
Luglio 2006
Collana Parma e il suo territorio
Formato 16x23
Pagine 548
160 fra immagini e documenti
Prezzo di copertina euro 40,50
ISBN 88 8103 434 4
- scheda libro.pdf | L'emigrazione indagata a partire da un luogo, un paese da cui molte vite si sono dipanate. Storie, e famiglie che si sono inventate, in giro per il mondo, i mestieri più disparati: gelatai, circensi, arrotini, musicanti... Nei venti capitoli che compongono il volume, il quinto della collana «Parma e il suo territorio», Corrado Truffelli traccia una storia dell'emigrazione nell'Appennino piacentino-parmense, dal Trecento al Novecento, dalla Val Trebbia alle Americhe. Una ricerca storico-antropologica durata molti anni, che ha dato il frutto di una documentazione scritta e iconografica di grandissimo interesse e curiosità: dalle foto dei gelatai in Germania all'inizio del secolo, agli "orsanti" che portavano, dall'Appennino parmense in tutto il mondo spettacoli di orsi, appunto, di scimmie, di animali esotici... Una narrazione corredata di dati e date, mai noiosa.
Gli autori
Giuliano Mortali, ricercatore e collezionista di memorie locali, ha pubblicato libri ed articoli sui cognomi delle Alte Valli del Taro e del Ceno, su aspetti e figure dell'emigrazione oltre che raccolte iconografiche sull'evoluzione del territorio.
Corrado Truffelli, già docente di Geografia economica all'Università di Parma, ha pubblicato, tra l'altro, studi sull'Appennino parmense e sulla storia locale dell'Alta Valle del Taro. |
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Capitolo primo
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De non eundo ad habitandum extra terras dominorum suorum."
I recenti studi sui movimenti migratori hanno progressivamente posto in luce come si tratti di un fenomeno che se – per l'Italia – ha toccato il suo apice nel secolo seguito all'Unità del Paese, ha tuttavia origini assai più remote. Qui basti accennare alle ricerche di Borislaw Geremek che ha descritto i drammi dei poveri e dei marginali tra medioevo ed età moderna: masse di affamati, spinti verso i centri urbani da campagne incapaci di dare loro anche il minimo sostentamento; mendicanti raminghi, scacciati dall'indifferenza e dal sospetto della gente, vagabondi emarginati su strade sempre più lontane da normali rapporti umani. Per quanto concerne, più da vicino, l'Appennino piacentino-parmense, alcuni documenti ci suggeriscono di pensarne i processi migratori come fenomeno di lunghissimo periodo. Carmen Artocchini ha pubblicato gli «Statuti di Cariseto», norme dettate dai marchesi Malaspina per i loro feudi della Val Trebbia, risalenti – così si ritiene – al secolo XIV; in essi è compresa una norma «
De non eundo ad habitandum extra terras dominorum suorum» in cui si stabilisce che a coloro i quali, entro tre mesi dalla requisizione dei beni abbandonati non ritornino ad essi, «
eius bona et possessiones publicentur et publicata et apperta et ipso iure recassa sint», norma che costituisce una grave ritorsione e un pesante deterrente verso coloro che emigravano o intendevano emigrare. Una
investitura del 1464, relativa alla villa di Alpe di Compiano, ci mostra un esempio di emigrazione del XV secolo; una precedente
investitura era stata rogata in Compiano,
ad bancum juris, il 4 agosto 1428; il podestà Giovanni
de Mussis, per delega di Manfredo, Conte di Venàfro e Compiano, aveva concesso in fitto perpetuo il territorio di Alpe a cinque famiglie di quel paese; tuttavia, qualcosa, in quell'investitura, non aveva funzionato se, trentasei anni dopo, un altro Manfredo Landi,
il Postumo, figlio del precedente, dovette procedere ad effettuarne un'altra che fu rogata il 9 gennaio 1464
in Roca Complani; per i contraenti era presente un Manfredo il cui padre, Antonio figlio del fu Zerbino, era stato uno dei contraenti della precedente investitura, il quale contrasse per sé, per il padre Antonio e, in loro nome e vece, per un gruppo di persone «assenti da queste parti perché abitanti
marcha Januae [nel Genovese], a condizione che questi ritornino ad abitare ad Alpe», in caso diverso, infatti, «non avranno alcun diritto in questa investitura».