - Collecchio 2000), antifascista, in età giovanile svolse diversi lavori, come radiotecnico presso una bottega di Parma, come impiegato presso la ditta Carlo Erba di Ozzano Taro (PR), poi come maestro presso la scuola elementare di Gaiano (PR).
Sul finire della guerra conobbe Attilio Bertolucci che divenne una figura importante nella sua formazione.
Trascorse poi alcuni anni sul Lago Maggiore e iniziò a commerciare residuati bellici che gli consentirono di mantenersi.
Negli anni Cinquanta partecipò alla vita politica locale e molti intellettuali incominciarono a frequentare casa Guatelli attratti dalla vita, dalle intuizioni e dalla raccolta del Maestro.
Tra il 1951 e il 1971, anni in cui dirigeva le colonie di Bedonia e Tarsogno, cominciò a frequentare i raccoglitori
dell'Appennino Parmense.
A metà degli anni Settanta, studiosi, artisti ed esperti cominciarono a interessarsi alla raccolta e all'opera documentaria,
narrativa e museografica di Guatelli.



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