
Settembre 2006
Collana Il Castello di Atlante
Formato 13x21
Pagine 240
Prezzo di copertina: 16,00 euro
ISBN 88 8103 444 1
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| C'è chi la chiama sociologia della letteratura, ma è critica letteraria applicata, senza sconti o compiacimenti di mestiere. Il lettore vi troverà una ricca panoramica della narrativa italiana recente e recentissima: da Testori a Busi, da Parise a Satta a Lalla Romano a Tadini; comprendendo Benni, Gasperini, Tamaro, Fallaci, Baricco. In un momento in cui è facile dare la critica per morta, o agonizzante, Pischedda con questo libro sembra rilanciare. E per formazione, per storia personale, non smette di riflettere su una modernità di massa che insieme toglie e dà; che include più che omologare, e che tutti quanti ci accoglie, i volenti e i nolenti più arrabbiati.
Indice
Giudizi sommari: 1 Un pubblico per Fortini; 2 Testori o la cognizione del
male; 3 Notizie dalla cometa Parise; 4 Le agende di Satta; 5 Sciascia:
quando il giardino diventa un deserto; 6 La prosa inventata di Lalla Romano;
7 Sulle strade di Rosetta Loy; 8 L'autobiografia secondo Philippe Lejeune
9. Rileggendo Vittorini; 10 Volponi e Leonetti: un dialogo in inverno; 11
Alberto Mondadori, lettere di una vita; 12 Ferretti e l'editore reale
Giudizi di merito: 13 Vittorini: premesse di una polemica; 14 L'oscuro
fuoco di Fenoglio; 15 Sciascia neorealista; 16 L'opera totale di Emilio
Tadini; 17 Busi, l'eros e il pathos; 18 Il genere "Pasolini"; 19 Rapsodia
dell'inetto contemporaneo.
Giudizi d'intrattenimento: 20 I sentimenti giovani di Brunella Gasperini;
21 La narrativa ingorda di Stefano Benni; 22 Delitti in terza pagina; 23
Best seller Party 1999 (L'altro canone).
Giudizi a procedere: 24 Nella pienezza del postmoderno; 25 Narrare immagini.
L'autore
Bruno Pischedda è saggista e narratore. Tra i suoi studi ricordiamo Come leggere Il nome della rosa di Umberto Eco (1994) e Due modernità. Le pagine culturali dell'Unità: 1945-1956 (1995). Nel 1996 ha suscitato un intenso dibattito giornalistico il suo romanzo Com'è grande la città, a cui ha fatto seguito nel 2003 Carùga blues. Del 2004 è il saggio La grande sera del mondo. Romanzi apocalittici nell'Italia del benessere. |
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Memento di un giocatore di flipper
Si entra in letteratura come si entra in religione: così scriveva agli inizi del Novecento un dandy malaticcio che aveva familiarità con il sughero e con le tecniche di isolamento acustico. Per un animo schivo e bisognoso di conferme la frase può suonare assoluta, lapidaria, persino tonica nel suo indirizzo essenzialistico. Ma cosa ne viene quando si esordisce scavezzacolli, malandri di scarso sugo e nulla scienza, e poi ci si trova agiati, professionisti, estranei al mondo delle case a riscatto e delle boscaglie di provincia per via di una cultura (molto saltuariamente) acquisita?
Tante cose possono venirne, tranne l'amnesia delle origini e l'infatuazione per un umanesimo imperituro. Il privilegio di cui si compiace il letterato parvenu appare fuori luogo in rapporto alla nuova conformazione di Parnaso. E più dei meriti o dei casi personali si considerano i processi collettivi che hanno favorito una simile traiettoria; si valuta il loro decorso recente, osservando quanto e se continuano a offrire ad altri le medesime opportunità. Insomma non ci si ritira in convento, a parlare di essenze e di valori messi a rischio dal prevalere delle moltitudini: si fa un'analisi politica della situazione. Quindi si restringe il campo, si convocano al tavolo da lavoro le figure che in tutto ciò hanno avuto un ruolo cardinale, le si ringrazia di cuore, e si resta pensosi, per una ventura allora imprevista e ancora oggi problematica.
Non sono nato borghese. E neanche piccolo borghese. Non avevo pianoforti a mezza coda, in salotto, e non avevo litografie o scaffali colmi di opere a cui attingere secondo un'abitudine trasmessa. Il cinema era quello domenicale dell'oratorio, tumultuante, sorvegliato. E a casa, sotto il televisore Marelli a sedici pollici, si accumulava qualche fascicolo dei
Maestri del colore, Goya, Rubens, Botticelli, che sbirciavo e tornavo a sbirciare di nascosto per motivi non propriamente estetici (puramente estetici, kantianamente estetici). I libri allineati su un tavolinetto a parete, di proprietà di mio padre, erano cinque:
Il nuovissimo Melzi, un dizionario enciclopedico che qualcuno ci aveva proposto a domicilio,
L'ipnotismo in pratica, recante in copertina un profilo stilizzato tale e quale a Hitchcock nei cortometraggi degli anni Sessanta,
I funghi, un manuale fotografico per evitare gli avvelenamenti,
Napoleone chi sei?, omaggio in tela blu agli abbonati di una rivista, forse «Epoca», e Grandi vite, grandi imprese, buono per le ricerche scolastiche. Solo poi vennero gli Oscar e i Pocket, comprati all'edicola del paese da mia sorella a trecentocinquanta lire cadauno.
La chiave di Tanizaki,
Bonjour tristesse della Sagan,
I peccati di Peyton Place di Grace Metalious, che finirono per travolgermi in senso etico e ormonale.