
Giugno 2000
Collana Biblioteca Padana
Formato 13x19,5
Pagine 160
Prezzo di copertina € 10,33
Prezzo online € 6,20
ISBN 88 8103 186 8
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| Ambientato negli anni Venti tra Bologna e Sasso Marconi, il romanzo racconta la storia di Ines, innamorata del figlio del suo datore di lavoro e dell'estate che trascorre sull'Appennino, in attesa del grande evento: la serata danzante in una balera sulle rive del torrente. Attorno si intrecciano diverse storie, in un mosaico di situazioni che viene lentamente a costruire un quadro d'insieme magico e malinconico e che si trovano tutte a confluire e ad avere il loro esito nell'attesa serata.
L'Appennino bolognese, l'attenzione a un passato sospeso, arcaico nei luoghi e nei comportamenti, ma caricato della magia del ricordo, le esperienze veramente vissute e saporosamente tramandate, sono gli elementi - costanti nella produzione del regista bolognese - che caratterizzano anche quest'opera, scritta a due mani con il fratello Antonio. Un testo vivo, pieno di momenti fantastici e surreali che arricchiscono una storia semplice, eppure mai scontata o banale. Dal romanzo, nato con commozione dai ricordi della madre Ines, recentemente scomparsa, è tratta la sceneggiatura del film omonimo.
Giuseppe Avati, in arte Pupi, nasce a Bologna nel 1938. Dopo studi di scienze politiche e lavori occasionali (musicista jazz, venditore di surgelati, giornalista), approda al cinema con Balsamus. L'uomo di Satana (1968). Si fa conoscere dal grande pubblico con il televisivo Jazz Band (1978). Da Una gita scolsatica (1983) a Festa di laurea (1984), da Storia di regazzi e di ragazze (1989) a La via degli angeli (1999), il suo è un cinema di bruciante levità. Lo popola una umanità intensa e variegata che investe commoventi fantasticherie nelle proprie storie restandone quasi sempre fatalmente delusa negli esiti.
Il fratello Antonio scrive e firma con lui le sceneggiature. |
LEGGI LA PRIMA PAGINA
Il giorno in cui i morti ci ascoltano
Nello Apicella si incamminò lungo il sentiero, dietro il pesce. Era un uomo sulla cinquantina, con un naso che andava da tutte le parti e due occhi di un'espressività senza eguali.
Raggiunse il campo d'erba medica ch'era traversato dai pali di legno del telegrafo.
Si sedette nell'erba alta che quasi lo nascondeva.
Si asciugò il sudore guardandosi attorno, per essere sicuro di essere solo.
- Gino... - chiamò verso l'alto.
Ma non ebbe risposta alcuna.
C'era il silenzio grande che fa la campagna quando tutto sembra morto.
- Gino... - ripetè con più voce.
Fu a quel punto che qualcosa vibrò lassù, nella fine dei pali, nei fili, negli isolanti di ceramica e, nel contempo, nell'erba alta, comparve l'incerta figura di un adolescente che pareva fissarlo.
Apicella sorrise rassicurato:
- Sai cos'ho trovato?...indovina?
Taceva. Scuoteva il capo come sentisse le risposte che gli pervenivano e che erano solo ronzio.
- No...no...ti aiuto...il mare...il babbo...te lo ricorderai...quando ci portarono?
Apicella rideva, gli occhi gonfi di lagrime:
- No...non le racchette...no...ti ricordi le conchiglie...quella del mare Adriatico e quella del Tirreno? sì...quelle - e rideva da solo, come un pazzo, fino alla commozione - la mamma le aveva messe via, nascoste, in una scatola...e incartate nella carta velina...con i nostri due nomi su ogni involto.
Ancora ronzio.
- No...la mia era quella del Tirreno... - obiettava.
- Sicuro? Allora è come dici tu...
L'adolescente era ancora là, nell'erba folta.
- La mia quella dell'Adriatico e la tua quella del Tirreno...
Poi tacque all'improvviso e i suoi occhi grandi si empirono di bellissime lagrime.
- La mia quella dell'Adriatico e la tua quella del Tirreno... - ripetè fra sé.
Il silenzio era ovunque. Il ronzio svanito. Il grande campo d'erba vuoto di ogni presenza.