
Aprile 2005
Collana Dal porto al mondo
Formato 16x23
Pagine 264
Illustrazioni 17 fotografie in b/n
Prezzo di copertina euro 16,00
ISBN 88 8103 319 4
- scheda libro.pdf | Sull'Oceano, è la narrazione di un viaggio da Genova a Buenos Aires, passando per Montevideo, straordinaria epopea di una nave e del suo carico di uomini, avventurieri, disperati...
Il libro uscì in prima edizione nel 1889. Ne seguì un immediato successo che moltiplicò le vendite e permise una pubblicazione di lusso, illustrata, l'anno successivo. Con le sue dieci edizioni in due settimane e le sue recensioni eccellenti, il libro costituì uno dei primi "casi letterari" dell'editoria di casa nostra. Questa è l'unica edizione, controllata sul manoscritto e controllata sulla base dell'Archivio De Amicis.
Edmondo De Amicis (1846-1908) ufficiale all'Accademia militare di Modena, dopo la partecipazione alla battaglia di Custoza scelse la via del giornalismo turistico, da cui i volumi Spagna (1873), Olanda e Ricordi di Londra (1874), Marocco (1876), Costantinopoli e Ricordi di Parigi (1879). L'adesione dell'autore al partito socialista italiano segnò una svolta nella sua produzione, già preannunciata dalle tematiche affrontate in Cuore (1886) e Sull'Oceano. Icona dell'intellettuale postunitario criticato e dissacrato dalla critica letteraria degli anni Sessanta (Eco, Arbasino) De Amicis è stato riscoperto da Calvino con il racconto dimenticato Amore e ginnastica (1971).
Giorgio Bertone insegna Letteratura Italiana all'Università di Genova. Ha pubblicato testi e studi critici di vari autori dell'Otto-Novecento, si è occupato dei rapporti tra parola e paesaggio a partire dal saggio Paesaggio e letteratura, in: Storia d'Italia, La Liguria (1994); e poi con il volume Lo sguardo escluso. L'idea di paesaggio nella letteratura occidentale (2000), premio Grinzane Cavour- Hanbury; infine con Letteratura e paesaggio. Liguri e no: Montale, Caproni, Calvino, Ortese, Biamonti, Primo Levi, Yehoshua (2001). |
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L'imbarco degli emigranti
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il Galileo1, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra. Delle povere donne che avevano un bambino da ciascuna mano, reggevano i loro grossi fagotti coi denti; delle vecchie contadine in zoccoli, alzando la gonnella per non inciampare nell
e traversine del ponte, mostravano le gambe nude e stecchite; molti erano scalzi, e portavan le scarpe appese al collo. Di tratto in tratto passavano tra quella miseria signori vestiti di spolverine eleganti, preti, signore con grandi cappelli piumati, che tenevano in mano o un cagnolino, o una cappelliera, o un fascio di romanzi francesi illustrati, dell'antica edizione Lévy. Poi, improvvisamente, la processione umana era interrotta, e veniva avanti sotto una tempesta di legnate e di bestemmie un branco di bovi e di montoni, i quali, arrivati a bordo, sviandosi di qua o di là, e spaventandosi, confondevano i muggiti e i belati coi nitriti dei cavalli di prua, con le grida dei marinai e dei facchini, con lo strepito assordante della grù a vapore, che sollevava per aria mucchi di bauli e di casse. Dopo di che la sfilata degli emigranti ricominciava: visi e vestiti d'ogni parte d'Italia, robusti lavoratori dagli occhi tristi, vecchi cenciosi e sporchi, donne gravide, ragazze allegre, giovanotti brilli, villa
ni in maniche di camicia, e ragazzi dietro ragazzi, che, messo appena il piede in coperta in mezzo a quella confusione di passeggieri, di camerieri, d'ufficiali, d'impiegati della Società e di guardie di dogana, rimanevano attoniti, o si smarrivano come in una piazza affollata. Due ore dopo che era cominciato l'imbarco, il grande piroscafo, sempre immobile, come un cetaceo enorme che addentasse la riva, succhiava ancora sangue italiano. |