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1782. STUDI DI ITALIANISTICA
di William Spaggiari



Marzo 2004

Collana Il Castello di Atlante
Formato 16x23
Pagine 288
Prezzo di copertina euro 21,50
ISBN 88 8103 282 1

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L'anno 1782 segna un momento decisivo nella storia della cultura europea e italiana fra secolo dei Lumi e Restaurazione: terminata oltre l'oceano la guerra d'Indipendenza, in Europa, a Vienna, Pio VI si incontra con Giuseppe II, Imperator Optimus, campione delle riforme illuminate. Anche Pietro Metastasio assiste all'evento: le sue Opere allora appena stampate insieme alle Rime ufficiali dei Poeti d'Arcadia sono i monumenti alla gloria di un secolo ormai esaurito. In dieci saggi, dedicati ad altrettanti protagonisti maggiori e minori della cultura europea fra Sette e Ottocento – poligrafi, viaggiatori, esuli – ordinati e raccolti intorno al 1782 come un momento cruciale della cultura italiana, fino alla frammentazione e alle spinte centrifughe del periodo romantico, William Spaggiari esercita il suo rigoroso e fine lavoro di italianista.

William Spaggiari insegna Letteratura italiana all'Università di Parma. I suoi saggi critici, per lo più relativi a questioni di storia letteraria del Sette e Ottocento, sono raccolti in numerosi volumi. Ha curato edizioni dei carteggi di Giambattista Venturi (1984), di Antonio Panizzi (1981 e 1998) e degli scritti di Francesco Algarotti (Viaggi di Russia, 1991; Saggio sopra la pittura, 2000), Pietro Borsieri (Avventure letterarie di un giorno, 1986), Giacomo Leopardi (Lettere agli amici di Toscana, 1990), Pietro Giordani (Il peccato impossibile, 2002).


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Premessa
Raccolgo in questa sede, ampiamente rivisti e aggiornati, dieci contributi su vari apsetti di storia della cultura tra Sette e Ottocento, e su poligrafi, viaggiatori, esuli studiati anche in rapporto ai riscontri europei della loro opera e della loro vicenda biografica, da Pietroburgo alle estreme propoaggini lusitane. Muovendo dal rilievo del "genio muliebre" in Arcadia e dal primo affiorare di una vocazione cosmopolita alla metà del Settecento (l'arduo distacco del moralista Baretti dalla scuola bernesca, le eleganti utopie del newtoniano Algarotti, l'erudizione sovranazionale del teatino Paciaudi), il percorso di queste ricerche intende verificare la progressiva perdita di centralità della cultura italiana, mettendo a fuoco alcuni episodi salienti tra età dei Lumi e Restaurazione, fino alla frammentazione ed alle spinte centrifughe del periodo romantico.
Un momento decisivo della svolta è fissato al 1782, quando la scomparsa di Metastasio, ultimo poeta d'Italia in Europa, coincideva col fallimento del tentativo di Pio VI di porre un freno al giurisdizionalismo di Giuseppe II, che nell'autunno 1781 aveva abolito la servitù della gleba nei domini ereditari e dichiarato la tolleranza religiosa e la libertà di stampa in tutti i territori dell'impero.
I due avvenimenti erano strettamente legati, poichè fu proprio per assistere al passaggio del corteo pontificio in quella gelida primavera viennese che Metastasio si era preso il malanno che in pochi giorni l'avrebbe condotto a morte. Costituivano un ideale corollario del mutamento in corso la sontuosa stampa definitiva delle Opere del signor abate Pietro Metastasio, promossa a Parigi da Giuseppe Pezzana nel 1780-1782, e quella, non meno solenne, dell'ultimo volume di Rime ufficiali dei poeti d'Arcadia, che nel 1781 chiudeva a Roma una consuetudine avviata dal Crescimbeni molti decenni prima, e fin dall'inizio illustrata dallo stesso Metastasio. Quelle due raccolte erano i monumenti alla gloria di un secolo; nella provincia settentrionale, poi, fra la Lombardia asburgica e i ducati padani, si andava allora esaurendo la moda delle sillogi di rime d'occasione, giocose e burlesche, e si consolidavano per contro le nuove modalità didascaliche e filosofiche di una moderna poesia in versi sciolti.
Che quella fosse epoca di cambiamenti lo confermavano poi, nei giorni del mesto ritorno di Pio VI, e proprio a Roma, Alfieri con la stesura del Saul (e la recita dell'Antigone) e Alessandro Verri con la stampa delle Avventure di Saffo; poco prima, a Milano, il fratello Pietro aveva licenziato la più ampia versione del saggio Dell'indole del piacere e del dolore, all'inetrno di un percorso intellettuale coerente con le premesse del sensismo.


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