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IL RETABLILLO DI DON CRISTOBAL
di Federico Garcia Lorca





Febbraio 2003

Collana Il Castello di Atlante
Formato 13x21
Pagine 64
Prezzo di copertina 11,50
Prezzo online € 6,90
ISBN 88 8103 389 5



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Aver scelto un adattamento specifico del "Retablillo di Don Cristobal" - il copione di scena di Buenos Aires - contiene il palese invito a leggere e interpretare il teatro di burattini di Lorca come un testo non completamente codificato. La sua struttura doveva permettere, infatti, alcune variazioni determinate dalla circostanza rappresentativa singola, dal paese, dalla serata particolare, dall'intervento dell'autore invece che di un attore, e così via. Del resto l'assenza di un testo sicuro di riferimento ha consigliato di scegliere, al di là delle ragioni insite nel teatro popolare di burattini, una copia di scena realmente realizzata. La rappresentazione ebbe luogo a Buenos Aires nel 1934, e coincise con il saluto e il ringraziamento di Lorca agli amici argentini. Queste stesse motivazioni hanno consigliato il tipo di traduzione: funzionale a una messa in scena liberata dai condizionamenti feticistici che un nome come quello di Lorca consiglia, ma non sempre, necessariamente, dovrebbe imporre. La mancanza di una traduzione moderna, poi, è stata la molla di questa "avventura" tra due ispanisti e una casa editrice attenta ai fattori linguistici e culturali, alle realtà reginali e al dialetto, che qui si è voluto privilegiare.

Federico Garcia Lorca nasce a Fuentevaqueros, vicino a Granada nel 1898. E' considerato il più popolare poeta di lingua spagnola e uno dei principali rappresentanti del teatro moderno. La raccolta di liriche di tema andaluso, Romancero gitano (1928), incontra i favori della critica e lo rende figura preminente fra il gruppo di poeti noto come Generazione del '27. Nel 1931 riceve dal nuovo governo repubblicano l'incarico di organizzare un gruppo teatrale itinerante, La Barraca. Nel 1936, allo scoppio della guerra civile spagnola García Lorca è arrestato a Granada dai nazionalisti, che lo fucilano a Viznar senza processo. Tra le sue opere di poesia, Canciones (1921-24), Romancero gitano (1924-27), Poema del cante jondo (1921-22), Oda a Walt Whitman, Llanto por Ignacio Sánchez Mejías, Seis poemas galegos, Primeras canciones (1922), Poeta en Nueva York (1929-30). Per il teatro El paseo de Buster Keaton, La doncella, el marinero y el estudiante, Mariana Pineda, El publico, Bodas de sangre, Yerma, Anaconda, Así que pasen cinco años, Retablillo de don Cristóbal, La zapatera prodigiosa, Dona Rosita la Soltera o el lenguaje de las flores.

Elena Carpi, nata a Parma nel 1957, vive a Pisa dal 1975. Ricercatore di Lingua e Traduzione spagnola presso l'Università di Pisa, si occupa di linguistica computazionale e si dedica allo studio del linguaggio informatico ede economico nello spagnolo attuale. Ha al suo attivo traduzioni di autori moderni e contemporanei quali José Augustin Goytisolo (Final de un Adios, Liviana, 1988), Octavio Paz (Apparenza nuda, SE, 1990), Ramon Gomez de la Serna (Seni, SE, 1991), José Ortega y Gasset (La scelta in amore, SE, 1993), Santiago Grimani (I corridoi della memoria, Sellerio, 1996).

Francesco Guazzelli è nato a Roma nel 1942. Ordinario di Letteratura spagnola dal 1980, ha firmato insieme a Guido Mancini, Alessandro Martinengo e Carmelo Samonà la Letteratura Spagnola dei secoli d'oro della Sansoni-Accademia, oggi Rizzoli-BUR. Ha scritto saggi sulla Celestina, sul Quijote, sul Settecento, per poi immergersi completamente nella letteratura contemporanea. La generazione del '27 e del '98 sono stati i suoi maggiori campi di interesse e Alberti, Salinas, Diego, Lorca, Machado, Cansinos-Assens gli autori più studiati. Con Machado Soledades, 1902 ha ottenuto nel 1997 il Premio della Fondazione Marazza per la miglior traduzione poetica. Con il romanzo La rondine di Rodin ha vinto, nel 1998, il Premio Speciale della Giuria del Premio Letterario di Pisa.


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CRISTOFORO
Signore e signori: non è questa la prima volta che io, don Cristoforo, la marionetta ubriaca che impalma donna Rosina, passo dalla mano di Federico Garcia Lorca al palcoscenico del teatrino dove son sempre vivo e mai non muoio. La prima volta accadde nella casa dello stesso poeta - te ne ricordi, Federico? - Fu durante una primavera granadina. Il salotto di casa tua era pieno di bimbi che dicevano: "I pupazzi sono di tenera carne, e allora come mai restano così piccoli, perché non crescono?" Lì, il grande Manuel de Falla suonava il poano e, sempre lì, fu suonata per la prima volta in Spagna la Storia di un soldato di Stravinsky. Ricordo ancora la faccia sorridente dei ragazzini che vendevano giornali per strada, e che il poeta fece salire su, frammista ai boccoli e alle facce infiocchettate dei bambini ricchi.
Oggi mi affaccio su Buenos Aires per lavorare davanti a voi e ringraziarvi per l'attenzione che avete prestato al poeta e a Manolo Fontanals. A me non piace lavorare in teatri come questi: sono troppo sboccato. Qui regnano i sipari dipinti e la luna del teatro sensoriale, e io ho lavorato sempre tra i giunchi acquatici delle notti estive andaluse, contornato da fanciulle sempliciotte, pronte ad arrossire per un nulla, e da giovani pastori, che hanno le barbe appuntite come le foglie del leccio.


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